Israele: governo di tutti per chiudere l’era Netanyahu

Israele: governo di tutti per chiudere l’era Netanyahu

03 Giugno 2021 0 Di Rebecca Gnignati

Israele, nasce la grande alleanza di destre, sinistre e partito arabo: se avrà il voto della Knesset sarebbe la fine di Netanyahu, forse l’unico obbiettivo collante del nuovo governo.

Israele, staffetta Lapid – Bennet: così sinistre e destre provano a formare il nuovo governo

Yair Lapid, il leader del partito di centrosinistra Yesh Atid, ha annunciato ieri sera d’essere riuscito a trovare un’intesa con Naftali Bennet, leader dell’ultra conservatore Yamina, per formare un governo. L’accordo prevede una rotazione alla guida del governo dei due leader, che si trovano ai due opposti dello spettro politico israeliano. Il primo ad assumere la carica di premier dovrebbe essere Bennett, mentre Lapid dovrebbe diventare ministro degli Esteri, per poi diventare primo ministro nell’estate 2023. 

La mossa, arrivata due ore prima della fine del mandato di esplorazione di Lapid, metterebbe fine al limbo elettorale in Israele, dove si é votato quattro volte in due anni senza risultato, nonché al “regno” di Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano da oltre dodici anni.

I cittadini dello Stato Ebraico terranno il fiato sospeso fino a mercoledì prossimo, quando la proposta di governo sarà presentata al Knesset, il Parlamento con sede a Gerusalemme, e votata. 

Ma una prima idea sulla tenuta della nuova maggioranza e del nuovo governo si potrebbe avere già lunedì, quando la neonata coalizione tenterà di rimpiazzare il presidente del Knesset, attualmente Yariv Levin del Likud, il partito di Netanyahu, con Mickey Levy di Yesh Atid

Anche gli arabi nella coalizione che punta a spodestare Netanyahu

Il nuovo governo, che conterebbe ben otto partiti, abbracciando l’intero spettro politico israeliano, sarebbe inoltre il primo a comprendere un partito arabo islamista, Raam.

Senza il partito guidato da Abbas, la neonata coalizione non potrebbe neppure sperare di ottenere la fiducia parlamentare. Eppure i dubbi restano, e sono alimentati anche dai recenti episodi di violenza tra ebrei e musulmani nelle principali città miste israeliane durante l’ultimo confronto tra Gaza ed Israele.

Netanyahu ha già sottolineato il rischio d’inserire Raam nella coalizione di governo, ed ha definito la nuova coalizione “la truffa del secolo”.

D’altro canto, egli stesso é sotto processo per frode, abuso di fiducia e corruzione, accuse che secondo alcuni gli sarebbero costate il sostegno di Bennet.

A detta di Bibi, la nuova coalizione rappresenterebbe “un pericolo per la sicurezza d’Israele” e i componenti dei partiti di destra della coalizione avrebbero il dovere di votarle contro, sulle basi della coerenza elettorale.

Secondo Jeremy Bowen, esperto di Medio Oriente della BBC, “nessun avversario politico di Netanyahu può razionalmente sottostimare la sua tenacia, efferatezza ed assoluta determinazione a non cedere il suo posto. Fino a quando un nuovo governo non sarà investito, farà tutto ciò che é in suo potere affinché non accada”.

Otto partiti uniti (solo) per chiudere la carriera di Bibi

Tutti gli occhi sono quindi puntati sul Knesset, la cui composizione attuale sembrerebbe indicare una maggioranza leggerissima per la neonata coalizione di governo (61 seggi su 120). Ecco le forze dell’alleanza:

  • Yesh Atid, centro sinistra, leader: Yair Lapid, (17 seggi)
  • Blue and White, centro, leader: Benny Gantz (8 seggi)
  • Yisrael Beiteinu, destra nazionalista, leader: Avigdor Lieberman (7 seggi)
  • Labour, sinistra, leader: Merav Michaeli (7 seggi)
  • Yamina, destra ultranazionalista,  leader: Naftali Bennett (6 seggi)
  • New Hope, centro destra,  leader: Gideon Sa’ar (6 seggi)
  • Meretz, sinistra, leader: Nitzan Horowitz (6 seggi)
  • United Arab List, islamista, leader: Mansour Abbas (4 seggi)

Oltre a dare ampio margine di manipolazione a Netanyahu sia prima che dopo l’ipotetico incarico di governo, questa fragilissima e variatissima maggioranza sembra avere un’altra pecca, ovvero non avere altro obbiettivo oltre alla disfatta di Bibi.

Infatti, in politica estera le forze che compongono l’alleanza sono estremamente discordanti – Bennet é un ex rappresentante di coloni israeliani in Cisgiordania che rifiuta ogni tipo di Stato Palestinese, mentre Lapid sostiene la soluzione dei due stati. 

La recente guerra con Gaza ha ricordato agli Israeliani l‘urgenza della questione Palestinese e l’ha riportata nell’agenda politica del Paese. Un governo nato senza le capacità di trovare un consenso interno né su come risolvere né su come gestire la questione sembra non avere lunga vita, seppure mettere un termine all’era di Bibi possa essere considerato una missione sufficiente per formare un governo.