Istruzione: i compiti con l’IA e la garanzia della giusta valutazione per tutti

Istruzione: i compiti con l’IA e la garanzia della giusta valutazione per tutti

04 Marzo 2026 Off Di Serena Inchingolo

Nel dibattito sull’IA e la scuola si parla prevalentemente degli studenti che svolgono i loro compiti con l’Intelligenza Artificiale ma si parla molto meno degli insegnanti e la loro difficoltà per capire quanta IA c’è nel singolo compito. Un recente studio di Noplagio.it su oltre 200 mila documenti accademici mostra un cambiamento ormai strutturale nella scrittura universitaria: quasi il 20% degli elaborati include lunghi passaggi generati dall’IA e, solo nella prima metà del 2025, quasi un documento su due presenta almeno un segmento prodotto da sistemi generativi.

L’uso dell’intelligenza artificiale non è più un’eccezione, ma una pratica diffusa. In questo scenario, gli insegnanti hanno bisogno di strumenti adeguati per valutare in modo equo e trasparente il lavoro degli studenti. Se cambia il modo di fare i compiti come possono adeguarsi gli insegnanti ? Molti attivano a proprie spese strumenti in grado di identificare i testi scritti con l’IA, altri invece si basano sulle proprie capacità di riconoscimento di testi artificiali. Quest’ultimo aspetto diventa sempre meno preciso per via di un’IA generativa sempre più indistinguibile. Il rischio è avere dei giudizi difformi dalla reale preparazione dello studente.

Scenari possili

Si aprono scenari che prevedono un’evoluzione : se cambia il modo di fare i compiti, deve cambiare anche il modo di valutare gli stessi elaborati. Noplagio.it piattaforma internazionale specializzata nella prevenzione del plagio e nel Rilevamento dei contenuti dell’IA ha deciso di dare l’accesso gratuito ai servizi di rilevamento dell’IA e del plagio solo a docenti certificati. L’iniziativa affronta una sfida persistente nell’istruzione che a quanto pare non riguarda solo l’Italia – budget istituzionali limitati per gli strumenti di supporto al lavoro dei docenti. Sulla piattaforma, che oggi conta oltre 7 milioni di utenti nel mondo, molti professori pagano di tasca propria i servizi di rilevamento del plagio. Il risultato ? Valutazioni non uniformi e disparità tra gli studenti.

“Abbiamo parlato con molti insegnanti che vorrebbero mantenere standard elevati nella qualità del loro lavoro accademico, ma non hanno accesso agli strumenti necessari per farlo in modo efficace, – spiega Nazim Tchagapsov, CEO di Noplagio.it – . Oggi molti docenti si trovano davanti a una scelta scomoda: pagare di tasca propria strumenti che garantiscono l’integrità del lavoro degli studenti oppure rinunciare ai controlli. Questa situazione non ci è sembrata equa, né per gli insegnanti né per gli studenti. Per questo abbiamo voluto offrire una soluzione concreta che colmi questa lacuna e che restituisca fiducia nelle valutazioni: eque, difendibili e supportate da dati oggettivi”.

La piattaforma noplagio.it

Sulla piattaforma il docente si  registra (https://my.noplagio.it/signup), ottiene l’accesso immediato e completo ai controlli illimitati dei documenti premium.  A questo punto avviene la verifica del testo potenzialmente plagiato su un database di oltre 500 milioni di articoli scientifici e pagine web, viene effettuato il riconoscimento di testi generati da IA e si può rilevare il plagio segnalando similarità e fonti originali anche quando il contenuto è stato tradotto da/in oltre 50 lingue.

Gli insegnanti valutano il processo avuto con l’IA

Alternativa possibile per una valutazione più equa è un’ammissione spontanea al docente da parte dello studente dell’uso dell’IA. Il professore dal canto suo non valuta l’output del compito ma il ragionamento che c’è dietro, valutare i prompt che lo studente ha usato per arrivare a quel risultato finale. Una valutazione che verifica quanto lo studente abbia delegato allo strumento e qual è stata la sua capacità critica nei confronti dell’IA. Questo implica un cambio di postura educativa, prima ancora che tecnologica. Significa spostare il baricentro dalla prestazione al processo, dall’elaborato finito alla qualità del pensiero che lo ha generato.

Perché se l’Intelligenza Artificiale può scrivere un testo formalmente corretto, non può sostituire la capacità di argomentare, di scegliere, di mettere in discussione una risposta. È lì che si misura l’apprendimento reale. Accettare questa prospettiva non vuol dire abbassare l’asticella, ma alzarla: chiedere agli studenti non solo cosa producono, ma come ci arrivano. Ed è proprio in questo “come” che la scuola può ritrovare il suo ruolo più autentico.

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