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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Italia fuori dall’Europa per la qualità dell’aria

Italia fuori dall’Europa per la qualità dell’aria

31 Agosto 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Diciassette società scientifiche e associazioni mediche italiane hanno inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo di recepire entro i termini previsti la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria ambiente e di non ricorrere alle possibilità di deroga previste.

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La Direttiva 2024/2881 dovrà essere recepita entro l’11 dicembre prossimo e introduce valori limite più rigorosi per i principali inquinanti atmosferici, avvicinando progressivamente gli standard europei alle indicazioni dell’OMS. Per l’Italia è un’occasione straordinaria di forza politica e legislativa sugli effetti delle emissioni inquinanti. Se ce ne fosse ancora bisogno, l’estate 2026 – tra le più calde di sempre- ha messo a nudo la vulnerabilità fisica di milioni di persone.

Per le organizzazioni firmatarie si tratta di una questione di salute pubblica e di prevenzione non più rinviabile. Il  contesto evidentemente è favorevole, anche se la via delle decisioni politiche è sempre la più accidentata. Non si scherza. L’inquinamento atmosferico rappresenta il principale rischio ambientale per la salute in Europa, con oltre 300 mila decessi attribuibili ogni anno. L’Italia è tra i Paesi maggiormente colpiti da questa morìa silenziosa con una stima di circa 70 mila morti l’anno attribuibili tutti all’esposizione all’inquinamento atmosferico.

 ISDE ” Il rinvio prolunga l’esposizione a rischi evitabili “

«La nuova direttiva europea rappresenta un passaggio fondamentale per la tutela della salute pubblica. Chiedere deroghe o rinviare il raggiungimento dei nuovi standard significherebbe prolungare l’esposizione di milioni di persone a un fattore di rischio che sappiamo essere prevenibile”, spiega  Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente. ” I dati scientifici sono ormai inequivocabili: l’inquinamento atmosferico contribuisce allo sviluppo e all’aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e oncologiche e colpisce in modo particolare bambini, anziani e persone con patologie croniche”.

Non c’è altra strada che ridurre al più presto le concentrazioni degli inquinanti. Sul piano generale, questo, non è  soltanto un obiettivo ambientale, ma una delle più importanti azioni di prevenzione da mettere in campo. I ritardi sull’applicazione della direttiva significano aumento di patologie , costi sanitari, peso economico, disuguaglianze.

Ci sono iniziative su cui spingere  ? ” Si – rispoende Romizi- con il progetto ‘Cambiamo aria’ stiamo seguendo ciò che accade nelle città italiane e i dati mostrano quanto lavoro resti ancora da fare. Per questo chiediamo al Governo di recepire pienamente la direttiva europea, senza deroghe, e di accompagnarla con politiche coerenti e risorse adeguate. Ogni anno guadagnato nel miglioramento della qualità dell’aria significa malattie e morti premature evitate”.

A sostegno della richiesta dei medici ambientali sul territorio ci sono i dati delle centraline ARPA che segnano miglioramenti della qualità dell’aria, ma fino a un certo punto. Il ritmo della riduzione dell’inquinamento non è ancora sufficiente per raggiungere i valori previsti dalla normativa europea. E si  ritorna, così, al punto di partenza : politiche più incisive e senza divisioni ideologiche.

Cambiamo aria nelle città

“Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia,  Kyoto Club e Clean Cities Campaign, controlla l’andamento dell’inquinamento atmosferico nelle principali città italiane. Dati impressionanti nei primi sei mesi del 2026, con molte città che hanno ragggiunto le soglie massime di riferimento annuali in pochi giorni.

Le 17 organizzazioni che hanno firmato l’appello sono anche preoccupate per alcune iniziative che aggravano la situazione: l riduzione delle risorse per il miglioramento della qualità dell’aria nella Pianura Padana, per esempio. Non è concepibile che in una delle aree europee più colpite dall’inquinamento atmosferico, lo Stato riduca la spesa, ma è avvenuto.

Le possibilità di proroga previste dalla Direttiva Ue; insomma, vanno escluse all’origine, perchè – si legge nell’appello- “l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio evitabile ed è un dovere primario dello Stato abbatterlo tutelando la salute”. C’era bisogno di scriverlo ? Forse si.

 

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