Italia nel Mediterraneo, questione di dignità nazionale

Italia nel Mediterraneo, questione di dignità nazionale

14 Ottobre 2020 0 Di Corrado Corradi

Le minacce turche all’Eni e il sequestro dei pescherecci in Libia sono minacce, per l’Italia nel Mediterraneo è ormai una questione di dignità.

Turchia e Libia, per l’Italia è questione di dignità

Abbiamo una Marina Militare che é una delle più performanti tra quelle che incrociano nel Mediterraneo.

Abbiamo Forze Speciali d’Assalto efficaci e fresche di esperienze operative di Unconventional Military Operations in Iraq e Afghanistan.

Eppure:

  • le navi di Erdogan spadroneggiano indisturbate nel Mediterraneo minacciando l’Eni e i nostri interessi energetici;
  • un Generale, inefficiente e traditore quale Khalifa Aftar, ci sequestra un peschereccio e per rilasciare barca ed equipaggio reclama la liberazione di quattro scafisti condannati con sentenza già passata in giudicato dalla magistratura italiana.

E l’Italia che fa? Nicchia, tace, fa finta di nulla lasciando da intendere che sta lavorando sotto sotto.

Stipuleremo agreement favorevoli al fratellino musulmano Erdogan?

Sganceremo soldi a Aftar promettendogli anche che i suoi 4 scafisti verranno rilasciati appena le luci della ribalta saranno spente?

Non é questione di realpolitik, e meno ancora é questione di «stiamo tranquilli, teniamo un profilo basso perché la diplomazia sta lavorando i fianchi di Erdogan e i Servizi quelli di Aftar»…

No! Niente di tutto questo, sia perché a Erdogan della nostra diplomazia non gliene frega sostanzialmente nulla, sia perché i nostri Servizi, seppur molto efficienti soprattutto in Libia, necessitano di tempo per ridurre a più miti consigli quel pirla di generalotto, pedina di altri.

No! Niente di tutto questo perché ora é solo una questione di dignità.

Se un despota ottomano imperversa per il Mediterraneo per dimostrare che lui lì è ormai il padrone e solo una nave greca gli tiene testa inanellando manovre da speronamento contro una nave militare turca troppo… disinvolta, e se solo il presidente francese Macron invia naviglio da guerra per contrastare la flotta del ras ottomano, più che mai urla l’assenza dell’Italia che in quel mare, più di tutti, é immersa per geografia e per storia.

Se un capetto libico si permette di sequestrare un nostro peschereccio con 12 nostri marinai e l’Italia, disponendo delle migliori tra le forze forze speciali del mondo, non va a riprenderseli con un colpo di mano e poi, non paga, a futuro monito, non lascia alcune navi della sua flotta ad incrociare al largo delle coste libiche dove quel capetto ha il suo quartier generale, significa dire al mondo intero che l’Italia, nel Mediterraneo, non c’é più, si é «svampata» come direbbe un noto comico di Zelig… il palcoscenico più adatto alla nostra classe dirigente.

E purtroppo penso che sia proprio così; la vicenda che vede quel personaggio da operetta che è Aftar imporci quel baratto: «i vostri 12 pescatori contro i miei 4 scafisti» e la conseguente reazione infingarda del nostro governicchio, anch’esso da operetta, sta proprio a significare che chiunque, financo gli scafisti possono metterci impunemente in scacco…

Sappiano i nostri infingardi governanti, che una volta palesata la propensione a calar le braghe, dopo sarà un continuum.