Gli italiani e le tasse:quella sui rifiuti cambierà. Con calma, però
28 Luglio 2025L’ARERA ha preparato i primi documenti per una riforma delle tariffe per sviluppare l’economia circolare in un settore da sempre critico. Abbiamo letto lo studio del Laboratorio REF che hanno esaminato i documenti. Cosa va bene e cosa no.
Tra le cartelle di riscossione meno amate dagli italiani ci sono sicuramente quelle sui rifiuti. Periodicamente le associazioni dei consumatori contestato le aziende per calcoli errati e altri disservizi. A Roma a inizio anno, l’AMA ha inviato 140 mila cartelle di recupero dell’evasione di utenze non pagate. Sei mesi dopo ricorsi e contestazioni fanno ancora il giro degli uffici. C’è chi non ha pagato, ma coloro che hanno pagato non sono propriamente laudatores dell’Amministrazione di Roberto Gualtieri per come i rifiuti vengono trattati e la pulizia della città. Diciamo anche che la tassa sui rifiuti è mediamente percepita come un fastidioso tributo per un servizio non adeguato. Spesso è la ragione per la quale la cartella non viene pagata: una protesta silenziosa. A gestire il sistema delle tariffe c’è comunque l’ARERA, l’Autorità dello Stato che sovrintende su tutto ciò che riguarda energia, acqua e rifiuti. Non sappiamo se il fastidio nazionale cosi diffuso ha spinto l’ARERA medesima a rivedere la disciplina di quanto e come si paga. Di fatto è avvenuto. E come, come da prassi, sono stati emessi i primi documenti per rivedere il sistema.
Un sistema fermo da 25 anni
Il nuovo metodo dovrebbe entrare pienamente in vigore nel 2028, per far fare un passo avanti all’Italia sulla strada dell’economia circolare.Nel frattempo tre ricercatori del Labratorio Ref Ricerche – Francesca Bellaera, Donato Berardi e Michele Tettamanzi – hanno studiato i documenti dell’Autorità in modo approfondito. Sono partiti da un dato oggettivo: venticinque anni di immobilismo normativo ed eterogeneità gestionale in tutta Italia. Un tempo lunghissimo con disservizi e contestazioni che ora sembrano aprire a una potenziale svolta. A una riforma che ha l’obiettivo di introdurre criteri tariffari comuni, trasparenti e coerenti su scala nazionale. Superare l’attuale frammentazione; garantire maggiore equità, corrispettività e sostenibilità, attraversando sindaci e amministrazioni comunali di ogni colore. “ Si tratta di una riforma che affronta con decisione le distorsioni storiche del sistema e che si propone di razionalizzare la distribuzione dei costi tra le utenze, valorizzare, laddove disponibili, la misurazione dei conferimenti e favorire l’evoluzione verso un’economia più circolare ”dicono i ricercatori. Una proposta che contiene una parola magica: “pentanomia”, ovvero tariffe basate su cinque componenti essenziali: decoro urbano, accesso al servizio, raccolta differenziata, trattamento e recupero, trattamento e smaltimento. Gli italiani sarebbero felici di vedersi recapitare a casa cartelle elaborate secondi criteri come questi che migliorerebbero i luoghi nei quali vivono.
Nuove tariffe
“L’articolazione più dettagliata delle tariffe permette non solo una maggiore trasparenza, ma anche una migliore trasmissione di segnali di prezzo, utili a orientare le scelte dei cittadini e delle amministrazioni ”spiegano Bellaera, Berardi e Tettamanzi. Può diventare un possibile antidoto contro fenomeni di opposizione a nuovi impianti di trattamento dei rifiuti (sindrome NIMBY). I costi dovrebbero essere suddivisi tra utenze domestiche e non domestiche, con una ripartizione più precisa rispetto a oggi . L’impianto generale della riforma appare solido e di valore ma ci sono criticità da affrontare per quanto riguarda l’uso della superficie su cui calcolare la tariffa o la componente “accesso al servizio”. In particolare è questa che, se continuerà a essere ripartita solo in base alla numerosità dell’utenza, “rischia di non riflettere adeguatamente i benefici ottenuti: grandi esercizi commerciali sarebbero trattati allo stesso modo delle piccole attività economiche, pur avendo esigenze e impatti molto differenti”. Insomma, attenzione a non creare nuove disparità tra cittadini e imprese. D’altra parte bisogna migliorare anche la disaggregazione dei rifiuti per carta, plastica, organico, vetro, magari applicando tariffe differenti per frazione di rifiuto.
Investimenti e comunicazione
Le nuove regole entreranno in vigore nel biennio 2026-2027e poi definitivamente nel 2028. Tre anni ancora in cui ci aspettiamo di tutto prima di vedere in campo strumenti concreti per modernizzare il sistema, responsabilizzare gli utenti e avvicinare l’Italia agli obiettivi europei di economia circolare. Ma “perché la riforma abbia successo, sarà fondamentale investire nella capacità tecnica delle amministrazioni, nella disponibilità dei dati e in una comunicazione chiara con i cittadini “aggiungono i ricercatori. L’attenzione dei cittadini paganti è alta, in special modo perché la qualità del servizio non sempre è coerente con gli intenti degli amministratori. Per loro è passata anche la fase in cui lamentavano la mancanza di risorse economiche per gestire la raccolta rifiuti. La stragrande maggioranza dei sindaci è ambientalista e tiene al decoro della propria città. Ma spesso sono sconnessi. Lo studio dice che la tariffa non è solo uno strumento contabile, ma anche un potente veicolo educativo. Occhio ai maestri, allora. “Se ben costruita e ben spiegata,( la tariffa) può accompagnare la ari transizione verso una gestione dei rifiuti più giusta, sostenibile e condivisa”. Certo, i misteri producono diffidenza e rigetto.



