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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Italiani in lista d’attesa per la salute. Perchè due milioni di visite non vengono effettuate ?

Italiani in lista d’attesa per la salute. Perchè due milioni di visite non vengono effettuate ?

30 Maggio 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Sono circa due milioni le visite mediche e gli esami diagnostici non effettuati entro i tempi previsti dal Servizio sanitario nazionale nei primi quattro mesi dell’anno. L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha presentato i dati fino ad aprile confermando lo stato di disagio per le diagnosi per milioni di persone. I numeri segnano un quadro allarmante, nonstante qualche lieve, circoscritto, miglioramento rispetto al 2024 e al 2025.Qualcosa di buono dovrebbe arrivare dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa in preparazione. La piattaforma sarà in aggiornamento continuo e secondo il ministro della Salute Orazio Schillaci, segna “un passaggio storico e un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento”. Presto per dire che davvero sarà così. Il ministro prende alla larga il problema delle liste d’attesa ? C’è un rimpallo tra governo e regioni ? Le opposizioni ne hanno fatto il principale cavallo di battaglia contro il governo. Ci sono governatori del centrodestra che hanno protestato contro Giorgia Meloni e Schillaci per non aver stanziato risorse adeguate nell’ultima legge di bilancio. Ci sono Regioni come la Campania da dieci anni amministrate dal centrosinistra con liste d’attesa fino a due anni. Gli italiani sperano che non sia una battaglia a due facce.

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  65 milioni di richieste

Le prestazioni monitorate dall’Agenzia comprendono 65 milioni di prenotazioni tra strutture pubbliche e private accreditate.1,2 milioni di visite specialistiche e quasi 700 mila esami diagnostici non sono stati  eseguiti entro i limiti  di tempo indicati dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta di richieste di TAC, risonanze magnetiche ed ecografie. I numeri dell’inefficienza sono alti ma l’Agenzia ha comunicato che 16 regioni su 21 registrano risultati positivi per le visite specialistiche e 15 su 21 per gli esami diagnostici. Quali sono le regioni dove le cose vanno meglio ? Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Tutte al Nord. Al Sud , la Puglia evidenzia segnali di miglioramento, pur restando sotto la media nazionale. Abruzzo, Provincia autonoma di Trento, Sicilia e Valle d’Aosta  peggiorano in entrambe le categorie.

La salute gestita dai privati

Tra le crticità che emergono dai dati dell’Agenas c’è l’appropriatezza delle prescrizioni. In Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia, per esempio, spesso è utilizzato il codice di priorità “non urgente” per le prime visite. Sono valori da approfondire data la chiara incoerenza con la natura di una prima visita specialistica. Altra criticità la cosiddetta dispersione delle ricette. Solo il 50% delle prescrizioni per prime visite e il 54% di quelle per esami diagnostici  diventano prestazioni erogate. Ciò significa che circa una ricetta su due non trova seguito nel sistema pubblico e intraprende il percorso privato. Il governo viene criticato per non riuscire a frenare un emorragia di 7 miliardi di euro verso le strutture private. Non è tempo di crociate vero le strutture messe su da imrenditori che hanno capito meglio dello Stato dove stavamo andando. Ma l’esborso economico deve allarmare – dice la Fondazione Gimbe di Nino Cartabellotta – “considerato che in sette anni, la spesa per la sanità privata è aumentata del 137%.

Le liste d’attesa influiscono sulla prevenzione e sull’efficacia delle cure, sull’intero ecosistema. Posono trovare una risposta nel rilancio della sanità territoriale e in una diversa gestione della spesa nelle mani dei governatori. Che dovrebbero prendere i dati dell’Agenas come il drappo per un contrattacco. Potere a parte.

 

 

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