Kong: Skull Island, il ritorno del dio solitario

Kong: Skull Island, il ritorno del dio solitario

25 Novembre 2016 0 Di Emilia Parisi

Kong: Skull Island: il reboot di King Kong diretto da Jordan Vogt-Roberts e interpretato da Tom Hiddleston e Brie Larson. Al cinema dal 10 Marzo 2017.

Kong: Skull Island, l’isola del Teschio

Il dio solitario dell’Isola del Teschio è tornato. La saga cinematografica di King Kong risorge con Kong: Skull Island (qui il sito ufficiale), reboot diretto dal cineasta statunitense Jordan Vogt-Roberts (The Kings of Summer, 2013) e prodotto dalla Warner Bros.

Nel cast Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, Jason Mitchell, Corey Hawkins, Toby Kebbel, John Goodman, John C. Reilly, Thomas Mann, Shea Wigham, Will Brittain, John Ortiz e Terry Notary. La sceneggiatura è firmata da Max Borenstein, Derek Connolly, John Gatins e Dan Gilroy; la fotografia è di Larry Fong, mentre le musiche sono di Henry Jackman. 

In Kong: Skull Island un gruppo di esploratori si avventura nelle profondità di un’isola sperduta nel Sud del Pacifico. Infido ed estremamente affascinante, il luogo esotico nasconde svariati ostacoli e pericoli: indigeni selvaggi, lucertole giganti antichissime chiamate “striscia teschi” e il bestione Kong, un gorilla alto 31 metri, adorato dagli autoctoni come un vero e proprio dio.

Kong: Skull Island, tra tradizione e modernità

La pellicola, ambientata negli anni Settanta durante la Guerra del Vietnam, si allontana dal remake del 2005 di Peter Jackson (ambientato negli anni Trenta) e si avvicina al remake del 1976 diretto da John Guillermin. Per quanto riguarda il bestione, invece, Vogt-Roberts ha dichiarato di essersi ispirato alla creatura bipede della versione del 1933 diretta da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack.

Un dio cupo e solitario, in grado di camminare su due zampe, che si aggira per l’isola del Teschio, al contrario del gorilla antropomorfo e anatomicamente corretto che si sposta a quattro zampe. Vogt-Roberts ha voluto rendere omaggio ai Kong del passato e, nel contempo, fare qualcosa di completamente diverso:

«Voglio raccontare quello che succede alle persone quando affrontano nuovamente i miti e le leggende, e vengono reinseriti nella catena alimentare. King Kong è mitologia moderna. Le principali storie di King Kong, negli anni, sono state dei remake della fiaba della Bella e la Bestia. Ecco, questo film non lo è. È fondamentalmente qualcosa di nuovo, una storia che contiene i miti di questo mondo e un nuovo immaginario, nuove idee».

A differenza dei classici monster movies, gli spettatori non dovranno attendere la fine del film per vedere il gorilla gigante in azione. Infatti, sarà giocata una carta completamente diversa, parola di Vogt-Roberts. Sicuramente non la stessa dell’ultimo Godzilla diretto da Gareth Edwards nel 2014, celebre Kaijū del cinema giapponese, destinato a incrociarsi con il dio solitario in un futuro Godzilla vs. Kong (previsto per il 2020).