La babele delle Fake news

La babele delle Fake news

13 Maggio 2017 0 Di Rita Dietrich

Fake news: un falso allarme o un vero pericolo nell’era dei social per disorientare gli utenti? L’influenza delle bufale nel mondo della politica.

Cosa sono le Fake News

Informazioni errate diffuse con dolo, per satira, o semplicemente per incuria, post verità, notizie smentite che però soddisfano una parte dell’opinione pubblica, notizie verosimili, dove la verità dei fatti è sapientemente mischiata a commenti del tutto opinabili ma difficili da distinguere. Insomma nel mondo delle fake news c’è veramente tutto.

Come agenti inquinanti si intrufolano nel flusso costante di notizie senza risparmiare nessun mezzo di comunicazione: dai media accreditati ai post di Facebook, dai blog ai link di twitter.

Un fenomeno a livello globale al quale è stato dedicato anche un giorno dell’anno, Internazional Fact-Checking Day, la cui prima ricorrenza è stata lo scorso 2 aprile.

Un fenomeno dagli antichi retaggi

In realtà le fake news sono sempre esistite. Anche in tempi passati, come dimostra lo studioso Robert Darnton, direttore della Biblioteca Universitaria di Harvard, è esistito chi metteva in giro voci inesatte, episodi mai accaduti, commenti screditanti.

Non si trattava di semplici pettegolezzi di popolo, ma notizie messe in circolo con la precisa intenzione di danneggiare personaggi famosi, imperatori, papi, re e regine.

Fra gli autori vi è stato anche Pietro Aretino, con alcuni sonetti esposti come “pasquinate” sul famoso busto di piazza Navona a Roma.

In Francia nel XVII° secolo venivano chiamate “Canard” e distribuite fra le strade di Parigi. Facile bersaglio di questi falsi fu successivamente anche la Regina Maria Antonietta.

A Londra nel XVIII° secolo invasero anche le pagine delle gazzette.

Quanto queste notizie poi influenzarono effettivamente la storia non è dato saperlo, ma di certo furono strumenti utilizzati da abili mani per indirizzare l’opinione pubblica verso una precisa strada.

Molti di questi antenati delle fake news avevano le stesse caratteristiche di oggi, ovvero infervorare il popolo su tesi già ampiamente condivise sfruttando la sua facile indignazione.

Le bufale di oggi

Non si può parlare di fake news senza ricordare quella che si può ritenere la madre delle bufale moderne, ovvero la notizia con tanto di fotografie satellitari degli arsenali di armi di distruzione di massa di Saddam, mostrate dal segretario di Stato Colin Powell alle Nazioni Unite nel 2003.

Il dossier che girò il mondo era stato costruito quindi ad opera d’arte come poi dimostrò il rapporto di John Chilcot, presidente della commissione d’inchiesta britannica richiesta nel 2009 dal premier Gordon Brown.

Arrivando a tempi più recenti, l’argomento viene rilanciato come dibattito mondiale grazie ad episodi accaduti nell’ultimo anno. Questa volta le clamorose manipolazioni vengono effettuate soprattutto grazie ad internet.

Si tratta dei fantomatici risparmi di 350 milioni di sterline per influenzare gli Inglesi ad uscire dall’Unione Europea, e delle elezioni americane vinte da Trump.

In quest’ultimo caso ad essere incriminato è il social network per eccellenza, Facebook.

Dopo le elezioni, infatti si è scoperto che un gruppo di ragazzi macedoni per guadagnare soldi aveva intasato la rete di bufale con siti creati apposta per screditare gli avversari di Trump.

Questi siti venivano condivisi su Facebook diventando particolarmente virali.

Non mancano neanche esempi nostrani, fra gli ultimi gli inesistenti scontri avvenuti a Bari in occasione del G7 dei ministri delle Finanze di qualche giorno fa.

La Polizia postale ha pertanto accertato che le foto erano relative ad altri scontri avvenuti in altre città durante manifestazioni passate.

Facebook e Google ricorrono ai ripari contro le Fake News

facebook contro fakes

Facebookk contro i fakes

E’ la prima volta che Facebook affronta l’argomento così apertamente. Tanto da stilare un rapporto di circa 25 pagine, Information Operations and Facebook, interamente dedicato a come questo social è stato utilizzato per la creazione di profili falsi e la diffusione di bufale.

Nonostante si specifichi che per quanto riguarda le elezioni americane il volume di queste azioni sia stato “statisticamente molto piccolo rispetto al coinvolgimento generale nei confronti di questioni politiche”, Facebook durante le ultime elezioni in Francia ha chiuso più di 30 mila profili falsi.

Fino ad oggi il colosso statunitense si era dichiarato non responsabile di ciò che accadeva nella sua rete, rimandando ogni colpa ai singoli iscritti e a come utilizzano il mezzo.

Questo rapporto invece spiega come la società di Mark Zuckerberg, intenda intensificare gli accertamenti attraverso segnalazioni ed algoritmi, preservando gli account regolari e la correttezza dei dibattiti.

Intanto, come precauzione, la Germania, che affronterà le elezioni presidenziali il prossimo autunno, ha già dichiarato di varare una severa normativa che preveda sanzioni fino a 50 milioni di euro ai social che non provvedono al controllo e alla rimozione di fake news.

Tale notizie, se da una parte rassicura l’internauta onesto in cerca solo di informazioni veritiere, dall’altra però fa intravedere il rischio che si possa arrivare ad un qualsiasi tipo di censura per eccessiva prudenza.

Anche Google rilancia la lotta contro le bufale mettendo mano ai suoi algoritmi. La prima funzione coinvolgerà il completamento automatico delle ricerche, che vaglierà maggiormente i risultati, il secondo riguarda gli “snippet”, le brevi descrizioni che estrapolano contenuti direttamente dai siti. Inoltre introdurrà un’etichetta “fact check” dove verranno pubblicati i giudizi prodotti dai siti incaricati di controllare la veridicità della notizia. Questi siti saranno pubblici in appositi link.

In ultimo sarà dato ancora più risalto al fattore autorevolezza dal quale dipenderà il sistema di posizionamento della pagina del sito. In questo modo i siti più scadenti saranno ulteriormente retrocessi nelle serp (pagine visualizzate). In passato il problema era stato evidenziato come alla ricerca di alcune parole chiave in relazione all’Olocausto, apparissero in prima linea dei siti negazionisti.

Se da una parte Google intensifica la lotta contro le fake News, dall’altra però ha commissionato all’Università del Michigan una ricerca sul rapporto fra internauti europei e la politica attraverso il web. Lo studio ha sollevato non poche polemiche.

Da questa analisi, come evidenziato dallo stralcio riportato in questo link, risulta che l’Italia è fra i paesi dove i volumi di utilizzo dei motori ricerca è più elevato, sebbene l’argomento politica venga più seguito attraverso la tv. Solo il 20% degli utenti italiani però usa verificare le notizie apprese. Tuttavia il dato è superiore a tutti gli altri paesi, che si aggirano intorno al 15%.

Per questo motivo anche in Italia sono sorti gruppi di Fact checking, e l’Osservatorio Giovani-editori è uno di questi. Il suo compito è quello di verificare le notizie con particolare attenzione proprio ai più giovani, che costituiscono gli utenti maggiormente esposti alle bufale.