La città che vorremmo e il rigassificatore ad Agrigento
02 Agosto 2026Riceviamo e pubblichiamo

Si è recentemente tenuto ad Agrigento un convegno dal titolo “La città che vorremmo”. Un’occasione importante per riflettere sul futuro della città, sulla sua identità, sullo sviluppo, sulla cultura e persino sulla sostenibilità.
Eppure, nel corso del dibattito è mancato il tema più importante, quello che più di ogni altro interroga il futuro di Agrigento: il progetto del rigassificatore che alcuni continuano a voler collocare a ridosso della Valle dei Templi e della città.
Un’assenza che colpisce.
È come se esistesse una legge non scritta secondo la quale ad Agrigento si possa discutere di tutto, tranne che del rigassificatore. Come se proprio la questione destinata a incidere maggiormente sul territorio, sul paesaggio, sulla sicurezza, sull’economia e sull’immagine internazionale della città dovesse restare fuori dal confronto pubblico.
Eppure non si tratta di un tema marginale. È, probabilmente, la più grande questione di politica territoriale che Agrigento affronta da oltre vent’anni.
Il silenzio diventa allora esso stesso un fatto politico. Si resta immobili, spettatori di un copione già scritto, quasi che tutto sia inevitabile e che il destino della città sia già stato deciso altrove.
Ma c’è un dettaglio che continua a sfuggire a questa narrazione. Quel copione è stato incrinato dal Movimento per la Sostenibilità, dalle associazioni e da tanti cittadini che hanno scelto di non rassegnarsi, sostituendosi spesso a una politica incapace di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e di difesa dell’interesse pubblico.
Per qualcuno sono stati dipinti come visionari, come irriducibili, come i piccoli Davide che pretendono di sfidare il potente Golia.
La storia, però, insegna che molte grandi battaglie civili sono nate proprio dalla determinazione di minoranze che hanno avuto il coraggio di mettere in discussione ciò che sembrava intoccabile.
In una città normale, una vicenda che si trascina da oltre vent’anni, caratterizzata da ricorsi amministrativi, procedimenti giudiziari, autorizzazioni contestate, interrogativi ambientali e paesaggistici, sarebbe quotidianamente al centro del dibattito pubblico. Sarebbe l’alfa e l’omega della discussione politica.
Ad Agrigento, invece, sembra prevalere una sorta di rimozione collettiva. Ed è proprio questo il dato più preoccupante. Perché una comunità che rinuncia a discutere delle proprie scelte strategiche finisce inevitabilmente per subirle.
Sostenibilità e transizione ecologica
La sostenibilità non è uno slogan da convegno.Non è un argomento da evocare soltanto quando si parla di raccolta differenziata, piste ciclabili o transizione ecologica.
Sostenibilità significa soprattutto decidere quale modello di sviluppo consegnare alle future generazioni. Significa scegliere se la Valle dei Templi debba continuare a rappresentare il cuore identitario di Agrigento o diventare il fondale scenografico di infrastrutture incompatibili con il suo valore universale.
Per questo oggi la vera domanda non è se il rigassificatore si farà o meno.La domanda è un’altra.
Come è possibile che la politica, le istituzioni e una parte del mondo culturale continuino a tacere davanti a una questione di tale portata?
Perché il silenzio, quando riguarda il destino di una comunità, non è mai neutrale. E una città che smette di interrogarsi sul proprio futuro rischia, lentamente, di rinunciare anche alla propria libertà.
Alessio Lattuca, Presidente Movimento per la Sostenibilità


