“La City di Londra piace alla finanza post Brexit”

“La City di Londra piace alla finanza post Brexit”

06 Aprile 2021 0 Di Rebecca Faioni

La Brexit non scalfisce la City di Londra, che sopravvive all’Accordo di Recesso e attira altre 1500 compagnie finanziarie. Lo rivela lo studio di Bovill.

La City di Londra resterà il centro preferito dalla finanza, che all’Europa piaccia o meno

La City di Londra rimarrà uno dei principali centri globali per i servizi finanziari, e oltre 1500 compagnie finanziarie europee ne sono consapevoli. E lo prova il fatto che, a Brexit conclusa, più di 1500 compagnie con sede UE hanno fatto domanda per potersi stabilire nel Regno Unito e aprire nuovi uffici in UK.

A rivelarlo è il documento rilasciato da Bovill, la società di consulenza per i servizi finanziari di Londra. Si tratta di una indagine di Bovill riguardo alla libertà di informazione, anche chiamata FOI – “Freedom of Information”. E quel che emerge è che i numeri emersi dal documento rendono chiaro secondo Mike Johnson, consulente gestionale presso Bovill, che “Londra rimarrà un punto chiave per la finanza internazionale”.

City di Londra (Copyright: Rebecca Faioni / IN24)

Il no all’equivalenza di Bruxelles non turba Londra. Il Regno è destinato a regnare, almeno in finanza, e il governo inglese lo sa

E quindi proprio quando si temeva il peggio per lo storico centro bancario londinese, che dalla City di Londra si è esteso a est negli ultimi anni verso il più moderno quartiere di Canary Wharf, ecco il fulmine a ciel sereno. Sì, l’Europa aveva tentato di temporeggiare rispetto alla concessione di un’equivalenza “permanente” ai servizi finanziari britannici, tentando così di attirare a sé i capitali generati dal mondo della finanza.

Eppure, nonostante in lizza ci siano ancora Parigi, Francoforte, e soprattutto Amsterdam per quanto riguarda il settore del trading, Londra sembra che continuerà ad attirare i banchieri e gli uomini d’affari dell’Europa e del mondo.

E quindi è anche un po’ per questo che nell’Accordo di Recesso si parla poco del settore finanziario. Johnson e il governo inglese non si sono “dimenticati” di inserire il settore finanziario negli accordi per la Brexit, anzi.

Consapevoli della propria forza nel settore, sembra che nemmeno ne abbiano bisogno di discuterne più di tanto. Nemmeno se il contesto è quello della Brexit, che sembra non danneggerà Londra e la sua City che non dorme mai.

A raccontarci meglio perché la Brexit sembra non fare un baffo alla finanza londinese, e non sconvolge più di tanto gli equilibri della City, è proprio Bovill. E infatti in seguito alla pubblicazione del documento, abbiamo intervistato Ed O’Bree, partner della compagnia e responsabile dei team per i fondi e mercati prudenziali e finanziari.

Ed O'Bree, partner di Bovill (Copyright: Bovill).

Ed O’Bree, partner di Bovill (Copyright: Bovill).

Nonostante la Brexit, molte compagnie finanziarie europee hanno deciso di spostarsi verso Londra. Qual è il motivo di questa tendenza quasi contro corrente, tenendo conto che molte delle grandi banche a inizio anno si erano al contrario trasferite dal Regno Unito in UE?

“L’Unione ha concesso solo un’equivalenza di tipo temporaneo – chiamato TPR, e cioè “Regime Di Permesso Temporaneo” – e questa è la ragione per cui molte compagnie europee stanno pensando di spostarsi in Regno Unito. Proprio perché non è stata garantita un’equivalenza permanente, sono consapevoli che rischierebbero di non poter operare in UK. Ma il Regno Unito è l’unico centro finanziario europeo rinomato a livello globale, ed è quindi naturale che le compagnie che hanno sede nell’UE vogliano continuare a fare business con la Gran Bretagna”.

Si può dire che quindi le compagnie europee sono state in un certo qual modo anche loro sfavorite. In che modo esattamente hanno pagato il prezzo della Brexit e delle decisioni prese da Bruxelles?

“Il fatto è che l’Unione Europea aveva concesso solamente un’equivalenza “temporanea” ai servizi finanziari inglesi, danneggiando però così allo stesso tempo anche le compagnie europee che fornivano servizi di tipo finanziario in Regno Unito. Queste compagnie prima della Brexit beneficiavano dei diritti concessi dal “passaporto finanziario europeo”, che permetteva lo scambio di servizi finanziari tra i Paesi membri. Dopo la Brexit invece questo diritto è stato tolto, e le compagnie europee ne hanno evidentemente risentito”.

Quali sono gli ostacoli che potrebbero incontrare le compagnie finanziarie che hanno fatto richiesta per spostarsi dall’Europa in Regno Unito?

“In primo luogo, bisogna che ottengano la licenza rilasciata dalla Financial Conduct Authority – FCA. Per ottenerla, le compagnie che si vogliono spostare in Regno Unito devono avere un luogo in Gran Bretagna per l’esercizio dell’attività che sia classificato come attivo, come possono essere uffici, amministratori, e altre infrastrutture con sede in UK”.

Quanto è difficile ottenere questa licenza?

“Da un lato le autorità per la regolamentazione dei servizi finanziari della Financial Conduct Authority possono risultare più flessibili rispetto ad altre autorità europee, però c’è da tenere in conto che il processo per ottenere la licenza in Regno Unito dalla FCA può essere un percorso lungo e complesso. Le aziende che stanno considerando di spostarsi avranno bisogno di consulenza professionale locale”.

City di Londra (Copyright: Rebecca Faioni / IN24)

Prevedete altre complessità nel prossimo futuro per quanto riguarda le regolamentazioni per i servizi finanziari?

“Ora come ora le regolamentazioni in Regno Unito sono sostanzialmente le stesse che ci sono in Europa, per cui le aspettative delle autorità inglesi sono molto simili a quelle degli altri paesi membri nell’UE. Ci si riferisce al capitale regolamentare, al personale, a sistemi e controlli. Tuttavia, c’è da dire che a lungo andare ci aspettiamo un certo grado di divergenza tra le regolamentazioni inglesi e quelle europee”.

Che cosa si intende qui per “divergenza” regolamentare tra UK e UE?

“Significa che le operazioni delle grandi compagnie internazionali basate in Regno Unito e in Europa saranno sottoposte a regimi regolamentari differenti, il che creerà complessità non da poco che dovremo gestire con attenzione”.

Vi aspettate che il numero delle compagnie che si sposteranno dall’Europa verso il Regno Unito supererà il numero delle compagnie che si stanno muovendo in senso opposto, dal Regno verso l’Europa?

“Il Regime di Permesso Temporaneo – TPR – non è più aperto a nuove richieste, ma le compagnie con sede UE possono comunque continuare a spostarsi verso il Regno Unito nella stessa maniera con cui si spostavano prima della Brexit. Fare previsioni per il futuro è sempre pericoloso, ma si può dire che il Regno Unito e Londra in particolare rimangono centri finanziari globali, in particolare per il mondo bancario e della tecnologia finanziaria”.

Banca HSBC nella City di Londra (Copyright: Rebecca Faioni / IN24)

La pandemia ha in qualche modo influenzato questo flusso di “emigrazione finanziaria” verso il Regno?

“Nonostante il lockdown e le attuali restrizioni contro la pandemia di Covid-19, monitorando la situazione attuale vediamo ancora compagnie di servizi finanziari provenienti da tutto il mondo, Unione Europea compresa, che continuano ad informarsi riguardo a possibili trasferimenti in Regno Unito. Per il prossimo futuro, non vediamo alcun motivo o allarme per cui la situazione debba cambiare”.

Parlando invece della questione “equivalenza”, finora che cosa è stato concesso dall’UE dopo la Brexit?

“Ci sono state alcune concessioni di equivalenza da parte dell’Unione, seppure limitate, come ad esempio l’equivalenza per le controparti centrali e le agenzie di rating del credito. Però c’è anche da dire che l’equivalenza in questi settori è stata concessa più per convenienza, e cioè perché queste particolari competenze e infrastrutture che ci sono a Londra, non è possibile trovarle in nessun’ altra città dell’Unione Europea”.

Potrebbero esserci ulteriori concessioni in futuro?

“Sembra improbabile che l’Unione procederà concedendo ulteriori riconoscimenti di equivalenza, soprattutto se si pensa a banche e compagnie d’investimento. Questo è chiaro da come alcune figure europee di rilievo si sono espresse a riguardo, come per esempio Mairead McGuinness, commissionario europeo per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari, e l’unione dei mercati dei capitali. Soprattutto perché loro sono solo disposti a parlare di “buona cooperazione” con il Regno Unito, il che però non significa né riconoscimento reciproco né equivalenza riguardo alle rispettive regolamentazioni per i  loro mercati finanziari. Anzi”.

London Stock Exchange Group, sede del Mercato azionario di Londra (Copyright: Rebecca Faioni / IN24).

E questo perché secondo voi? Perché l’Unione Europea sta prendendosi il suo tempo nel garantire un’equivalenza permanente ai servizi finanziari, e si limita invece a parlare di “buona cooperazione”?

“La posizione dell’Europa è comprensibile perché se l’Europa garantisse al Regno Unito troppi diritti in campo finanziario, uscire dall’Unione potrebbe tutto a un tratto sembrare molto più allettante ed attraente agli occhi degli altri Stati membri dell’Europa, il che rappresenterebbe una minaccia per l’intero progetto europeo”.

Nel caso quindi che l’equivalenza non venga poi concessa in maniera temporanea, secondo voi Londra ha comunque un piano B o una strategia di riserva?

“Nonostante la Brexit, Londra rimane la più grande fonte di capitali in Europa, con strette connessioni con gli altri grandi centri finanziari che ci sono nel mondo. Rimane una città accogliente, con una varietà impressionante di attrazioni culturali e sociali, con un vibrante mercato del lavoro, con un sistema legale libero da interferenze politiche e con una lingua utilizzata in tutto il mondo. Aziende e individui di tutto il mondo continueranno a essere ben accetti a Londra, con l’unica differenza che ora le compagnie provenienti dall’UE non riceveranno più un trattamento speciale”.

Perché la Brexit non ha menzionato, o per meglio dire ha trattato poco, della questione “finanza”, quando il settore finanziario costituisce una delle entrate più importanti per il Regno? 

“La mia idea è che l’Accordo di Recesso della Brexit ha menzionato la questione riguardo il settore finanziario per così dire di sfuggita e in modo veloce non perché se ne sono dimenticati, dei servizi finanziari, ma semplicemente perché la questione non aveva neanche bisogno di essere menzionata. Il fatto è che il settore dei servizi finanziari in UK continuerà a prosperare al di fuori dell’UE come aveva fatto all’interno dell’UE, un punto che evidentemente il governo britannico sembra aver capito chiaramente”.