La geoeconomia di Trump, la Groenlandia e l’Eni nell’Artico
14 Gennaio 2026La partita dello sfruttamento delle risorse naturali dell’Artico, a partire dalla Groenlandia, non interessa l’Italia, cioè la sua principale società energetica: Eni. Buono a sapersi. Il disegno di Donald Trump di fare diventare la Groenlandia un pezzo di America è sconclusionato e pericoloso. Molte voci sostengono che sia imminente un intervento militare. Ma nonostante Trump pensi che il business dell’energie fossili giri tutto intorno agli Usa, ci sono Paesi come l’Italia che qualcosa da dire ce l’hanno sulle risorse naturali dell’Artico. La regione ha ormai un ruolo centrale dal punto di vista economico e geopolitico. Proprio in virtù delle pretese di Trump, ci stiamo rendendo conto tutti che l’area è passata da restrizioni a nuove opportunità. Uno scenario rappresentato oggi da Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, davanti al Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico della Commissione Esteri della Camera. Una notizia importante per quello che potrebbe accadere nell’Artico nelle prossime settimane.
Pistelli ha spiegato che l’interesse di Eni nella regione artica è oggi concentrato quasi esclusivamente sulla Norvegia, considerata l’asset più solido e strategico. A dimostrazione, l’azienda negli ultimi anni è uscita da Alaska e Groenlandia, ritenute aree non più strategiche o economicamente sostenibili, mentre mantiene una posizione di primo piano in Norvegia attraverso la società VAR Energi, terzo operatore del Paese e controllata da Eni al 63%. Le idee di Trump sulla convergenza di interessi energetici nella zona, insieme a quelli americani, vedono, dunque, una grande società come Eni lontana da simili ipotesi.
Norvegia, Paese strategico
Oggi circa il 20% della produzione Eni nell’Artico proviene dalla Norvegia e la quota è destinata a crescere, ha detto Pistelli. Nel corso dell’audizione, il manager ha sottolineato come la combinazione tra le politiche ambientali norvegesi e gli standard di sicurezza di Eni consenta di produrre idrocarburi a basse emissioni, grazie all’uso di energie rinnovabili per alimentare le piattaforme.Trump, così ostile alle rinnovabili e agli impatti sul cambiamento climatico, lo sa ? Con chi sfrutterà eventualmente le risorse?
La Norvegia, insomma, per Eni società controllata dallo Stato italiano, è un pilastro della sicurezza energetica europea e italiana. È vero che il Ceo di Eni Claudio Descalzi, l’altro giorno era da Trump assieme agli altri manager delle oil Company per stabilire come sfruttare il petrolio e il gas del Venezuela. Ma se Trump dovesse immaginare una identica strada per la Groenlandia, Eni ne sarebbe fuori. Da quelle parti, la Norvegia basta e avanza.







