La Missione di Nicola Zingaretti dopo il voto in Emilia-Romagna. Primo, isolare Matteo Salvini

La Missione di Nicola Zingaretti dopo il voto in Emilia-Romagna. Primo, isolare Matteo Salvini

28 Gennaio 2020 0 Di Marino Marquardt

Visto l’esito del voto in Emilia-Romagna e in Calabria, di ora in ora aumenta esponenzialmente il numero degli Osservatori pronti a scommettere sul fatto che il Conte-Bis si rivelerà come il Governo moribondo più longevo della Storia Politica Italiana. Una longevità fondata sull’istinto di conservazione e sul bisogno collettivo di salvaguardare Pagnotte e Poltrone. Un imperativo – quest’ultimo – da onorare con le unghie e con i denti soprattutto alla luce del taglio del numero degli Inquilini dei Palazzi, sforbiciate che saranno tra non molto confermate dal Referendum.

Emilia-Romagna e Calabria hanno confermato che Matteo Salvini ha ultimato il raschiamentto del peggio della pancia putrida del Paese. La cavalcata trionfale è finita, ora per il Truce Capo della Lega è tempo di parabola discendente.

Ferito ma ancora politicamente forte, toccherà al Pd confinare il Becero Leghista nel ghetto dell’isolamento. Il tempo non è molto, le chiamate alle urne nei prossimi mesi saranno senza soluzione di continuità. Occorre, dunque, far presto.

A.A.A. Alleati Cercasi. Lo stato confusionale non  dà garanzie sul futuro dei Cinquestelle. Il rischio estinzione per il M5s è in agguato e la relativa attuale Forza Parlamentare assomiglia a quella dei morti viventi dei film. Un raggio di sole, puff la può sgonfiare.

Chiaro dunque che il Pd debba rivolgere i propri sguardi altrove: alla galassia nebulosa delle Sardine, agli atomi centristi di Italia Viva e di Azione, ai postberlusconiani in cerca d’Autore, alla Sinistra di Leu. Si tratta di dar vita a un Campo Largo in grado di conciliare i Bisogni e gli Interessi degli Ultimi con quelli dei Ceti Produttivi. Impresa non semplice ma non impossibile. La materia sarà al centro del Congresso del Partito che si terrà a breve.

C’è intanto scetticismo attorno agli Stati Generali del M5s in programma a marzo. Si parte col piede sbagliato non avendo il coraggio i Cinquestelle di chiamare Congresso ciò che in realtà è. E’ paura di chiamare le cose col proprio nome. L’ansia di Nuovismo condito dal rifiuto del linguaggio partitico continua a generare anche al livello lessicale caos e confusione, insomma.

Per i Cinquestelle sarà un appuntamento drammatico, questo.

Come “Sotto il vestito niente”, il titolo del Famoso Film. Si è scoperto che non c’era niente sotto i Vaffanculo di Grillina Memoria. A scavare sotto le parole si trova soltanto il vuoto. Un vuoto politico, ideale e culturale.

E in assenza di una Visione del Paese, in assenza di un Progetto Politico, in assenza di una coerente Scala di Valori, il M5s era riuscito a raggiungere il successo facendo leva sulle sollecitazioni emotive e sull’entusiasmo. Il tutto  sfruttando abilmente l’equivoca e ambigua formula pigliatutto “Né di Destra Né di Sinistra”. E ora gli elettori hanno chiesto il conto. E sta finendo come è logico che finisse…

I disarmanti e avvilenti commenti del Capo Politico pro tempore Vito Crimi, i silenzi imbarazzati di Luigi Di Maio, il mutismo dell’evanescente Alessandro Di Battista e il marcare visita da parte di Beppe Grillo causa apnee notturne la dicono tutta sull’atmosfera da cupio dissolvi che incombe all’ombra delle sempre più affievolite Cinquestelle. C’è già chi recita il requiem…

Ps. Nota per gli Ortodossi della Lingua Italiana. Nella stagione in cui si tende ad inibire e a limitare l’uso delle Maiuscole, vado controcorrente. E chiarisco: le Maiuscole presenti nel testo non contemplate dal corrente galateo linguistico sono volute, esse rappresentano una licenza grafica dell’Autore e intendono conferire la giusta importanza al ruolo della parola attenzionata dalla maiuscola.

28/01/2020  h.07.00