Oggi celebriamo la Santa Pasqua: la vittoria sulla morte, la speranza e la rinascita. La celebriamo in un mondo in guerra, smarrito e preoccupato. A Gerusalemme in tono ridotto. E questo solo perché clamorosa è stata la polemica mondiale esplosa dopo che le autorità israeliane hanno impedito al cardinale Pizzaballa persino di accedere al Santo Sepolcro. Un gesto inaudito che ha provocato una lacerazione profonda tra la Chiesa cattolica – ma non solo – e Israele. Se la Chiesa non avesse alzato la voce non ci sarebbe stata neppure una messa con i pochi partecipanti autorizzati.
Quel gesto, che si aggiunge a tanti altri, può essere valutato come una grave, ostentata provocazione ai cristiani di tutto il mondo. Un altro tassello delle caratteristiche assunte dalla guerra di Israele che, oramai, è impegnato su tutti i fronti portando a propria giustificazione, non solo motivi di sicurezza propria, ma anche un istinto espansionistico che trova fondamento in una visione religiosa. E tanti elementi ci dicono che quello cui assistiamo fa parte di un conflitto di natura religiosa.
In maniera aperta ne parlano i settori più oltranzisti del Governo Netanyahu. Ma dobbiamo pure registrare che questo aspetto emerge al contempo sempre più in quella parte dell’Amministrazione americana protestante che rimarca quotidianamente la propria impronta biblica invece che evangelica, anche se “evangelica” essa si definisce. E’ il caso del Ministro della Guerra, Pete Hegseth, che si dice fervente cristiano mentre associa la sua fede alle velleità militari. Invece di ricordare il secondo dei fondamentali insegnamenti di Cristo sull’amare il prossimo tuo, e persino i nemici, egli è aduso a citare il Salmo di Davide 144: “Benedetto il Signore che addestra le mie mani alla guerra”. Non è un caso che Hegseth ostenti il tatuaggio che raffigura la croce dei crociati.
E’ lo stesso Trump a presentarsi e a farsi presentare quale inviato divino: “salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande” con il compito di “riconsacrare l’America come nazione sotto Dio”. Quanto siamo lontani dall’evangelico “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada” (Matteo 26:52). Versetto che ha ispirato Giotto nel rappresentare l’evento del Getsemani e a mostrarci Gesù mentre bacia Giuda l’Iscariota, il traditore, prima di intervenire a rimproverare Pietro che aveva appena tagliato l’orecchio ad uno di coloro che stavano per arrestarlo.
Così, Le Figaro di Parigi riporta le riflessioni di Blandine Chélini-Pont, una delle massime esperte francesi di cattolicesimo americano, e autrice di “L’americanizzazione della Chiesa cattolica”, secondo la quale “la guerra in Iran sta rivelando la frattura tra i cattolici conservatori e la sinistra cattolica perché sta costringendo entrambe le parti a chiarire la propria posizione su una questione in cui la dottrina della Chiesa è inequivocabile: la condanna della guerra ingiustificata”. La conseguenza è che “i fedeli che sostengono Trump si trovano ad affrontare un conflitto di lealtà senza precedenti”.
Intanto, la fede da “crociati” dell’Amministrazione americana è sfruttata da Netanyahu per affondare i colpi nel Libano contro tutti i gruppi etnici e religiosi presenti in quella parte del territorio in cui trovano, ad esempio, villaggi cristiani che nulla hanno a che fare con gli Hezbollah sciiti. E lo stesso vale per altri insediamenti a prevalenza dei sunniti i quali, certo, non possono essere considerati sostenitori dei loro avversari musulmani di sempre.
Molto ci dice che le popolazioni islamiche di tutto il mondo stanno, comunque, avvertendo l’esistenza di una guerra diretta contro di loro. Non è certo un caso se paesi musulmani lontanissimi dal Golfo e dal Mediterraneo, rimasti sempre sostanzialmente indifferenti verso la causa palestinese, siano ora costretti a prendere una posizione. E questo spiega perché l’Indonesia minaccia di abbandonare il Board of Peace for Gaza. Indonesia che aveva assicurato un contingente di caschi blu per svolgere una funzione cuscinetto nel sud del Libano, ma che in questi giorni è costretta a rimpatriare i cadaveri dei propri militari presi di mira da Israele. E questo spiega, anche, perché quattro paesi islamici, Turchia, Arabia Saudita, Egitto e Pakistan, superando vecchie diffidenze ed ostilità, si siano incontrati a Islamabad (CLICCA QUI) per partecipare ai tentativi di giungere alla fine della guerra contro l’Iran lanciando al contempo un chiaro messaggio a Netanyahu sul fatto che i musulmani ben comprendono il tentativo di Israele di combatterli dividendoli.
Lo “Scontro delle Civiltà” (Clash of Civilizations), teorizzato da Samuel Huntington nel 1993, sta diventando qualcosa più di uno scontro, bensì una vera e propria guerra tra civiltà e religioni grazie all’estremismo israeliano ed americano? C’è da temere di sì, vista l’irresponsabilità cui assistiamo tutti i giorni.
Molti governanti europei questo rischio l’hanno avvertito e si sono ben guardati di far parte dell’avventura di Trump e Netanyahu, il cui esito appare ancora indefinito, nei tempi e nelle prospettive. E che potrebbe far diventare questa guerra un’autentica catastrofe. Economica, di certo. Ma con la possibilità di veder giungere ben altro, vista l’insistenza con cui si mira alla centrale nucleare iraniana di Bushehr – è di ieri il quarto bombardamento sin dagli inizi dell’attacco israelo americano del 28 febbraio – ed anche il bombardamento effettuato dall’Iran il 21 marzo sul Shimon Peres Negev Nuclear Research Center, situato vicino alla città di Dimona.
Sin da subito abbiamo detto che questa non è la nostra guerra e che non lo diventerà. Ciò che va ribadito oggi, Santa Pasqua. Se non altro per lasciare un segno tangibile della consapevolezza di quanti guasti faccia un mal vissuto ed interpretato senso religioso che diventa persino blasfemia e follia. Ma, del resto, sono millenni che giustificano il detto “Quos Deus vult perdere, dementat prius” (“Dio toglie il senno a coloro che vuole mandare in rovina”). E questo nonostante c’è chi a Washington e in Israele pensi che quella frase riguardi solo altri ed è per questo che ignorano ogni invito a fermare questa guerra e tornare a rispettare il Diritto internazionale.



