La politica sul Covid e il sogno dei bambini

La politica sul Covid e il sogno dei bambini

06 Novembre 2020 0 Di Gaetano Bruno

What do you want to do ? New mailCopy A PROPOSITO DI COVID Finora non avevo scritto niente a tema Covid fatta eccezione per una riflessione cinematografica su un film che nulla ha a che vedere, in maniera diretta, con la pandemia, ma piuttosto può essere letto ed interpretato come una cartina al tornasole degli…

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La politica sul Covid e il sogno dei bambini

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A PROPOSITO DI COVID

Finora non avevo scritto niente a tema Covid fatta eccezione per una riflessione cinematografica su un film che nulla ha a che vedere, in maniera diretta, con la pandemia, ma piuttosto può essere letto ed interpretato come una cartina al tornasole degli effetti che questo periodo ha portato sulle persone.

Mi riferisco all’accanimento verbale e comportamentale di massa, che fortunatamente non ha ancora varcato la cosiddetta soglia critica, che ha preso piede contemporaneamente alle restrizioni imposte dal Coronavirus.

E’ chiaro che la limitazione della libertà non piace a nessuno intanto in quanto tale e poi per tutte le conseguenze che si porta dietro e nella prima fase l’avrei capita più che adesso.

All’inizio – mi riferisco alla prima ondata – non era chiaro a nessuno cosa ci saremmo dovuti aspettare e se abbiamo un po’ tutti sottovaluto il problema, diciamoci la verità, ci poteva anche stare. Al netto dei complottisti a tutto tondo, una sana dose di sospetto generalizzato su quanto veicolato da media e tv è quantomeno legittimo.

Poi sono arrivati i numeri. I decessi da o per Coronavirus iniziavano ad assumere proporzioni davvero preoccupanti e le immagini veicolate a conferma che la pandemia stava mietendo vittime è diventata incontestabile.

Siamo arrivati alla seconda ondata dopo un periodo di meritata riapertura e anche qui non sto a contestare come è stata gestita quella fase. Calando il numero dei contagi ci siamo sentiti tutti un po’ più tranquilli e poi anche la libera uscita in concomitanza con la primavera e l’estate qualche libertà l’ha portata automaticamente.

Oggi però ci risiamo. Sono di nuovo i numeri a parlare e la curva dei contagi sale senza accennare a placarsi.

La realtà, anche a livello locale, nella città di Scalea dove vivo e dove sono stato caricato dell’onore e dell’onere di amministrare in qualità di consigliere comunale di maggioranza, è preoccupante non fosse altro perché nelle ultime ore sono stati registrati casi di positività in tutte le scuole tra maestre e, purtroppo, anche alunni.

 

CALABRIA ZONA ROSSA

Proprio ieri, mentre venivano predisposte oltre 240 ordinanze di quarantena relative ai casi di positività di due maestre alla scuola dell’infanzia precauzionalmente chiusa, abbiamo ricevuto la notizia di due bambini, uno alla scuola elementare e uno alla scuola media.

Nelle stesse ore in piazza si manifestava contro la dichiarazione di zona rossa per la Regione Calabria. Una manifestazione che secondo me arriva con almeno 15 anni di ritardo che ho commentato così con un post su facebook

Negli ultimi giorni la situazione sull’alto Tirreno è precipitata. I casi di positività aumentano ogni giorno e, a quanto pare, spesso i positivi non sono ricondotti direttamente ai tracciamenti effettuati a seguito delle indicazioni delle persone precedentemente risultate infette. Questo potrebbe significare che i focolai siano ormai difficili da circoscrivere, segni evidente che l’autorità sanitaria competente è palesemente impossibilitata a gestire la situazione. Non sta a me valutare l’organizzazione o l’impostazione della gestione sanitaria della pandemia in Calabria e sul Tirreno ma appare evidente, come da dichiarazione di regione rossa, che il settore soffre di troppe carenze. Ma a parte le carenze, a parte la straordinarietà della situazione che oramai perdura da tanti mesi, il peccato originale è che senza pudore la sanità è stata utilizzata quasi esclusivamente a fini politici. Mi auguro che questo periodo passi in fretta ma che aiuti tutti a divincolarsi dalla logica che ha imperato finora secondo la quale si fa politica facendo passare il diritto alla salute per un favore o, peggio ancora per una promessa. Oggi abbiamo avuto la conferma che non è così e che ad ogni “favore” equivale un diritto negato per qualcun altro. Impariamo a pretendere i nostri diritti e sosteniamo in politica le persone per bene non i carrieristi.

 

LO SFOGO DI ANGELA

Fermo restando il sacrosanto diritto di manifestare che, anzi, resta una delle libertà fondamentali e intoccabili, stamattina mi sono imbattuto nel post di Angela Annuzzi, una ragazza poco più che ventenne di Verbicaro che, secondo me, coglie perfettamente il senso di questo momento storico. E anche lo sfogo condito con qualche parola colorita, ci sta, perché rafforza il senso di una indignazione cosciente e non fine a se stessa.

Cazzate. Lo sappiamo tutti che la Calabria è “zona rossa” a prescindere. La Calabria parte “zona rossa”, non lo diventa oggi, perché in Calabria puoi morire di orzaiolo, figuriamoci di covid. Il “turismo sanitario” cui è costretto da sempre il calabrese non mi pare una novità del dpcm. Al netto di un paio di fortunose eccellenze dovute a uomini di buona volontà, chi si ammala in Calabria riceve sempre e solo lo stesso consiglio: vattene da qui, vai a curarti altrove. E lo sapete tutti. Mi fa ridere quando dicono “In Calabria, durante il primo lockdown, siamo stati più attenti alle regole rispetto al resto d’Italia”. Il perché lo sappiamo tutti: non improvviso senso civico, ma paura! Sì, paura, perché ogni singolo calabrese sa bene che se per caso fosse costretto all’ospedalizzazione seria, il più delle volte sarebbe fottuto, non come in Lombardia, non come in Piemonte, noi siamo fottuti sul serio. Perché in Lombardia abbassi la curva dei contagi e diventi arancione, giallo, verde. In Calabria no. In Calabria per diventare arancione, giallo, verde, devi riformare in toto la sanità distrutta da decenni di malaffare (locale o centrale poco importa adesso). In quindici giorni, un mese, un anno, cosa volete che cambi? La Calabria è zona rossa perché quel consiglio, “vattene da qui”, lo abbiamo sempre accettato passivamente, come una insindacabile sentenza, come un dato di fatto assodato, invece di ribellarci finché eravamo in salute. Ora che in salute non siamo più (e non perché i contagiati da covid siano più che altrove, tutt’altro) ci si indigna per quello che abbiamo sempre saputo. Il paradosso è che i tedeschi ci accolgono come unici europei non pericolosi per il diffondersi del virus. Sì, i calabresi hanno libero accesso in Germania e i lombardi no, eppure siamo “rossi” entrambi. La differenza è che noi siamo rossi in casa e verdi in qualunque altro luogo. Un qualche felice disegno della natura (e non sarebbe certo l’unico, in Calabria), ci rende meno esposti al contagio e meno “untori”. Però da noi tracciare tamponi anche con numeri risibili è impossibile, ci vuole troppo tempo e diventa tutto incontrollabile. Da noi i posti in terapia intensiva sono talmente pochi che basta un focolaio condominiale per mandare in tilt l’intero apparato sanitario regionale. Il coronavirus non è certo colpa del governo, lasciate stare le idiozie dei “negazionisti”, né tantomeno delle regioni o dei comuni. Il coronavirus è una fatalità sulla quale incombono colpe ataviche dell’essere umano, non ultima la devastazione ambientale… ma lasciamo stare, sarebbe un discorso troppo lungo. La zona rossa calabrese invece no, quella ha colpe precise che conosciamo bene e conosciamo tutti. Da sempre. Da quando ci accontentiamo di quel consiglio, “vatti a curare altrove”, mettendolo in pratica il più in fretta possibile, invece di domandarci: ma per quale cazzo di motivo non ho diritto alle stesse cure di un milanese o di un romano?

Ora la pandemia ci mette in ginocchio facendo a pezzi definitivamente un microsistema economico già più che precario, tenuto volutamente sotto soglia per poter attivare l’arma del ricatto: un posto di lavoro in cambio di voti, denaro in cambio di prestazioni criminali, potere ben superiore al normale concesso a chi ha un minino di capacità di spesa, anche grazie a denaro illecito. Quindi un sottobosco che diventa protagonista e si alimenta di precarietà, di indigenza, di difficoltà a mantenere una famiglia. E con questo potere si mangia il mangiabile, incluso il diritto a cure dignitose per ciascun cittadino. Questa Calabria la conosciamo tutti, non ce l’ha confezionata un dpcm, ce l’ha consegnata la storia con cui pensavamo di non dover mai fare i conti così brutalmente. E questa illusione di equilibrismo è durata finché una cazzo di pandemia mondiale non ha scoperchiato definitivamente il vaso facendo emergere tutto lo schifo cui siamo stati sottoposti fino a oggi. Sapete che vi dico? Finalmente! Forse questa è davvero l’occasione per ribaltare i paradigmi acquisiti, le sentenze inappellabili. Questa Calabria non ci appartiene, noi siamo la Kalavria, la “Bella terra”, quella in cui ogni essere umano vorrebbe vivere per tutte quelle bellezze che famosi registi non sono riusciti a catturare, ma che noi conosciamo bene, almeno quanto conosciamo le disgrazie che l’affliggono. Riprendiamoci la nostra terra, il nemico non è il dpcm, il nemico siamo noi stessi se lasceremo intatto questo stato di cose e continueremo ad accettare consigli inaccettabili! “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso” cantava il Principe. E Faber aggiungeva “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Nessuno si senta escluso, nessuno si senta assolto. Anche la passività è un crimine e mai come adesso è necessario, vitale, che la Calabria vera, la nostra Calabria, si ribelli alla merda in cui è stata fatta sprofondare.

Chiedo scusa per i toni, per lo sproloquio, per la noia causata da un post così lungo, ma di questo sfogo avevo bisogno. Spero ne abbiate anche voi e che iniziamo a capire cosa, come e contro chi combattere, invece di urlare contro un decreto assurdo, illogico, ma paradossalmente giusto alla luce di quanto sappiamo tutti da sempre.

 

LA POLITICA DELLA SPECULAZIONE

Angela coglie il senso di un ritardo generazionale della protesta. Un ritardo dettato da una commistione troppo stretta tra politica e sanità che ha sempre creato le condizioni per sfruttare il diritto alla salute come cambiale politica così come è stato per il diritto al lavoro.

Il vero rammarico per questa situazione è che ancora una volta chi vive direttamente il problema diventa oggetto di strumentalizzazioni politiche da parte perché è assolutamente indiscutibile che bisogna essere solidali aiutare chi da questa situazione può trovarsi in difficoltà ma è inconcepibile vedere che queste siano istigate nel loro momento di fragilità e disperazione da chi vorrebbe rappresentarle politicamente. Lo sciacallaggio di questi soggetti finisce per creare più problemi proprio alle persone che dicono di voler tutelare.

Non è più una questione politica ma è una questione di coscienza civica. Fare leva sulle difficoltà della gente è squallido.

Purtroppo l’ho dovuto registrare già qualche settimana fa quando, subito dopo il DPCM del 24 ottobre arrivato nel momento storico di un innalzamento mai registrato prima della curva dei contagi in ambito nazionale ma soprattutto locale, nel principale interesse della tutela della salute pubblica, avevamo deciso di vietarne precauzionalmente lo svolgimento.

 

LA COLLABORAZIONE AD OROLOGERIA, I MERCATI E IL SEGRETO DI PULCINELLA

Peccato che i gruppi di opposizioni abbiamo omesso di dire, qualche giorno dopo diramando una nota stampa, di essere stati consultati e di essersi detto d’accordo sull’adozione del provvedimento.

Da parte nostra lo stesso giorno di lunedì abbiamo avviato la discussione con i mercatari per trovare soluzioni alla riapertura che fossero in linea con le esigenze di tutela della salute e dell’economia di quelle famiglie.

Ma la macchina del fango è stata ormai messa in moto con metodi chiari ed evidenti riconosciuti e riconoscibili e anche apertamente dichiarati.

Pochi giorno dopo infatti è stato svelato il segreto di Pulcinella ed è stata dichiarata ufficialmente l’alleanza tra Pensiamo a Scalea, Per Scalea e Scalea Bene Comune.

Un’alleanza che conferma come Scalea Europea sia stata l’unica, vera e concreta alternativa nelle scorse elezioni ad un sistema che da anni cerca di tenere le mani sulla città.

La fusione tra i tre gruppi da un lato conferma quella già dichiarata esplicitamente con la candidatura di Paolo Tenuta nella lista di Angelo Paravati, dall’altro rende quantomeno discutibile la presentazione della lista Scalea Bene Comune con candidato a sindaco Eugenio Orrico.

Proprio Orrico era stata indicato, mesi prima delle elezioni da Pensiamo a Scalea come candidato a sindaco della lista ispirata dall’associazione a lungo presieduta dall’ex Presidente del Consiglio Achille Tenuta, il quale, rimasto fuori dalla porta del consiglio comunale ora cerca di rientrare dalla finestra proponendo una collaborazione solo teorica ma che nei fatti si sta traducendo in un’opposizione strumentale e ancor più becera perché perpetrata facendo leva sui bisogni delle fasce più deboli e colpite dall’emergenza pandemica.

 

A PROPOSITO DI MENSA SCOLASTICA, INFORMAZIONE E IMPARZIALITÀ

Altro esempio è stato il caso del costo della mensa strumentalmente proposto alla cittadinanza da un articolo sul web che si discostava chiaramente dalla realtà dei fatti. Il costo della mensa infatti resta invariato per le famiglie che usufruiscono del servizio. E’ stato aumentato il costo che sostiene l’ente perché la ditta ha dovuto adeguarsi per fornire il servizio nella totale sicurezza dei bambini. Certo l’aumento del costo graverà su tutti i cittadini ma è evidentemente più giusto dividere l’aumento di 40 centesimi a pasto su tutti i cittadini contribuenti che farlo gravare soltanto sulle famiglie che usufruiscono del servizio. Ma soprattutto sarebbe bastato analizzare la delibera, gli allegati e gli articoli a cui si fa riferimento per dare un’informazione corretta e non per porgere un assist a chi cerca di fare polemica su tutti gli argomenti.

Secondo un’opinione dottrinale molto diffusa, infatti, sono tre le condizioni che devono ricorrere affinché possa ritenersi integrata la scriminante del diritto di cronaca, e precisamente: la verità oggettiva ovvero anche solo putativa, purché frutto di un diligente lavoro di ricerca; l’utilità sociale dell’informazione; la cosiddetta forma civile – sia nell’esposizione dei fatti sia nella loro valutazione – che, in quanto tale, non ecceda lo scopo informativo che la divulgazione a mezzo stampa delle notizie in questione persegue, ed inoltre che esse siano improntate a lealtà e chiarezza, evitando forma di offesa indiretta, cioè il requisito della “continenza” dell’informazione.

Quanto al terzo requisito, seppur possa apparire scontato, non è raro imbattersi in articoli duri, anche violenti talvolta, che stanno purtroppo consolidando una prassi deprecabile. Il giornalista può, in alcuni casi deve, o meglio dovrebbe, esprimere un’opinione in ossequio al diritto di critica che si accompagna a quello di cronaca, sempre con lo scopo di innalzare e allargare l’orizzonte valutativo del lettore.

È vero anche, però, che spesso è più facile ancorché subdolo, nascondersi dietro una forma apparentemente neutra per indirizzare artatamente la decodificazione di un messaggio.

Insomma a volte è più comodo manifestarsi neutrali nella forma dello scritto provando a far passare sottotraccia il messaggio, che schierarsi apertamente, con un punto di vista netto seppur corretto nella forma espositiva, che sia però allo stesso tempo chiaro e onesto intellettualmente.

Rispetto all’utilità della notizia ci sarebbe poco da dire anche se il relativismo esasperato di questa epoca moderna rischia di ribaltare la scala del valore dell’utilità sociale dell’informazione a favore di alcuni argomenti piuttosto che di altri soltanto in virtù di una valutazione postuma e sulla base di visualizzazioni, condivisioni e like ricevuti.

In definitiva non è più l’argomento utile in quanto tale ma diventa utile in base al seguito che la trattazione di quell’argomento riesce a catalizzare e pertanto non è raro leggere testi scritti volontariamente con lo scopo di innalzarne lo share a dispetto del valore qualitativo e quantitativo delle notizie in esso contenute.

L’aumento del costo della mensa scolastica nel comune di Scalea di per sé è sicuramente un argomento che rientra nel novero delle notizie di utilità sociale perché tocca l’aspetto economico e perché riguarda una buona fetta di popolazione. Pertanto è assolutamente giusto se non anche doveroso da parte dei giornalisti occuparsi di questo tema.

Resta da considerare, però, il principio della verità, la verità oggettiva ovvero anche solo putativa, purché frutto di un diligente lavoro di ricerca come sopra richiamata.

La differenza tra “tradurre” una delibera di giunta in un articolo e fare informazione sul contenuto della stessa sta tutta qui, nella volontà, che deve palesarsi nello scritto, di raccontare la verità con un diligente lavoro di ricerca.

Nel momento stesso in cui un lettore manifesta tramite un commento di non aver compreso il contenuto dell’articolo, il giornalista avrebbe l’obbligo di chiedersi se effettivamente ha adempiuto alla funzione sociale che è a monte della sua professione, ovvero, far comprendere la realtà dei fatti.

Purtroppo nel caso in questione è apparsa chiara la volontà, tra l’altro già manifestata in altri articoli, di ingenerare fin dal titolo nell’opinione pubblica dubbi sull’azione amministrativa della maggioranza di cui mi onoro di fare parte e qui la valutazione giornalistica necessariamente e ovviamente si interseca a quelle di natura squisitamente politica che non possono e non devono, da parte mia, essere sacrificate sull’altare dell’imparzialità che si richiede al Presidente del Consiglio.

Anzi, proprio richiamando il principio di imparzialità che, ironia della sorte, è, o dovrebbe essere comune sia al ruolo di giornalista che a quello di presidente della civica assise, devono ritenersi inadeguati i moniti e gli spauracchi indebitamente da chi cerca di zittirmi sbandierando il richiamano al suddetto principio al quale resta superiore il diritto alla libertà di esprimere un’opinione riguardo a qualsiasi tema.

In definitiva il principio di libertà di espressione, sancito dalla Costituzione all’articolo 21 e posto a fondamento della legge numero 69 del 1963 che rappresenta il caposaldo della disciplina in materia di diritto dell’informazione, non può essere sopito da qualsivoglia carica o ruolo, anzi, semmai, assume maggiore importanza e peso se ricondotto ai principi di verità e utilità sociale di cui sopra.

Proprio in virtù di questi era doveroso chiarire, da parte mia, nel rispetto del principio della continenza, il reale contenuto del provvedimento approvato dalla giunta comunale, intanto come cittadino, poi come giornalista, e infine come Presidente del Consiglio comunale.

In tutte e tre le vesti e, soprattutto in riferimento all’ultima, nel rispetto delle libere e legittime posizioni politiche che saranno discusse ampiamente nella sede deputata, ho ritenuto doveroso fare chiarezza soprattutto in un momento di generale preoccupazione economica dovuta alla pandemia.

Un periodo di difficoltà per tutti durante il quale ognuno dovrebbe manifestare maggiore responsabilità e mettere in campo azioni mirate a rasserenare quanto più possibile gli animi piuttosto che alimentare divisioni che si tratti di operatori dell’informazione, di consiglieri comunali o di cittadini.

 

SE I BAMBINI HANNO LA FORZA DI SOGNARE…

In queste condizioni sono e siamo andati avanti con l’unico obiettivo di tutelare la salute dei cittadini, che significa non solo provare a contenere il contagio, ma anche stare vicino alle famiglie, provare a rassicurarle, aiutarle a mantenere i nervi saldi in una situazione già difficile e resa ancora più complicata da chi soffia sul fuoco dell’insicurezza e della paura delle persone con maggiori difficoltà.

In questi giorni particolarmente difficili durante i quali il numero dei positivi cresce anche a Scalea e di conseguenza aumenta anche il numero di quanti sono e sarebbero stati comunque costretti alla quarantena a prescindere dall’ultimo DPCM, abbiamo ricevuto un dono particolarmente gradito da alcuni bambini.

Un raggio di sole in queste giornate convulse fatte di preoccupazione per la salute della popolazione, di ansia per l’economia della città e delle famiglie, di stress per la mole di lavoro a cui sono sottoposti gli uffici e anche gli amministratori che non si stanno risparmiando un attimo mettendosi a totale disposizione della cittadinanza nella più totale discrezione.

I bambini ci insegnano che sognare è fondamentale. Sognare aiuta a vivere questi momenti difficili con uno sguardo sempre rivolto al domani.

Hanno espresso, con un disegno, il desiderio di uno skate park che ora non possiamo promettere ma che per il momento è il simbolo del traguardo ideale al quale mira il nostro impegno quotidiano: una città pensata per essere vissuta pienamente fin da piccoli.

Grazie bambini per questo atto di creatività che l’amministrazione acquisisce come un incoraggiamento. Possiamo dirvi con certezza che i vostri sogni per noi sono più importanti di qualunque altra cosa.

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A cura di: Gaetano Bruno
06 Novembre 2020 | 15:01