La subdola guerra dei combustibili fossili

La subdola guerra dei combustibili fossili

16 Dicembre 2015 0 Di Andrea Fontana

Tutti i leader politici rilasciano commoventi dichiarazioni sul futuro del pianeta, ma l’utilizzo dei combustibili fossili continua a crescere e ad essere incentivato.

La subdola guerra dei combustibili fossili

Greenpeace contro i combustibili fossili

Attivisti Grennpeace manifestano contro il carbone

Tutti sanno che sarebbe opportuno tenere sotto terra i combustibili fossili e tutti i leader politici rilasciano commoventi dichiarazioni sul futuro del pianeta e dell’umanità. Eppure, in tutto il mondo si continua a concedere generosi sussidi per l’estrazione e il consumo di combustibili fossili come petrolio, carbone e gas. 550 miliardi di dollari nel 2013, ha calcolato l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ovvero quattro volte più di quanto viene concesso per incentivare le fonti energetiche rinnovabili.

Non fa eccezione l’Italia, che negli ultimi tre anni ha drasticamente tagliato i sussidi all’energia pulita, ma che secondo un rapporto di Legambiente eroga ben 14,7 miliardi di euro in aiuti al comparto delle energie fossili.

Dai 14,7 miliardi di sussidi alle fonti fossili per il nostro paese soltanto per il 2015 sono esclusi i costi da esternalità legati a queste attività, come ad esempio l’inquinamento generato o i costi sanitari connessi. I fondi, inoltre, sono gestiti con scarsissima trasparenza.

Intanto, un rapporto  di Greenpeace mostra che le emissioni delle centrali a carbone europee, nella maggior parte dei casi molto vecchie, dovrebbero diminuire tre volte più velocemente di quanto previsto dall’Unione per essere in linea con gli sforzi globali necessari a calmierare la febbre del pianeta.

 

In Italia il carbone contribuisce per circa il 12% alla produzione di energia elettrica.

Una quota modesta, specie per un Paese con un potenziale produttivo che eccede largamente la domanda, ma corrispondente all’emissione di 39 milioni di tonnellate di CO2, più di quelle dei settori dell’acciaio e del cemento messi insieme.

Due delle trenta centrali elettriche più sporche d’Europa si trovano in Italia ed appartengono all’Enel. Lo rivela lo studio “Dirty 30” condotto da alcune associazioni ambientaliste, tra cui il Wwf. Si tratta degli stabilimenti di Brindisi Sud e Torrevaldaliga (Civitavecchia).

Il Wwf denuncia come l’utilizzo del carbone per produrre energia in Europa dal 2009 al 2012 sia aumentato e che Enel è la regina del carbone in Italia – Proprio il gruppo pubblico Enel possiede la maggior parte delle centrali a carbone italiane, otto su 13 totali.

Carbone che al 90% l’Italia importa via mare con una flotta di circa 60 imbarcazioni che garantiscono una capacità di carico complessiva di oltre 4,6 milioni di tonnellate di carbone.

Questo, nonostante si sappia che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.

L’uso del carbone non è soltanto la principale minaccia per il clima del pianeta, ma anche una delle maggiori fonti d’inquinamento con impatti assai gravi sulla salute di persone, organismi viventi ed ecosistemi.