La transizione verde è nemica dei timbri e della burocrazia

La transizione verde è nemica dei timbri e della burocrazia

08 Maggio 2021 0 Di Nunzio Ingiusto

Transizione verde, cammino a singhiozzo: alt del Parlamento alla proroga del Superbonus energetico 110% al 2023 e comunità energetiche ferme al palo.

Stop del Parlamento al Superbonus energetico 110% fino al 2023

Una transizione verde ambitissima, a condizione che non zoppichi. Ma pochi giorni dopo l’invio del PNRR italiano a Bruxelles dobbiamo registrare, invece, una prima battuta d’arresto. È quella per il Superbonus energetico 110% che non sarà prorogato al 2023.

Un passaggio qualificante per la ristrutturazione di migliaia di case e condomini svanirà, dunque, il 31 dicembre 2022. Il Parlamento non ha dato il via libera alla proroga durante la conversione in legge del Decreto Sostegni.

Per ora resta lo spiraglio delle decine di provvedimenti che accompagneranno il PNRR e un certo impegno di Mario Draghi a valutare il caso.

È, infatti, probabile che la proroga venga ripresentata in sede di decreti attuativi per dare modo a cittadini ed imprese di alimentare il mercato delle rinnovabili fino a tutto il 2023.

D’altra parte sono sempre in bella mostra anche le richieste di semplificazioni delle procedure per ottenere i benefici di ristrutturazione edilizia a scopo energetico.

Lo spettro di una paralisi a valle di una legge innovativa, insomma, c’è tutto.

Il sistema energetico italiano gradualmente dovrà uscire da labirinti burocratici se vuole effettivamente portare l’Italia sulla strada della rivoluzione green.

La grande quantità di investimenti prevista in un Piano che deve andare avanti almeno fino al 2026, rende anche i cittadini protagonisti di scelte innovative.

Tra le cose da mettere in atto ci sono ,per esempio, le comunità energetiche. Aggregazioni di persone che vivono in condomini e decidono di alimentare le proprie abitazioni con sistemi di energie rinnovabili.

Ancora prima della strategia del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sono stati approvati provvedimenti che incentivano la formazione di queste comunità.

Bisogna farli conoscere, però , e favorire i contatti tra coloro che vogliono svoltare e risparmiare. Lo scenario mondiale è molto favorevole. Si calcola che nei prossimi trent’anni nel mondo potrebbero essere circa 300 milioni i membri di tali aggregazioni. Soltanto in Europa il 45 % dell’energia necessaria potrebbe arrivare ,poi, da queste comunità spontanee ma strutturate.

Una buona leva per far crescere il sistema sono, appunto, gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni. Quanta economia green rischia di fermarsi davanti a burocrazia e scarsa promozione da parte degli Enti locali? Non sbaglia chi descrive queste forme di autoproduzione di energia come una transizione dal basso.

Il punto vero è che bisogna abbattere ostacoli di ogni tipo.

La scommessa delle comunità energetiche per le rinnovabili

L’Italia entro il 2030 vuole avere il 70% di energia da rinnovabili, anche se gas e petrolio non scompariranno affatto. Una transizione ha i suoi tempi e la storia insegna che i protagonisti non sempre sono pronti a scommettere o rischiare.

La grande industria energetica in una visione spinta ne guadagnerà.

“Le comunità potrebbero migliorare la consapevolezza degli impatti delle proprie scelte energetiche sull’ambiente e sull’economia, promuovendo comportamenti virtuosi di riduzione dei consumi e di spostamento orario di alcuni usi finali” dice Gianluca Ruggeri, manager di ènostra, cooperativa specializzata in energie rinnovabili.

Sentirsi parte di un cluster migliora quantità e qualità dell’energia necessaria, distribuisce pesi e responsabilità. Abbiamo cittadini-utenti ma anche produttori «puliti» di tutto ciò che serve ad un aggregato sociale che a suo modo, nel piccolo , combatte i cambiamenti climatici .

Magari le istituzioni si faranno carico di stimolarne la nascita.***