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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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La transizione verde vede rosso. Costa tanto, chi la paga ?

La transizione verde vede rosso. Costa tanto, chi la paga ?

22 Luglio 2025 Off di Nunzio Ingiusto

A proposito di un documento della Bce che mette in guardia la politica dal peso della transizione energetica. Riflessioni sul Patto per l’industria pulita della Commissione europea.

Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica

Gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 sono compresi  tra i 403 e i 558 miliardi di euro all’anno. Una forbice larga da tenere bene in pugno per non rischiare sfracelli. Ad affermarlo è un documento della Bce e citato dal capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia, Roberto Torrini, in un’audizione alla X commissione della Camera dei deputati. Torrini è intervenuto sul Patto per l’industria pulita della Commissione europea.Un documento strategico, approvato dalla Commissione europea a febbraio, pensato e messo in campo come pilastro del Green Deal europeo. “Non è possibile che il programma di transizione e le iniziative attuative possano gravare solo sui bilanci dei singoli paesi ” ha detto Torrini esponendo le due principali condizioni che influenzano il percorso della transizione green. I Paesi hanno la necessità di rispettare le compatibilità finanziarie e le differenze di cassa all’interno dei singoli bilanci. Ma poi devono ben sapere che i “ritorni degli investimenti nella transizione verde non vanno a beneficio esclusivo del singolo paese”. Differenze di cassa e di investimenti diretti sono da escludere decisamente, vista la quantità di soldi necessaria a raggiungere target climatici accettabili. L’obiettivo finale dell’Ue resta la decarbonizzazione, ma la competitività industriale non si può trascurare. Ancora di più con l’entrata in vigore dei dazi di Donald Trump. Le industrie americane – fuori da qualsiasi velleità climatica – stanno accumulando vantaggi enormi sui costi energetici. Un industria europea oggi paga l’elettricità mediamente il 150 % in più rispetto a quella americana. 

Una transizione obliqua

Se consideriamo la transizione energetica come fenomeno mondiale dobbiamo prendere atto che si sta rivelando un processo obliquo. Il Patto per l’industria pulita europeo è stato concepito per aiutare le industrie ad alta intensità energetica (acciaio, chimica, metallurgia) a scegliere la strada delle fonti alternative alle fossili. Sulla carta si vuole avere energia a prezzi accessibili, ma lo schieramento di leader contrari alla transizione si è allargato. Dalla destra tedesca di AfD, a Donald Tusk in Polonia, ai Patriots in Francia, a Viktor Orban in Polonia, l’approccio dei “negazionisti climatici” pesa in tutti i passaggi politici dell’Unione. In Italia, Giorgia Meloni ha detto che le politiche verdi troppo rigide possono portare a una “desertificazione industriale” di tutta l’ Europa. Non manca chi ha chiesto l’abbandono di tutte le leggi sulle rinnovabili. Troppo facile e demagogico evidentemente, laddove l’Ue deve trovare il modo per ridurre bollette e costi di rete, dare una spinta alle interconnessioni energetiche e riconvertire l’industria. Non è nemmeno da escludere che le cifre riportate nel documento della Bce saranno prese “in prestito” per strozzare ancora di più la transizione. Il fabbisogno di finanziamento per il Green Deal è così elevato – ha spiegato Torrini- da non poter ricadere integralmente sui bilanci pubblici ed è indispensabile il coinvolgimento del settore privato. Non è un’affermazione nuova. È certamente il lato debole di tutto il progetto. Bisogna solo darle sostanza.

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