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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Sorelline ritrovate: la tutela dei minori, parte debole del conflitto familiare

Sorelline ritrovate: la tutela dei minori, parte debole del conflitto familiare

23 Giugno 2026 Off di Piero Sandulli

Le recenti vicende relative alle sorelle di Minturno, nonché quella, più risalente, relativa alla cosiddetta famiglia del bosco, al di là dello accanimento mediatico, che non porta a nulla, dovrebbe farci interrogare sull’adeguatezza dei mezzi giudiziari posti a disposizione dalla giurisdizione per risolvere la conflittualità familiare o quella relativa alle famiglie.
Anche alla luce dei fatti in esame, appare evidente che il livello del conflitto interno alla famiglia sia notevolmente aumentato. Rispetto ad esso la risposta dello Stato ed in particolare della giustizia in materia di famiglia, appare inadeguata.
Se è vero che la famiglia dovrebbe soltanto essere lambita dal mare del diritto  è altresì necessario ricordare ai genitori che ci si può separare dal coniuge, ma mai dalla genitoriralit à e dagli obblighi che questa comporta.
Purtroppo, però, non sempre gli operatori e gli strumenti che la Giurisdizione offre per la risoluzione dei conflitti che riguardano l’ambito familiare sono idonei a perseguire il loro compito.
E’ necessario offrire ai coniugi in conflitto un aiuto per razionalizzare la lite, piuttosto che operare con provvedimenti che spesso hanno la sola finalità di acuire il conflitto.

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Riformare il Tribunale delle famiglie

Nel caso dei belligeranti genitori di Minturno si è scelta la via dell’allontanamento dei figli dai genitori, inviando le figlie, inizialmente in due diverse case famiglia, poi riunendo le sorelle nella casa famiglia di Alfedena. Nessun adegiauto aiuto, però, è stato dato ai genitori per risolvere il loro conflitto.
Il compito della magistratura e degli assistenti sociali, nonché del tutore dei minori è quello di tentare di recuperare la normalità dei rapporti tra i genitori, nell’interesse dei minori.
Analogamente, nella vicenda ”del bosco” non si è inizialmente compresa la necessità di aiuto della famiglia. Solo in un secondo tempo si è imboccata la strada giusta.
L’insegnamento comune che dai due fatti, balzati agli onori della cronaca, deve essere tratto è costituito dalla circostanza che l’unica attenzione che il sistema di tutela deve avere, deve essere indirizzata alla parte debole del rapporto: i minori.
Gli stessi, se oltre dodicenni, vanno ascoltati ed in base alle loro risposte dovrebbe essere deciso ciò che è meglio per loro.
Dalle decisioni assunte dal Tribunale di Cassino non sembra che sia stata seguita questa via.
Invero, ogni provvedimento dei giudici che si occupano di famiglia deve avere come prevalente, se non unico scopo, la tutela dei minori e non sempre l’assegnazione ad una casa famiglia è la scelta migliore per i minori.
Ulteriore considerazione è che le modifiche volute dalla riforma Cartabia sul Tribunale delle famiglie e dei minori, non possono più aspettare e debbono entrare in funzione, senza ulteriori rinvii.
Il diritto deve assicurare ai minori la loro tutela nel modo più appropriato e fornire ai genitori gli aiuti necessari ad eliminare la conflittualità.
Troppo spesso le crisi familiari diventano una partita di calcio giocata con i minori come pallone.
Questo non deve più accadere!

 

** Piero Sandulli è avvocato e docente di di Diritto processuale civile

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