La vita possibile film prima visione apre al coraggio delle donne

La vita possibile film prima visione apre al coraggio delle donne

22 Settembre 2016 0 Di Miranda Parrini

La violenza sulle donne, il dramma familiare e il coraggio delle donne di sopportare il peso della vita che schiaccia la loro esistenza.

E’ arrivato sul grande schermo al cineclub Arsenale di Pisa e in tutte le sale cinematografiche, il film italiano diretto dal regista Ivano De Matteo, reduce dal Festival del Cinema di Venezia, che giovedì 22 settembre ha incontrato il pubblico di Pisa, per presentare il suo “La vita possibile”, il film che tratta il tema della violenza sulle donne, con l’ interpretazione di Margherita Buy e Valeria Golino.

Il film tocca una tematica purtroppo attuale, della violenza sulle donne, il dramma familiare e il coraggio delle donne di sopportare il peso della vita che schiaccia la loro esistenza.

L’attrice Margherita Buy, interpreta Anna, la protagonista, la donna che viene maltrattata dal marito sotto gli occhi del figlio di 13 anni, Valerio, ruolo interpretato dal giovanissimo Andrea Pittorino, nel film l’adolescente assiste a un’aggressione del padre.

La storia di violenza domestica sulle donne si insinua nelle pieghe della trama, un dramma tra le mura di casa, come se ne trovano tante nelle pagine di cronaca, ma anche storie che vengono taciute per la paura di ritorsioni.

«Non mi interessava concentrarmi sull’argomento o mostrare la violenza, a quello ci pensano tg e giornali», chiarisce il regista. «Più che altro mi interessava indagare la ricostruzione di una vita e le conseguenze del trauma».” spiega il regista De Matteo, autore dotato di grande talento nella scrittura di ruoli e nella direzione degli attori.

La sequenza filmica de “La vita possibile” raccoglie la vicenda della donna maltrattata che trova il coraggio di ribellarsi da questa situazione, lasciando il marito violento e la sua casa di Roma per fuggire e trasferirsi a Torino insieme al figlio, con la speranza di avere una possibilità di futuro e di rinascita di una vita possibile.

Il coraggio della donna, mamma e moglie di aprire la porta per uscire dal suo dramma e chiedere aiuto ad una fidata amica Carla, ruolo interpretato da Valeria Golino,  l’amica di Anna è un’attrice di teatro, la quale sarà pronta a correre in aiuto, ospitandoli a casa sua e offrendo la sua amicizia e sostegno.

Sofferenza, emarginazione e risentimento da parte delle persone amate sono i sentimenti e le emozioni che emergono nella storia ma anche sostegno e solidarietà femminile e anche la scoperta della vicinanza  inaspettata di persone che entrano in scena nella storia.

La mamma dovrà gestire il disagio del figlio tredicenne, Valerio, l’adolescente che in un attimo perde tutti i punti di riferimento, che difficilmente riesce ad adattarsi  in una nuova città e lontano da suo padre a cui è comunque legato. Riferimenti che il ragazzo trova poi in tre diverse figure:  in Carla l’amicizia, un amore platonico per Larissa una escort di strada, interpretata dall’attrice Caterina Shulha, inoltre si appoggia all’amicizia paterna di un ristoratore francese Mathie, uomo dal passato difficile, ruolo interpretato da Bruno Todeschini, che si prenderà a cuore la vita dell’adolescente.

“Ho parlato con un neuropsichiatra infantile per fare questo film e ho scoperto che un figlio in certe situazioni può davvero rifiutare e odiare la madre o mettersi a rischio per attirare l’attenzione – spiega il regista De Matteo – Altra cosa che ho voluto evidenziare: il fatto che in caso di disagio infantile, il ragazzino non può ricevere cure psichiatriche se non con il consenso del padre, una cosa impossibile quasi sempre.

Il regista Ivano De Matteo, dopo essersi fatto conoscere con Ultimo stadio e aver trionfato ad Annecy con La bella gente,  presentò in concorso a Venezia Gli equilibristi, che valse a Valerio Mastandrea il Premio Pasinetti e il David di Donatello per la migliore interpretazione da protagonista, seguito da I nostri ragazzi, con Alessandro Gassmann Nastro d’Argento come miglior attore.

Nei suoi precedenti film sulla società contemporanea la storia iniziava da una situazione ordinaria, di apparente tranquillità, per arrivare alla progressiva distruzione di tutti gli equilibri, questa volta con il film “La vita possibile” il processo è esattamente inverso, le prime inquadrature si aprono sul marito violento, sul cazzotto che riceve Anna, e nelle sequenze successive si apre la porta alla volontà e al coraggio di uscire dall’insostenibile situazione. Un lieto fine che è auspicabile per tutte le donne che sono vittime di violenza fisica e psicologica.