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La7, la tv che ignora i diritti. Cairo lancia La7 Play, ma i giornalisti scioperano

La7, la tv che ignora i diritti. Cairo lancia La7 Play, ma i giornalisti scioperano

09 Luglio 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Urbano Cairo patron de La7 e del Gruppo RCS MediaGroup ha detto che in autunno lancerà una nuova piattaforma digitale: La7 Play, fatta con concetti molto moderni. L’annuncio è stato fatto alla presentazione dei palinsesti a Milano e  comporta  forti investimenti sul digitale. “La stagione appena conclusa ha segnato i migliori ascolti di sempre” ha aggiunto Cairo e se La7 debba essere considerata come la Tv anti-Meloni, il patron ha risposto che la rete « ha sempre evitato di fare sconti a qualsiasi governo». La sinistra, tuttavia, la predilige e l’antimelonismo di firme e volti di punta dei talk show, è un dato registrato da tempo da molti esponenti di centrodestra. Poi, passi che Giorgia Meloni ogni tanto si lasci intervistare da Enrico Mentana e che Italo Bocchino sia onnipresente a Otto e Mezzo, Piazza Pulita, Di Martedi. Le trasmissioni più seguite sono state tutte confermate per la stagione 2026/2027 e continueranno ad essere condotte dai soliti noti. La lista degli invitati permanenti effettivi forse si amplierà in vista delle elezioni.

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Ma qual è la vera La7, si chiedono i giornalisti della rete ?  ” La rete del pluralismo, del racconto dei diritti calpestati, dell’informazione indipendente, che ha saputo costruire un patrimonio di credibilità grazie al quale ottiene ascolti record o l’azienda che non rispetta i contratti di lavoro e non tiene conto delle sentenze dei Tribunali e della Cassazione ?” Addirittura. Redattori guastafeste ? Alla cerimonia dei palinsesti, però, la domanda non è arrivata. Cairo presenta risultati record, si scansa dall’anti Meloni, ma poi costringe i suoi giornalisti a fare sciopero. Si, perchè lo sciopeo c’è stato. Ha avuto adesioni altissime ed è passato in cavalleria. Non ne hanno parlato Gruber, Aprile, Cazzullo, Gramellini, Telese, Formigli, Floris, Botteri, tutti molto attenti a diritti, dissensi, denunce, lavoro nero. Una dimenticanza nella rete più democratica del media sistem ?  È giusto protestare per la commissione di vigilanza Rai, ma un privato che delude è una notizia.

Un apparato che non dà risposte sul “corretto pagamento delle domeniche per il quale i giornalisti sono stati costretti a ricorrere alla magistratura, sugli stipendi dei neoassunti tagliati senza alcuna regola, sul piano di stabilizzazione dei precari, sulla copertura dei ruoli rimasti vacanti dopo i pensionamenti”. Che botta per un editore accorto e navigato. Una lista nuda e cruda stilata dai giornalisti che l’emittente del pluralismo ignora. Nel pacchetto si parla anche di  “regolare accantonamento dei tfr, remunerazione prevista dalla legge per la cessione ai colossi del web dei contenuti giornalistici, copertura assicurativa per i dipendenti,  insufficienti dotazioni tecniche, uso dell’Intelligenza Artificiale”. Sinistra dei diritti dei lavoratori (giornalisti compresi) dove sei ?

Sono problemi che abbiamo posto da tempo- si legge nel documento votato all’unanimità dall’assemblea dei giornalsti- rimasti irrisolti, mentre crescono le difficoltà operative quotidiane.  A Urbano Cairo è arrivata una nuvola di polvere proprio mentre gioiva del successo imprenditoriale. Possibile che non rispetti il ruolo di quelle redazioni dove lavorano centinaia di giornalisti che aiutano le grandi firme ad andare in onda ?  Eppure il rilancio dell’emittente con l’offerta pubblcitaria del gruppo, è avvenuto proprio attraverso il lavoro delle redazioni. Soldi, più soldi che hanno “gratificato  solo azionisti, dirigenti e volti di rete”. Poi c’è chi scrive che questa è TeleKabul.

 

 

 

 

 

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