L’agricoltura e la cucina nelle mani dei detenuti. Rieducazione a Poggioreale

L’agricoltura e la cucina nelle mani dei detenuti. Rieducazione a Poggioreale

18 Febbraio 2026 Off Di MiriamPaola Agili
Nelle carceri si costruisce si costruisce il futuro. Chi sconta una pena non è detto che debba scontarla anche dopo, quando la cella si chiude alle spalle. La società ha il dovere di accogliere chi ha pagato il suo debito. Rieducare è la parola scritta nell’articolo 27 della Costituzione e di programmi messi in atto nei penitenziari italiani ce ne sono. L’impegno di volontari, organizzazioni laiche e cattoliche è fuori discussione. Le organizzazioni imprenditoriali  ed economiche, in verità, dovrebbero fare di più, ascoltando anche appelli solenni come quelli del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella o di Papa Francesco, prima e di Leone XIV, oggi.

Percorso formativo

 Un impegno vero  è in atto in questi giorni tra Napoli e Capua. Poggioreale è uno  dei penitenziari più affollati d’Europa e per questo, teatro anche di proteste. Ma il lavoro di reinserimento dei detenuti è ampio.
 Coldiretti Campania, Terranostra, l’azienda agricola Amico Bio e il carcere intitolato a “Giuseppe  Salvia” sviluppano un percorso formativo che ha messo insieme agricoltura, cucina contadina e agriturismo. Un progetto concepito per il recupero personale, la responsabilizzazione e il reinserimento dei detenuti.
Le attività sono partite nell’azienda agrituristica “La Colombaia” di Capua con i partecipanti a vivere un’esperienza immersa in un contesto agricolo e rurale reale.

Cuochi di domani

Nelle prime due giornate i partecipanti hanno preso parte a momenti teorici e pratici dedicati alla cucina contadina, alla valorizzazione dei prodotti stagionali e locali. In questo, un ruolo importante è quello dei cuochi contadini di Terranostra che condividono con i detenuti competenze tecniche ed esperienze lavorative concrete. Insegnano trucchi, rivelano segreti per far eccellere dietro i fornelli gli attuali carcerati, domani uomini liberi. Nei locali dell’azienda si  mescolando ingredienti e pazienza.
“Le due giornate- spiega Coldiretti Campania- rappresentano solo l’inizio di un percorso più ampio che intende svilupparsi nel tempo, con l’obiettivo di costruire nuove opportunità di crescita personale e professionale”.
L’originalità di quello che si sta facendo è replicabile in altre carceri per rafforzare il legame tra istituzione penitenziaria, mondo agricolo e territorio. Coldiretti ha aperto una strada, altri potrebbero seguire.
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