Nuovo lancio di missili, la Corea del Nord provoca ancora

Nuovo lancio di missili, la Corea del Nord provoca ancora

15 Maggio 2017 0 Di Redazione In24

Un altro test missilistico della Corea del Nord: così Kim Jong Un risponde ai tentativi di negoziato di Putin, di Trump e delle Nazioni Unite.

Nuovo lancio di missili della Corea del Nord

 

Un altro lancio di missili è stato effettuato dalla Corea del Nord. Lancio che viene visto dagli analisti come un salto di qualità nella tecnologia balistica dell’esercito di Kim Jong Un e dai diplomatici come una provocatoria risposta ai tentativi di negoziato di Donald Trump, Vladimir Putin e dell’Onu.

A colpire i tecnici è soprattutto il fatto che i due missili lanciati domenica dimostrano un ulteriore passo avanti nello sviluppo delle tecnologie balistiche della Corea del nord, che ora sembra padroneggiare anche le tecniche di rientro e aumentare la gittata dei propri ordigni. Dai missili caduti nel mar del Giappone siamo passati, a quanto pare, a quelli che riescono a percorrere anche 4mila chilometri e che possono trasportare una testata nucleare negli Usa.

 

L’agenzia di stampa ufficiale KCNA ha vantato infatti che quello lanciato domenica è il missile balistico strategico Hwasong-12. I due proiettili sono stati lanciati verso lo spazio, per non violare la sicurezza dei Paesi vicini, ed hanno volato fino a oltre 2.100 chilometri di altitudine per una traiettoria di 787 chilometri.

I dati forniti dai nord coreani sono stati giudicati attendibili dagli osservatori militari della Corea del Sud e del Giappone, concordi nel ritenere che i limiti raggiunti a febbraio sono stati abbondantemente superati con l’ultimo test.

Non solo, ma questi missili, se lanciati con una inclinazione minore, invece che verso l’alto, avrebbero facilmente percorso almeno 4.000 chilometri. Inoltre, e al di là di ogni più favorevole aspettativa, il missile nord coreano sembra ora n grado di volare stabilmente, di entrare nello spazio e di rientrare intatto nell’atmosfera terrestre per poi esplodere correttamente.

Insomma, le potenzialità e con esse la minacciosità della Corea del Nord stanno crescendo.

Una provocazione di Kim Jong Un

Per questo motivo, il lancio potrebbe essere una aperta provocazione alla comunità internazionale.

Il lancio infatti è avvenuto domenica, mentre i massimi rappresentanti della comunità internazionale erano a Pechino per la Via della seta, il vertice economico promosso dalla Cina.

Inoltre, il quotidiano ufficiale del regime Rodong Sinmum, che ha dedicato metà del giornale di oggi all’evento, ha mostrato anche la fotografia del dittatore Kim Jong Un che sprizza giubilo da tutti i pori.

Quello indicato sul giornale, poi, sembra proprio il missile che è stato fatto sfilare alle recenti parate militari del 15 aprile, giorno dell’anniversario del fondatore dello Stato Kim Il Sung, nonno del leader attuale.

 

E proprio Kim, invece di obbedire alle risoluzioni dell’Onu che vietano ulteriori esperimenti nucleari, ha rilanciato le accuse agli Stati Uniti di voler minacciare ed aggredire militarmente la Corea del Nord.

I missili nucleari, dunque, sarebbero non strumenti di offesa, ma armi difensive, la “spada sacra” con cui la Corea è pronta a difendersi da qualsiasi aggressione.

Eppure, nei giorni scorsi, Donald Trump aveva dichiarato di essere disposto a “dialogare” con il regime della Corea del nord, sia pure in presenza di certe condizioni.

Inoltre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha affidato ad una commissione presieduta dal capo del governo italiano Claudio Gentiloni il compito di “trattare” con PyongYang.

Proprio oggi, invece, il presidente russo Vladimir Putin, che insieme alla Cina assicura una qualche protezione alla Corea del nord, aveva detto che con il regime si deve dialogare invece che lanciare minacce.

Parlando a Pechino, Putin ha detto di considerare inammissibile qualsiasi esperimento o programma nucleare di qualsiasi Paese. Ma ciò non toglie che con il regime si debbano aprire trattative diplomatiche.

Inoltre, Putin ha lamentato che troppo spesso si è assistito a palesi violazioni della sovranità di qualche Stato, con truppe ed eserciti che hanno deposto regimi e invaso paesi.

Senza fare nomi, si tratterebbe però di azioni illegali e di una pericolosa escalation di violenza.

 

Il riferimento è chiaramente agli Stati Uniti, a cui la Russia addebita illegittime operazioni militari in Irak, Libia e Siria.

Invece, ha detto Putin, con il regime coreano si deve discutere e trattare per via diplomatica, che è preferibile alle “minacce”. “Dobbiamo abbandonare le minacce – ha detto -e tornare al dialogo, che è una pratica possibile e fruttuosa, come hanno dimostrato diverse precedenti esperienze della Russia”.