Lavoro: i dati di Unioncamere e le figure professionali che mancano

Lavoro: i dati di Unioncamere e le figure professionali che mancano

19 Febbraio 2026 Off Di Francesca Panico

Lo abiamo scritto pochi giorni fa: il mercato del lavoro in Italia soffre della mancanza di qualifiche professionali. Ora, anche i dati diffusi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere riportano al centro del dibattito pubblico il tema, che per gli operatori della formazione professionale non rappresenta una novità. Secondo il report nel  mese di febbraio quasi una posizione su due, tra quelle programmate dalle imprese, rischia di non essere coperta per carenza di competenze adeguate.

Figure da preparare

Tra i profili più difficili da reperire  ci sono figure tecniche e operative altamente specializzate, come saldatori e personale di assistenza sanitaria, professionalità che rientrano pienamente nell’ambito di intervento della formazione professionale qualificata.

“Il dato sul mismatch non ci sorprende, ma conferma in maniera plastica ciò che denunciamo da anni”, afferma Nicola Troisi, segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate. “Quando quasi il 50 per cento delle posizioni resta scoperto per mancanza di competenze- continua- significa che il problema non è l’assenza di lavoro, ma l’assenza di dialogo tra percorsi formativi coerenti, tempestivi e di qualità e coloro che sono chiamati, anche istituzionalmente, a fare incontrare esigenze produttive e persone, puntando su ciò che funziona davvero”.

Programmazione e concertazione

Le imprese dichiarano di non trovare saldatori, operatori socio-sanitari, tecnici specializzati, “ma questo dovrebbe orientare in modo chiaro le politiche pubbliche: sostenere la formazione significa sostenere la competitività delle imprese e l’occupabilità delle persone”, sottolinea Troisi.  Servono programmazione, concertazione con gli enti accreditati, monitoraggio costante dei fabbisogni professionali e tempi certi nelle autorizzazioni. “Diversamente- conclude Trosi- il divario tra imprese che cercano personale e giovani in cerca di occupazione è destinato ad ampliarsi”.

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