Lavoro nero & veleni, fuoco incrociato su Luigi Di Maio. M5s in difficoltà

Lavoro nero & veleni, fuoco incrociato su Luigi Di Maio. M5s in difficoltà

29 Novembre 2018 0 Di Marino Marquardt
Quando chi si gingilla col tiro al bersaglio non ha la mira buona… Può finire che un proiettile, di rimbalzo, possa colpire l’esecutore del colpo.

Il Fatto Quotidiano spara a salve sul Ministro del Lavoro

Oggi è accaduto al Fatto Quotidiano. Ma era un colpo a salve.
“Quando Di Maio serviva le pizze e le fotografava”, si legge infatti  in un titolo di prima pagina.
E nel pezzo si chiarisce: “Scopriamo dalla viva voce di chi serve ai tavoli, prepara le pietanze e tiene aperto il il locale che il futuro vicepremier e ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio ci ha lavorato per un anno, dall’estate 2011 all’estate 2012, cioè fino a pochi mesi della sua elezione alla Camera, come cameriere “non inquadrato”, che da queste parti significa in nero. E non solo: ha regalato a questo piccolo ristorante la sua attività di web master, aprendone e curandone il sito internet e la pagina Facebook “senza chiedere un euro: lo faceva a livello amichevole: era lui che faceva le foto delle pizze e le pubblicava”.
E allora? Allora dov’è lo scandalo in questa nota biografica?
Dal padre Antonio produttore di lavoro nero al figlio Luigi sfruttato pizzaiolo a nero, il passaggio ha in comune soltanto l’elemento “lavoro sommerso”. E nulla più.

Nessun collegamento tra il padre datore di lavoro a nero e Giggino pizzaiolo a nero. Ma tutto fa brodo…

E’ vero che la trama si svolge nella Terra del “Così fan tutti”, ma che collegamento c’è tra i due fatti, quello del Papà datore di lavoro a nero e quello di Giggino pizzaiolo altrettanto a nero? Nessuno. E quale colpa nella circostanza può essere questa volta addebitata al Ministro del Lavoro? Nessuna.
E allora? Allora tutto fa brodo…
E allora certi spunti giornalistici rappresentano soltanto la smania da parte di Alcuni di mantenere in caldo l’argomento richiamando episodi non collegabili e il cui unico fil rouge in questo caso è dato dal tema “lavoro sommerso”.
Non a caso a cavalcare il titolo del Fatto è l’Huffington Post, scuderia la Repubblica-L’Espresso. Un marchio di fabbrica che la dice tutta…

Huffington Post stakanovista, fa il megafono anche del Corriere della Sera

Ma non è tutto. Sopraffatto dal fuoco sacro della sua missione, l’Huffington si fa megafono anche del Corriere della Sera di cui riporta questo ampio brano:
“Antonio Di Maio compilava buste paga per i suoi dipendenti con cifre diverse da quelle reali. Metteva un compenso inferiore a quello elargito e il resto lo pagava «in nero». Lo hanno raccontato gli operai che lavoravano per la Ardima Costruzioni al giudice civile cui si era rivolto l’operaio specializzato Domenico Sposito. E lui stesso non ha negato di aver effettuato «versamenti in contanti». I verbali dei testimoni e i documenti contabili acquisiti nel corso della vertenza ricostruiscono la gestione dell’azienda di famiglia di Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e vicepremier. La società era intestata alla madre Paolina Esposito, ma era il padre il vero proprietario. E nel 2014 i genitori decidono di donarne le quote ai figli: il 50 per cento ciascuno a Luigi e Rosalba facendole confluire nella Ardima srl di cui è amministratore il terzo fratello, Giuseppe. E questa mattina sarà proprio Antonio a dover effettuare un sopralluogo con i vigili urbani sul terreno di Marignanella dove aveva sede legale l’azienda per la verifica di alcuni edifici abusivi. Su quei terreni ci sono alcuni ruderi, ma anche un campo di calcio”.

Per il Ministro forse è tempo di fare ciao ciao…

Troppi veleni tra verità e bugie, troppo chiacchiericcio. Rumors che danneggiano l’immagine di Luigi Di Maio e dei Cinquestelle.  Forse per il Capo politico del M5s nonché Vicepremier e Ministro del Lavoro è giunto il tempo di assumere una responsabile, dolorosa e coraggiosa decisione.
29/11/2018 h.12.25