Le audizioni di Ghizzoni e Visco, mine vaganti per il caso Etruria

Le audizioni di Ghizzoni e Visco, mine vaganti per il caso Etruria

17 Dicembre 2017 0 Di Marino Marquardt

Caso Etruria, finora sussurri e grida, molti sospetti e molte evidenze. E si avvicinano le audizioni di Ghizzoni e Visco.

Caso Etruria, le audizioni di Ghizzoni e Visco

Caso Etruria. Sospetti, sussurri, grida e querele. Un quadro che ha sullo sfondo il brodo di cultura, il retroterra culturale nel quale si muovono renzismo e interpreti del Giglio una volta magico. Tutti attori della provincia toscana.

Sono questi elementi – brodo di cultura e retroterra culturale – ad autorizzare dubbi e sospetti sulla vicenda e sullo spessore etico-morale di quanti abitano i piani alti di Palazzo Chigi e del Nazareno.

Spessore etico-morale secondo alcuni discutibile. Spessore etico-morale che – secondo alcuni – inevitabilmente finirebbe col riflettersi sulle scelte e sulle azioni di Matteo Renzi e dei suoi fedelissimi.

Ed ecco perché sul caso del crack della Banca aretina soprattutto le opposizioni vogliono vederci chiaro, ed ecco perché non tutti sono disposti a prendere per buone le parole in merito della Sottosegretaria Maria Elena Boschi.

E si citano esempi di scuola, dall’ “Enrico stai sereno” messaggiato da Renzi a Enrico Letta alla vigilia della defenestrazione da premier, al “Se perdo il referendum lascio la politica” pronunciato dall’ex Capo Scout a pochi giorni dalla consultazione popolare sulla Riforma costituzionale; dall’arroganza e dalla vocazione al comando che contraddistingue il personaggio al suo chiacchierato percorso pre-istituzionale presso l’azienda di famiglia. Una storia – quest’ultima – che merita un capitolo a parte.

Il percorso di Renzi nelle aziende di famiglia

Una storia all’insegna della furbizia, delle scappatoie consentite dalla legge e degli espedienti.

Matteo Renzi – il fatto è noto e le cronache ne sono piene – fu assunto come dirigente dalla società di famiglia, la Chil Srl, undici giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della Provincia di Firenze nel 2004.

Grazie a questa assunzione da dirigente (messo in aspettativa dopo l’elezione) per quasi 9 anni i contributi della pensione dell’allora dirigente-presidente-sindaco furono versati dalla collettività. Un bell’esempio di rigore etico-morale, insomma.

Ma non è tutto. In famiglia dieci società nell’arco di trent’anni e appena un dipendente a tempo indeterminato: Matteo, appunto. Inutile dire che della altalenante e talvolta burrascosa vita imprenditoriale di BabboTiziano, colpisce anche la gestione del personale delle sue aziende.

Dal Fatto Quotidiano a Panorama ai maggiori organi di Informazione: tra il 2013 e il 2014 la storia imprenditoriale della famiglia del Segretario del Pd e il racconto della carriera-lampo dello stesso divennero di dominio pubblico. E nessuno spiccò querela…

Altri tempi, tempi di vacche grasse in cui si poteva chiudere un occhio anche su articoli “malevoli”.

Banca Etruria, ecco perché le opposizioni vogliono chiarezza

Detto ciò – sotto la lente d’ingrandimento le qualità morali dell’Establishment del Nazareno – ecco la ragione per la quale le opposizioni reclamano che sulla Banca aretina e sul comportamento della Sottosegretaria sia fatta piena chiarezza.

Probabilmente determinanti le audizioni in programma ad inizio settimana presso la Commissione d’inchiesta del governatore di Bankitalia Ignazio Visco e dell’ex Ad Unicredit Federico Ghizzoni.

Due mine vaganti.

E c’è chi non esclude che le parole del governatore possano arrivare a coinvolgere il Segretario del Pd. Sarebbe una chiusura di Legislatura col botto…