Lettera a Giovanni Falcone

Lettera a Giovanni Falcone

23 Maggio 2020 0 Di Gaetano Bruno

Caro Giovanni, oggi vorrei raccontarti che il tuo sacrificio non è stato vano. Che il tuo eroismo – che tu interpretavi semplicemente come il tuo dovere – non è andato perso. Vorrei raccontarti, caro Giovanni, che il sistema Italia è cambiato, che il comparaggio è sparito, che si vive nella legalità, che si progredisce nella…

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Lettera a Giovanni Falcone

Caro Giovanni,

oggi vorrei raccontarti che il tuo sacrificio non è stato vano. Che il tuo eroismo – che tu interpretavi semplicemente come il tuo dovere – non è andato perso.

Vorrei raccontarti, caro Giovanni, che il sistema Italia è cambiato, che il comparaggio è sparito, che si vive nella legalità, che si progredisce nella meritocrazia, che lo sviluppo è per tutti e non per pochi.

Vorrei raccontarti che lo Stato ha vinto, e che la mafia – quel fatto umano che come dicevi tu ha un inizio e avrà anche una fine – a quella fine è arrivata grazie all’impegno di tutte le forze migliori delle istituzioni.

Invece, caro Giovanni, con quel sentimento di orgogliosa verità che ha mosso la tua azione da magistrato insieme ai tuoi colleghi e collaboratori, devo dirti che se le cose sono cambiate si tratta solo di una trasformazione superficiale.

La mafia non uccide fisicamente, o lo fa in maniera molto meno frequente. Oggi la mafia preferisce annientare le persone dal punto di vista economico e sociale. I principi mafiosi sono diventati il substrato culturale dove sono costretti a muoversi un po’ tutti.

 A fatica, accettando ingiustizie, pressioni, vessazioni di ogni tipo. Tu hai combattuto chi, accecato dalla bramosia di avere di più, di emanciparsi, di conquistare a qualsiasi costo una posizione economica migliore per se e per la sua famiglia – anche se il concetto di famiglia era quello di clan – non ha disdegnato di usare qualunque mezzo per arrivare al suo  obiettivoarrivando a far saltare in aria un pezzo di autostrada per colpire in modo esemplare non solo un magistrato e la sua scorta, ma tutte le forze sane del paese.

Oggi quelle stesse forze sane, caro Giovanni, combattono con la precarietà, con la disparità sociale, con il compromesso al ribasso della politica che troppo prende e poco da, che veste in giacca e cravatta e lascia il popolo in mutande,che mette in pratica il perfetto contrario di quello che predica a tutti i livelli,che crea quelle condizioni perché nessuno sia veramente libero,perché ci si senta in difetto a ribellarsi nella tensione alla propria dignità personale.

Oggi quelle forze sane che aspirano ad un futuro migliore per sé  per i propri figli, caro Giovanni, sono persone talmente disperate che come atto di ribellione e di protesta spesso scelgono il suicidio.

Vorrei raccontarti che il tuo sacrificio, caro Giovanni, non è stato vano e sicuramente non lo è stato ma oggi molti si sentono un po’ come te, soli e, perché no, anche impauriti perché anche seguendo il tuo esempio, facendo il proprio dovere, questa società fatica ad esaltare i valori per i quali tu, caro Giovanni, oggi non ci sei più.

Scritta il 23 maggio 2013

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A cura di: Gaetano Bruno
23 Maggio 2020 | 12:05