Libia, al Viminale si parla di immigrazione mentre Erdogan si prende la Guardia Costiera

Libia, al Viminale si parla di immigrazione mentre Erdogan si prende la Guardia Costiera

30 Ottobre 2020 0 Di Corrado Corradi

Incontro sul controllo dell’immigrazione tra ministri di Italia e Libia, mentre la Turchia addestra la Guardia costiera libica con le motovedete fornite dall’Italia.

Immigrazione dalla Libia, al Viminale gli incontri mentre Erdogan si prende la Guardia costiera

In questi giorni si sono incontrati, al Viminale, il nostro ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e l’omologo libico del Governo di accordo nazionale, Fathi Bashaga, per concordare come “intensificare l’azione di contrasto alle reti dei trafficanti di esseri umani”. Mi vien da dire: “Ottimo lavoro, convochiamo il responsabile libico e gli dettiamo (in politichese, concordiamo con lui) il da farsi“.

Peccato che mentre si discuteva sul da farsi, il ministro libico avesse già ricevuto disposizioni da qualcuno che sulla Libia ha più voce in capitolo dell’Italia, vedi Erdogan, il quale aveva già dettato il programma: “Addestramento e controllo della Guardia Costiera libica è competenza turca“.

Ho quindi rimesso in tasca le mie velleità di italiano medio e, ricorrendo alla lingua che nei momenti d’incazzatura mi è più congegniale, il dialetto parmigiano, ho detto: “Lé, acsi as fa!” che corrisponde all’italiano: “Ecco è cosi’ che si fa” intendendo che:

  • è così che fa chi ha gli attributi;
  • ed è cosi’ che fa chi invece è un pirla come da un po’ di tempo fa quest’Italia ridotta a italietta dall’insipienza e l’infingardia di questa classe politica.

A maggior ragione insisto con “Lé, acsi as fa!” quando, dopo aver fatto mente locale, mi sono reso conto che gli istruttori di Erdogan useranno proprio le motovedette che noi italiani abbiamo già donato alla Libia.

A questo punto l’incazzatura ha ceduto il posto alla disperazione e ho pronunciato la frase corrispondente a quello stato d’animo: “Eeh che lavooor!” che letteralmente significa “Eeh che lavoro” intendendo una fantozziana cagata pazzesca destinata alla rovina.

Va bene che il Viminale è la sede del Ministero dell’Interno e potrebbe anche non aver dimestichezza con la politica estera, competenza della Farnesina (“Alora a séma a post!” Ossia: “Allora siamo messi bene!”), ma che il Viminale non abbia contezza che Erdogan vuole il controllo delle rotta dei flussi migratori del Mediterraneo, non solo orientale ma anche centrale, da usare sia come arma di ricatto, sia per infiltrare in Europa chi vuole lui, fa preoccupare non poco.

Così la Turchia cerca di controllare il Mediterraneo

La posta in gioco è troppo alta, non si tratta solo di difendere gli interessi economici e produttivi regionali ma di evitare una pericolosa sovraesposizione a una minaccia che attiene alla sicurezza.

Ed è in casi come questo, che l’insipienza e l’infingardia fanno sorgere i peggiori dubbi: renitenza?

Dubbi che verrebbero anche a chi, seduto al bar, da una veloce scorsa ai quotidiani:

  • da qualche tempo la Turchia (previo versamento di una sorta di indecoroso “pizzo” da parte dell’Europa) ha assunto il controllo dei flussi migratori da oriente;
  • recentemente ha lanciato l’operazione “Nazione blu” con la quale, di fatto, ha attuato una “politica delle cannoniere” davanti alle coste greche mettendo il cappello sul Mediterraneo Orientale;
  • come se non bastasse, dopo aver sostenuto in tutti i modi l’estremismo jihadista in Siria, adesso agisce indisturbata contro i curdi e gli armeni in Nagorno Karabakh.

E noi adesso a Erdogan diamo l’OK, e le motovedette, per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale… una talpa ha la vista molto più lunga del nostro governo.