Lights Out, terrore nel buio

Lights Out, terrore nel buio

07 Agosto 2016 0 Di Emilia Parisi

Lights Out: James Wan produce un nuovo horror claustrofobico diretto da David F. Sandberg e interpretato da Maria Bello e Teresa Palmer. Al cinema dal 4 Agosto. 

Lights Out, alle radici della paura

Una creatura metà spettro e metà vampiro che si nutre di buio e pazzia. Questo essere inafferrabile si chiama Diana ed è stato generato dalla mente impressionabile di Sophie, una donna di mezza età affetta da disturbi psicologici che risucchia nel gorgo della sua lucida follia il marito Paul e i figli Rebecca e Martin, destinati a vivere un vero e proprio incubo.

Lights Out – Terrore nel buio (qui la scheda completa) è il nuovo horror targato James Wan, giovane cineasta di talento che ha firmato parecchie saghe, come Saw, Insidious, The Conjuring e Fast & Furious 7. Wan, qui in veste di produttore, ha ceduto lo scettro della regia all’esordiente svedese David F. Sandberg, autore di una serie di cortometraggi, tra i quali il corto virale del 2013 intitolato appunto Lights Out, da cui è stato tratto il film in questione.

Scritto da Eric Heisserer che ha precedentemente firmato la sceneggiatura del remake di Nightmare – Dal profondo della notte, del prequel de La cosa e di Final Destination 5, Lights Out – Terrore nel buio (qui il sito ufficiale) è un horror oscuro e claustrofobico incentrato sugli accadimenti sinistri che sconvolgono l’esistenza di una famiglia allargata, quella di Sophie e dei suoi due figli, che comincia ad essere minacciata da una presenza malefica determinata a vendicarsi.

Una tematica piuttosto sfruttata che ritroviamo in alcune saghe di successo degli ultimi anni come The Ring, Paranormal Activity e InsidiousLights Out – Terrore nel buio è interpretato da Teresa Palmer, Gabriel Bateman, Maria Bello, Alexander DiPersia, Billy Burke, Alicia Vela-Bailey, Lotta Losten, Andi Osho, Amiah Miller, Emily Alyn Lind e Ava Cantrell.

Lights Out, il plot

Sophie (Maria Bello) è una donna affetta da disturbi psicologici che ha trascorso parte della sua infanzia in una clinica psichiatrica. Ha due figli a carico, Rebecca (Teresa Palmer) e Martin (Gabriel Bateman), avuti da due uomini diversi: il papà di Rebecca è morto anzi tempo mentre quello di Martin, Paul (Billy Burke), viene a mancare nel prologo del film.

Sophie intrattiene un rapporto particolare con i suoi pargoli: ai limiti del sadico con il più piccolo, di amore-odio con la ribelle figlia maggiore per essersene andata via di casa troppo presto, abbandonando la madre al suo destino. Oltretutto Sophie ha uno strano vizio: si chiude al buio nello sgabuzzino di casa e conversa con una misteriosa presenza.

La sua interlocutrice è Diana (Alicia Vela-Bailey), una creatura che vive nelle tenebre, si sposta come una furia da un luogo all’altro, non tollera qualsiasi tipo di luce naturale o artificiale e, dulcis in fundo, nutre nei confronti di Sophie un amore morboso e possessivo che la spinge ad eliminare chiunque si frapponga fra loro due, figli compresi.

In un crescendo di tensione e di orrore, si moltiplicano le apparizioni improvvise del mostro: la diabolica creatura si accovaccia nelle tenebre, sferra i suoi attacchi bestiali prendendosela con Rebecca, con il suo fidanzato Bret (Alexander DiPersia) e con il piccolo Martin, che non riesce a chiudere occhio da giorni a causa del terrore del buio.

All’origine delle apparizioni incontrollabili di Diana, c’è proprio Sophie e la sua permanenza nella casa di cura: Diana, vecchia conoscenza di Sophie, morì carbonizzata dopo un elettro-trattamento estremo al diapason, mentre Sophie fu dimessa senza però aver risolto le sue ossessioni. La povera ragazza martoriata e uccisa in ospedale divenne così una sorta di amica segreta di Sophie

Lights Out, il corto del 2013 e i personaggi

Lights Out – Terrore nel buio prende le mosse da un video di tre minuti divenuto virale in Rete: in esso una donna (Lotta Losten, moglie del regista) è intenta ad accendere e spegnere la luce prima di coricarsi. Ogni qual volta la luce si spegne ecco materializzarsi un’oscura presenza nascosta nelle tenebre. Per evitare che il pulsante possa essere schiacciato prima del sorgere del sole, la donna sconvolta avvolge l’interruttore con il nastro adesivo e decide di mettersi a letto.

All’improvviso la luce della lampada si spegne, rivelando proprio accanto al letto della donna l’orrida creatura pronta ad attaccarla. Realizzato con un budget inesistente, l’agghiacciante cortometraggio di Sandberg non è sfuggito all’attenzione dell’accorto James Wan che ha subito deciso di contattare l’autore e di finanziargli il lungometraggio, dando una svolta alla sua carriera.

Lotta Losten compare in un cammeo citazionista all’inizio del film, ambientato in un magazzino pieno di manichini ed ha il compito di avvisare il marito di Sophie della presenza di qualcuno nascosto nell’ombra. Purtroppo l’avvertimento finirà inascoltato e Sophia e la sua famiglia ne pagheranno le conseguenze. A prestare il volto a Diana è Alicia Vela-Bailey, perfettamente credibile nei panni della creatura deforme e disumana grazie ad una silouhette longilinea e ad una voce stridula e urlante.

La paura del mostro è visibile sui volti degli attori, in particolare Teresa Palmer (la ricordiamo in Warm Bodies e nel remake di Point Break) e Gabriel Bateman, ma a fare la differenza è senza dubbio il personaggio interpretato da Maria Bello (impossibile dimenticare la scena hot sulle scale con Viggo Mortensen in A History of Violence), sospeso tra maternità e perversione.

Infine, ad interpretare il marito Paul dall’infausto destino è Billy Burke (il Charlie Swan della saga Twilight). Sandberg, che confeziona il film come un vero artigiano e fa saltare dalla sedia lo spettatore, riesce ad  insinuare in lui un dubbio profondo sulla vera natura di Diana: entità realmente esistente o proiezione della mente disturbata del personaggio di Maria Bello?