L’Islam tollerante chiama, l’Europa risponda

L’Islam tollerante chiama, l’Europa risponda

08 Ottobre 2020 0 Di Corrado Corradi

L’Islam tollerante mandano segnali forti, come di recente Egitto e Siria, diversi da quelli di Erdogan e della Fratellanza musulmana, L’Europa si metta in ascolto.

L’Islam tollerante chiama, l’Europa risponda

Il miglior Islam, il mondo arabo islamico «tollerante», chiama, ma noi non siamo in grado di sentirlo perché voltati da un’altra parte, figuriamoci poi se siamo in grado di capirlo e ascoltarlo, presi come siamo in procedimenti intellettuali invertiti, e condizionati da preconcetti e da analisi banali della realtà.

L’Islam «tollerante» indica, secondo un’azzeccata definizione del Sovrano marocchino Mohammed VI quell’Islam che si oppone all’Islamismo militante della Fratellanza musulmana, del movimento salafita, del wahhabismo, e di tutte le movenze radicali che applicano la « da’wa » (predicazione plagiante) e il jihad e che parimenti imperversano nel musulmano e non musulmano.

A fronte della tracotanza islamista del “Fratellino musulmano” Erdogan, in preda a deliri di onnipotenza non solo turca ma anche islamista, due paesi dell’Islam tollerante, l’Egitto e la Siria, hanno promosso due significative iniziative a favore delle loro comunità cristiane:

  • la restaurazione del monastero di Santa Caterina nel Sinai, che costituisce proprio un elemento simbolico storico di compartecipazione al Dio di Abramo pur nel rispetto della differenza tra Islam e Cristianità;
  • la costruzione in Siria di una chiesa intitolata alla Divina Sapienza, proprio come Santa Sophia di Istambul, appena convertita in moschea da un tracotante satrapo islamista di fronte ad una comunità internazionale intontita dai fumi dell’ignavia.

Tali iniziative, che sopravanzano le vane chiacchiere europee, sono particolarmente significative e non prive di pericoli per coloro che le hanno assunte e costituiscono la risposta di due Paesi arabi a maggioranza musulmana di quell’Islam “tollerante” di cui sopra, alla tracotanza di Erdogan e dell’islamismo militante che ormai imperversa nel Mashrek, nel Maghreb e, benché facciamo finta di non vederlo, anche in Europa…

Una demenziale canzone del più cupo ’68 recitava “cosa vuoi di più compagno per capire che è scoccata l’ora del fucile… dalle pantere nere una lezione impara”.

Ebbene, a ruoli invertiti Egitto e Siria, ma anche tutti quei Paesi del mondo arabo islamico che rigettano l’islamismo militante e che professano l’Islam tollerante, mutatis mutandis, sono le “pantere nere” e noi è da loro che dobbiamo imparare…

Svegliamoci, dunque, e smettiamo di ragionare come detta il main-stream, o come detta l’inerzia e l’ignoranza d chi è chiamato ad affrontare il problema.

Non restiamo ipocritamente “insensibili al grido di dolore che da tante parti” del Mediterraneo e del mondo arabo-islamico si leva verso di noi.

La Turchia, defilata protagonista delle primavere arabe, semina instabilità da ormai 10 anni nel Mediterraneo, dalla Siria alla Libia e alla Tunisia.

Il suo protagonismo non riguarda solo una velleità da neo-ottomanesimo ma è l’avanguardia di una espansione ben più pericolosa, quella dell’islamismo militante che prevede l’applicazione della “Da’wa (per convincere e creare adepti e combattenti) e del jihad allo scopo di estendere l’islam “intollerante” a tutto l’orbe, cominciando dal Mediterraneo, con la politica del bastone, attacchi jihadisti più o meno strutturati, e della carota, qualche dichiarazione conciliante nei talk-show, ad opera di islamisti militanti che applicano la takiya o dissimulazione).

La Takiya è un machiavellico precetto dell’Islam militante strumentale a insinuare l’Islam nelle realtà ove non é possibile imporlo con «bi-al-siif», cioè con la spada