L’Italia del calcio chiede cambiamenti. Chi si dimette ?

L’Italia del calcio chiede cambiamenti. Chi si dimette ?

01 Aprile 2026 Off di Piero Sandulli

Il calcio italiano è nella bufera. I vertici della Federazione resistono, ma la storia della Nazionale è la storia degli italiani. Fino a questo momento non si è dimesso ancora nessuno. Eppure…..

Nel 1966, quando eliminandoci dal mondiale inglese, Pak Do Ik, per gli italiani divenne l’odontotecnico più famoso d’Asia. La Federazione del calcio, sentendosi profondamente umiliata da quella sconfitta patita dalla Corea del Nord, attuò drastici rimedi. I rimedi ebbero il merito di riportare il nostro calcio ai vertici, con la vittoria degli Europei nel 1968 e soprattutto con il titolo mondiale del 1982. In mezzo un altro mondiale al vertice, in Argentina nel 1978.
Erano altri tempi e soprattutto era una Federazione calcio di altra caratura, rispetto agli equilibri interni del calcio. Oggi non è più la Federazione a dettare le regole. Subisce, fin troppo, i capricci e le bulimie economiche della Lega di serie A e dei suoi padroni.

Un tempo si faceva così

Sessant’anni fa fu ridotto il numero delle squadre partecipanti al massimo campionato, riducendole a 16. Furono chiuse le frontiere agli stranieri, fu impedita l’utilizzazione in Nazionale degli oriundi.La guida della squadra fu affidata ad un tecnico federale: Ferruccio Valcareggi, sotto la iniziale supervisione del Mago Helenio Herrera, fresco vincitore di due Coppe dei campioni.

L’ora dei rimedi

Come detto, quella cura draconiana ebbe i suoi effetti ed in breve la Nazionale tornò competitiva. Certamente erano altri tempi, ma anche oggi alcuni rimedi possono essere cercati.

È necessario preliminarmente ripartire dai vivai, che vanno incoraggiati e protetti, come accade in Spagna. Ma, poiché le nostre società del massimo campionato sono, ormai, endemicamente indebitate, sarebbe necessario individuare, da parte dello Stato, regole che impediscano tale stato di cose. Inoltre, va individuata la figura giuridica della società sportiva, che deve avere regole ed asset propri.

 Stranieri in campo e meno squadre

Le società di calcio non possono e non devono essere regolate dalle norme sulle società di capitali e, meno che mai debbono essere quotate in Borsa. Anche l’eccessivo numero degli stranieri, ormai giunti a due terzi dei calciatori di serie A, deve essere limitato.

Il rimedio va ricercato nella specialità e specificità dello sport, che, in tal modo, può evitare anche le regole della libera circolazione dei lavoratori europei.
Deve poi essere lasciato più spazio alle Nazionali, riducendo almeno a 18 le partecipanti al massimo torneo.

Non perdiamo altro tempo

Importante è anche incrementare il numero delle seconde squadre (oggi nel campionato di serie C sono soltanto 4).
Non si può più perdere tempo, perché i possibili rimedi diano risultati, ci vorranno alcuni anni e non dobbiamo permetterci il lusso di non disputare un altro mondiale !
La Federazione deve riprendere il ruolo di guida del movimento, che da troppo tempo ha abbandonato.

**Piero Sandulli è avvocato, docente di Diritto processuale civile e di Giustizia sportiva

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