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Londra sotto attacco, sette morti investiti e sgozzati

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Terrorismo Londra 3 giugno 2017

Ancora Londra, ancora una notte di fuoco e di sangue. Notte di stragi e di sirene, di spari e di polizia, di vittime investite e sgozzate. Si sveglia così, questa mattina, la capitale britannica, contando sette nuovi morti e quarantotto feriti. A cinque giorni dal voto e dodici dall’ultima strage di Manchester.  Aggiornando la lunga e luttuosa lista di stragi terroristiche ormai in perenne escalation, un nuovo attentato ogni due settimane.

Ieri sera a Londra, alle 10,07, un’ora in più in Italia, al servizio ambulanze arriva la prima  richiesta di soccorso: si parla di un furgone lanciato a alta velocità sulla folla che passeggia lungo i marciapiedi del London Bridge. Si racconta di corpi rimasti sull’asfalto, di molti feriti, probabilmente di vittime.

Il furgone, nel frattempo ha concluso la sua corsa omicida schiantandosi poco più avanti, tra Barrow Boy e il Banker Pub. L’autista e gli altri due uomini sul mezzo restano però illesi. Riescono quindi ad abbandonare il furgone e raggiungere Borough Market, il mercato coperto di memoria vittoriana poco distante, caratteristico per i localini di tendenza dove mangiare e bere, e  dove in molti stavano seguendo, all’aperto, la finale della Champions League.

Durante il tragitto i tre in fuga non risparmiano la loro violenza ai passanti. Secondo i numerosi testimoni oculari incrociati con  altrettante testimonianze inviate attraverso i  social, i terroristi armati di lunghi coltelli – si parla di lame di una trentina di  centimetri – procedono pugnalando e ferendo a più riprese e con inaudita ferocia, chiunque incontrano a loro tiro. Nel nome di Allah Akbar, brand ormai immancabile nel corso di ogni atto terroristico.

Raggiungono Borough Market, dove altri testimoni oculari riferiscono, tra i vari orrori,  di un uomo armato di coltello entrare nel ristorante El Pastor e subito dopo pugnalare e sgozzare una ragazza dello staff sotto gli occhi atterriti dei presenti, che avrebbero cercato di fermarlo lanciando addosso sedie e bottiglie.

Ma sono proprio le numerose testimonianze rilasciate ai media o riportate sui social durante la notte insanguinata di Londra a lasciar ipotizzare un numero maggiore di terroristi armati di coltello rispetto a quello fornito dalle autorità. Almeno cinque infatti sarebbero quelli avvistati armati e  in azione intorno al Borough Market, fra i ristoranti Brindisi, El Pastor, the Wheatsheaf Pub, Roast e il Black and Blue.

Tuttavia, secondo le fonti ufficiali inglesi alle 10,16 , ovvero dopo appena otto minuti dalla prima chiamata di soccorso al London Bridge, la polizia e i servizi di sicurezza sarebbero intervenuti neutralizzando e uccidendo i tre terroristi al di fuori del Wheatsheaf Pub.

Nel frattempo l’allarme terrorismo si era esteso a un terzo possibile focolaio in una zona al sud di Londra, dove incidenti che poi si sono rivelati estranei ai fatti, hanno per un po’ aggiunto  Vauxhall alla lista del terzo contemporaneo attacco terroristico in corso. Allarme fortunatamente rientrato nel corso della nottata. Durante la quale, oltre la chiusura di alcuni tratti della rete metropolitana adiacenti ai luoghi degli attacchi, é stato diramato l’alert alla popolazione attraverso il web e in linea con il piano di sicurezza Run-Hide-Tell (scappare, nascondersi, chiedere aiuto) al fine di indicare alla popolazione come comportarsi durante gli atti terroristici.

Tuttavia, due ore e mezzo dopo il primo attacco, l’assedio di Londra era ancora ufficialmente derubricato a incidente in corso. Solo a mezzanotte e mezzo il premier Theresa May ha rilasciato un comunicato in cui “il terribile incidente”  si era evoluto in “potenziale atto terroristico”. Comunque potenziale. Nonostante i cinematografici “soli otto minuti”  straordinariamente pubblicizzati su tutti i media, e ufficialmente definiti il tempo utilizzato dall’apparato di sicurezza britannico per attivarsi, identificare e neutralizzare gli aggressori.

 

 

 

 

 

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Claudia Svampa
Claudia Svampa, giornalista professionista, si occupa da oltre venti anni di temi internazionali, terrorismo, immigrazione e difesa. Lavora nella redazione della rivista Libertàcivili del ministero dell'Interno. Dal 2015 fa parte della redazione centrale di ItaliaNotizie24 per la politica estera. E' stata per quattro anni corrispondente del quotidiano Il Tempo dalla Tunisia. In precedenza, per la stessa testata è stata corrispondente per quattro anni da Bruxelles. Ha iniziato a scrivere per Il Tempo nel 1993. Ha anche lavorato per le agenzie stampa ADNKronos, Aki e Grtv. Dopo aver conseguito attestazione dal parte del ministero della Difesa, del COI e della FNSI di stampa embedded, accreditata alle missioni nelle are di crisi e di guerra, ha realizzato servizi e reportage in Sahel, Tunisia, Libia, Mediterraneo centrale, oceano Indiano, Somalia e Iraq. IN OGNI PARTE DEL MONDO - Reportage tra le Forze Speciali nei teatri di guerra é il suo primo libro.