L’ortodosso M5s e la fedelissima berlusconiana presidenti di Camera e Senato

L’ortodosso M5s e la fedelissima berlusconiana presidenti di Camera e Senato

24 Marzo 2018 0 Di Marino Marquardt

Nel Centrodestra trovato l’accordo sulle presidenze di Camera e Senato dopo una tempestosa notte a Palazzo Grazioli.

Presidenze, la fedelissima berlusconiana  e l’ortodosso M5s

Sono stati eletti dopo una sofferta nottata a Palazzo Grazioli, quartier generale capitolino di Silvio Berlusconi.

I conti nelle Aule non tornano, qualcuno non ha osservato gli ordini dei rispettivi partiti. Ma tant’è.

Pur in assenza dell’osservanza di quella che una volta si chiamava disciplina di partito, ce l’hanno comunque fatta il Cinquestelle Roberto Fico e la forzista Maria Elisabetta Aberti Casellati a conquistare le prime poltrone di Camera e Senato.

Fico ha ottenuto 422 voti sui 498 disponibili (M5s, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia); la Casellati 240, qualcuno in meno rispetto al borsino M5s, Lega, FI, FdI.

Quella chiacchierata assunzione della figlia al ministero…

71 anni, nata a Rovigo, tra le fondatrici di Forza Italia. Tra le note caratteristiche del curriculum parlamentare della neo presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati spiccano elementi non proprio edificanti.

In Parlamento dal 1994, anno della discesa in campo del disarcionato Cavaliere, nel 2005 la Casellati ricoprì l’incarico di sottosegretaria nel Ministero alla Salute guidato da Girolamo Sirchia.

E la figlia Ludovica divenne capo della segreteria di quel Ministero.

Nel curriculum della neo presidente del Senato anche il contributo alle leggi ad personam e il contrasto alle unioni civili.

Fu poi eletta al Csm in quota Forza Italia.

Un passato, insomma, tutto al servizio dell’Immarcescibile Silvio.
I

nsomma dopo tutto il casino fatto sulla candidatura di Paolo Romani c’era da aspettarsi di meglio. Mission del suo mandato, la fedeltà all’ammaccato Capo

Dai call center alla presidenza della Camera

Laureato in Sociologia, dai call center alla presidenza della Camera passando per la presidenza della Vigilanza Rai.

Roberto Fico – 43 anni, nato a Napoli – spunta quasi dal nulla nelle cronache politiche di Napoli.

E’ l’anno in cui fonda il primo meet-up di Grillo in città.

Impresa quasi carbonara.

I cinque stelle restano per anni nell’anonimato.

La prima avventura la tentano nel 2010, alle Regionali.

Fico è candidato presidente: poco più di 39mila voti, pari all’1,34 per cento.

Passano appena otto anni e tre domeniche fa quei 39mila voti in tutta la Campania diventano 61.819 voti (57,6 per cento) nel solo collegio di Fuorigrotta, dove Fico stravince la sfida uninominale.

Una parabola racchiusa in queste due date, che è un po’ la stessa dell’intero Movimento: da semisconosciuti a seguaci del “vaffa”, fino al governo nazionale.

Mission della sua presidenza il taglio delle spese e dei vitalizi.

L’ortodosso pentastellato e la fedelissima berlusconiana. Sono le due nuove facce delle Istituzioni parlamentari parallele.

E ora prove tecniche di governo mentre il Pd è travolto da cupio dissolvi

Archiviato il primo atto della Legislatura, si lavora al Governo che verrà.

L’impresa non si presenta tra le più semplici nonostante il buon esito della prova generale d’intesa tra M5s e Lega in occasione dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato.

In questo scenario appare sempre più sconcertante l’inabissamento del Pd, la seconda forza politica del Paese sopraffatta dalla tentazione di cupio dissolvi.

Un partito destinato all’irrilevanza se non si libererà dalle catene del renzismo.