Cinema: “Death Stranding 2” con Luca Marinelli e Alissa Jung
05 Novembre 2025Al Comics di Lucca, la storia del videogioco firmato dal giapponese Hideo Kojima.
Luca Marinelli e Alissa Jung, due attori affermati sono tra gli attori di Death Stranding 2. Sono venuti al Comics e preso parte a un panel a Teatro del Giglio con Hideo Kojima, regista , star dell’Edizione 2025 della rassegna di Lucca. Uno dei primi temi affrontati nel panel ha riguardato lo sviluppo di Death Stranding 2, il videogioco dove Luca Marinelli e Alissa Jung interpretano rispettivamente Neil Vana, un corriere e contrabbandiere, e Lucy, una terapeuta legata a Neil in quanto suo paziente. I due personaggi sono connessi in modo più profondo di quanto possa sembrare, condividendo una storia segnata da abbandono e sensi di colpa.
La trama è avvincente. Marinelli ha raccontato come lavorare con Hideo Kojima sia stato per lui “un sogno divenuto realtà”, ricordando il bambino che un tempo giocava ai “giochi del maestro”. Kojima, dal canto suo, ha spiegato di aver scoperto l’attore italiano grazie alla sua interpretazione nel film Martin Eden (2019). Dopo aver espresso pubblicamente un giudizio estremamente positivo sul film e sulla prova di Marinelli, lo stesso attore gli scrisse un messaggio per ringraziarlo, confessandogli di essere da sempre un suo grande ammiratore.

L’esperienza degli attori
Il primo Death Stranding aveva trovato uno dei suoi punti di forza negli antagonisti, per esempio il veterano di guerra Cliff Unger. Per il secondo capitolo, il regista giapponese ha voluto creare un personaggio “ancora più potente” di Cliff, e di aver pensato immediatamente a Marinelli per il ruolo. Marinelli ha raccontato come si sia preparato per interpretare il personaggio di Neil Vana, spiegando che l’approccio seguito è stato del tutto simile a quello adottato per un film tradizionale. « Si incontra il regista», ha spiegato, «si ascolta la sua visione, si approfondisce il personaggio».
L’attore ha rivelato di essersi immerso nell’universo narrativo di Death Stranding giocando il primo capitolo, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere più a fondo l’essenza e le atmosfere create da Kojima. Per Marinelli è stato come trovarsi sul set di un film, l’unica differenza è che lo spazio era completamente vuoto, e questo richiedeva uno sforzo di immaginazione notevole. Alissa Jung, a sua volta, ha sottolineato come, nonostante la distanza fisica, fosse sempre percepibile la presenza di Kojima: « Anche se non eravamo nella stessa stanza, sentivamo che lui era lì, a supervisionare tutto».
Il messaggio di Kojima: creare è libertà
Kojima ha spiegato come uno dei messaggi più intensi e significativi sia una riflessione sul cambiamento del concetto stesso di creatività e sulle opportunità offerte dal mondo contemporaneo. Ha ricordato come, ai suoi esordi, fosse indispensabile appartenere a una compagnia per poter sviluppare un videogioco: non esistevano strumenti accessibili e realizzare un progetto in autonomia era semplicemente impossibile. Tuttavia, lavorare all’interno di una struttura aziendale, significava anche accettare dei vincoli, delle regole che spesso limitavano la libertà espressiva e impedivano di essere pienamente se stessi sul piano creativo. Oggi, ha spiegato il maestro giapponese, la situazione è radicalmente mutata. In un contesto digitale sempre più democratico, chiunque può disporre degli strumenti necessari per creare: una videocamera, uno smartphone, un software di montaggio o un motore grafico sono ormai alla portata di tutti. Ciò che un tempo richiedeva apparecchiature costose e competenze specialistiche è ora accessibile a chiunque abbia curiosità, passione e desiderio di esprimersi.
Kojima ha voluto sottolineare come questo scenario apra possibilità senza precedenti per le nuove generazioni di artisti e creativi: oggi chiunque può mostrare al mondo la propria opera, condividere le proprie idee e trovare un pubblico attraverso la rete. Il suo invito finale è stato un vero e proprio manifesto di libertà artistica: amare i videogiochi, i fumetti e le arti visive non deve essere motivo di insicurezza, ma una fonte di forza e ispirazione. L’arte, oggi, appartiene a tutti e ciascuno può contribuire a essa, da solo o insieme ai propri amici.






