“…Ma Bruto è uomo d’onore…”. Shakespeare detta il copione a Di Maio e a Salvini

“…Ma Bruto è uomo d’onore…”. Shakespeare detta il copione a Di Maio e a Salvini

16 Maggio 2019 0 Di Marino Marquardt

“…Ma Bruto è un uomo d’onore…”. Torna alla mente l’orazione funebre di Marco Antonio nel “Giulio Cesare” di William Shakespeare nell’ascoltare gli “Amici” e Soci di Governo intenti a pugnalarsi reciprocamente.

Antico gioco retorico fondato sull’uso di vaselina

Si tratta di un gioco retorico antico, di un gioco fondato sulla spalmatura di vaselina sull’avversario prima della stoccata nel fondoschiena. E’ il gioco nel quale da giorni sono impegnati l’un contro l’altro i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini

E’ un gioco fondato sulla collaudata tecnica attraverso la quale il senso dei discorsi è dato da ciò che segue il “ma” o il “tuttavia”.

Ed è tipico degli ipocriti, degli infidi, iniziare un giudizio lodando apparentemente la persona di cui si parla per arrivare poi al “ma”. “E’ bello ciò che hai detto, grazie di ciò che hai fatto, ma, ma, ma…”. E dopo il “ma” viene fuori ciò che veramente si pensa di una persona o di un fatto. E viene fuori il veleno. O spunta lo zuccherino per addolcire accuse e sospetti.

E non a caso è questo il meccanismo del copione delle squallide polemiche a distanza tra il Capo Cinquestelle e il Pari Grado leghista. Aspri duelli, jacovelle e putecarelle di bassissimo profilo con la promessa dell’uscita di tarallucci e vino a fine rappresentazione. Tutto ciò appare offensivo per l’intelligenza di quanti sono loro malgrado costretti a fare da spettatori.

Una querelle indecente tra Due personaggi nei quali – a giudicare dalla ruvidità degli attacchi che si portano reciprocamente – la dignità sembra latitare.

Squallido spettacolo messo in scena da Gnomi che si credono Statisti

Uno spettacolo squallido, indecente, messo in scena da Gnomi che si credono Statisti.

Volano gli stracci tra i Due e le parole colpiscono come pietre. Ma si guardano bene dall’agire di conseguenza, si guardano bene dal rompere quell’accordo contronatura figlio della scellerata voglia di pop corn dell’ex Capo Scout di  Rignano sull’Arno.

Clima rissoso, da cartellino rosso per entrambi. Si insultano ma si promettono la convivenza sotto lo stesso tetto di Palazzo Chigi. I Due dopo le mazzate si prodigano in reciproche rassicurazioni per bramosia di potere, per amor di poltrone e per il comodo modo di sbarcare il lunario.

Di fronte alla rozzezza del Leader della Lega e all’ostentato vacuo perbenismo del Capo Cinquestelle il rischio di cadere nel qualunquismo è forte. Ed è il rischio che il sottoscritto sta correndo nello scrivere queste poche parole. Ma è il rischio che si corre quando gli attori della Commedia di Palazzo o appaiono privi di spina dorsale, o appartengono alla categoria dei guitti o sono del tutto inadeguati al ruolo.

Sceneggiata di infimo livello di fronte alla quale un catartico affanculo è partito dalla bocca di Beppe Grillo.

Ma non è una cosa seria, avrebbe commentato Luigi Pirandello…

16/05/2019  h.20.00