Ma non è una cosa seria. Le contraddizioni pirandelliane calano nella politica

Ma non è una cosa seria. Le contraddizioni pirandelliane calano nella politica

09 Aprile 2018 0 Di Marino Marquardt

Luigi Di Maio e Matteo Salvini sull’orlo di una crisi di nervi si mandano a quel paese.

Si allontana l’intesa sul contratto programmatico tra M5s e Lega

Ma non è una cosa seria, titolava così la sua commedia Luigi Pirandello in cui protagonisti e comprimari vengono sopraffatti dagli scherzi della vita, scherzi che non finiscono mai di sorprendere per le intrinseche contraddizioni in essi contenuti.

E non è una cosa seria neanche la vicenda politica italiana di questi giorni. Una commedia nella quale il relativismo numerico la fa da padrone. Si scontrano i numeri di una Coalizione posticcia – quella di Centrodestra – con quelli di una forza politica “nature”, con quelli di un soggetto politico che ha raccolto consensi senza ricorrere agli artifizi consigliati da una Legge elettorale immonda. E accade così che il Grande Sconfitto di Arcore (Silvio Berlusconi) e la Ancella di Trastevere (Giorgia Meloni) vogliano dettar legge sfruttando la rendita dell’unico vincitore dell’Alleanza, Matteo Salvini.

Berlusconi e Renzi, macigni insormontabili

Un imbroglio, un sofisma che rende di fatto proibitiva la stipula di un contratto sul programma delle cose da fare tra il capo politico Cinquestelle, Luigi Di Maio e il leader leghista Salvini. I Due potenziali partner oggi – di fatto – si sono mandati reciprocamente a quel paese. Dopo il dialogo, insomma, si alzano le voci e si sfiorano gli insulti. Di Maio: “C’è lo zero per cento di possibilità che il Movimento 5 stelle vada al governo con Berlusconi e con l’ammucchiata di Centrodestra”; Salvini: “Di Maio, in questo momento, mi interessa meno di zero”.

Appare insomma sempre più una trattativa senza sbocco, questa tra M5s e Lega. Il macigno Berlusconi impedisce l’incontro tra i rispettivi leaders. E gli interessi personali di bottega aggravano la situazione spingendo Salvini a non fare niente per rimuovere l’ingombrante ostacolo.

Senza poi dire del masso Renzi che divide il M5s dal Pd. Un ostacolo insormontabile soprattutto per i duri e puri Cinquestelle.

E’ proprio vero, non è una cosa seria! Non può essere diversamente se i Due grandi sconfitti del 4 marzo riescono ancora a dare le carte sul tavolo della politica.