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Mai dire Sei Mia: Annamaria Spina contro il femminicidio vuole una riforma della giustizia

Mai dire Sei Mia: Annamaria Spina contro il femminicidio vuole una riforma della giustizia

05 Giugno 2021 0 Di Camilla Alcini

Dal dramma personale alla battaglia per le vittime di femminicidio: Annamaria Spina si racconta con Mai dire sei mia, il progetto che punta a leggi più efficaci.

“Mai Dire Sei Mia”, progetto internazionale contro il femminicidio che punta alla riforma della legge

Sei mia. Due parole corte, sei lettere in tutto, che se accostate diventano una sentenza e racchiudono tutta la tragedia dei casi di femminicidio in Italia. Annamaria Spina avrebbe potuto essere una vittima, invece è diventata una sopravvissuta. Ora l’attrice attivista chiede una riforma dell’ordinamento giudiziario che possa mettere fine al dramma sociale dell’omicidio di genere.

Solo nei primi cinque mesi del 2021, 39 donne sono morte. La gelosia, il possesso, la prepotenza, si celano pericolosamente dietro al “sei mia”, che diventa una prigione troppo spesso letale.

Annamaria Spina: dal dramma personale alla battaglia per le vittime di femminicidio

Di queste due pericolose parole Annamaria Spina, attrice catanese ed esperta di comunicazione sociale all’Università Meier, ha fatto la sua motivazione per chiedere una riforma della legge italiana.

La sua storia ha inizio nella calda Sicilia, dove nel 1993 è tragicamente protagonista di un tentato omicidio da parte di chi dichiarava di amarla.

“Fu perché facevo l’attrice. Era molto geloso del mio mestiere,  voleva che io lo lasciassi. Per me era oltre ad un lavoro, recitare era il mio modo di essere. Mi rifiutai“, ci racconta. Stanca, la donna decide dunque di chiudere la relazione. Apparentemente d’accordo, il fidanzato chiede di restare amici e di avere un ultimo chiarimento. “Con questo pretesto, mi venne a prendere per portarmi all’inaugurazione di un locale. Ma invece finimmo in una campagna isolata, dove successe quello che potete immaginare. Ero in fin di vita“.

In quel momento Annamaria non sapeva che sarebbe diventata una sopravvissuta. Un’illuminazione la salvò infatti dalla furia violenta del suo aggressore.

“La mia fede mi ispirò a dirgli che l’avrei sposato. Con questa frase lui si calmò subito. Mi accompagnò in ospedale facendomi promettere che avrei dichiarato di essere stata vittima di un incidente. Dalle mie condizioni in pronto soccorso si accorsero subito che non poteva trattarsi di quello e chiamarono i carabinieri. Io ero in coma, quindi fu mia madre a sporgere denuncia per me. Sotto minaccia ritirai la denuncia successivamente, ma il reato era molto grave e quindi il processo proseguì. Gli diedero sei mesi.

Mettersi nei panni di Annamaria non è facile, ma è facile immaginare la delusione e la paura che tale risposta dalla giustizia, unico strumento in grado di tutelarla, provocò in lei.

La richiesta di riforma giudiziaria e l’importanza della prevenzione culturale

Annamaria Spina non è una delle oltre 4 mila vittime di femminicidio negli ultimi 30 anni in Italia. Ma è per loro e per tutte le donne in pericolo che l’attrice è scesa in prima linea a chiedere una riforma della giustizia. Quei sei mesi, il rischio di vedere il suo quasi assassino a piede libero in cosi poco tempo, l’hanno spronata a chiedere a gran voce un cambiamento.

“Voglio che qualcosa cambi. Dico voglio perché non c’è più spazio, non c’è più tempo per i ‘vorrei’. Ogni giorno una donna muore, e se non cambiamo le cose ciascun femminicidio sarà un delitto di Stato“.

Le sue parole sono forti, come lei, perché si rivolgono direttamente ai leader politici con una disperata richiesta di aiuto. La riforma della Spina ha inizio dove ha inizio il problema: “Innanzitutto,  c’è bisogno di prevenzione culturale. Università, licei, ogni grado della scuola deve adottare la materia etica. Cosi come in famiglia, bisogna da subito educare al rispetto della donna e ai giusti principi morali”.

“Serve una rete fissa e fitta”: il ruolo dei media

Successivamente, bisogna attirare l’attenzione con continuità, una volta per tutta. Annamaria ci spiega: Serve una rete fissa e fitta. Fissa nel senso di determinazione quotidiana, è fondamentale riuscire a godere di una costante attenzione mediatica. Dobbiamo dare fastidio, non si può più ignorare questa realtà. Molte donne hanno tentato prima di me, ma non c’è continuità e per questo finora abbiamo fallito. Le vittime della violenza di genere che ci sono ogni giorno devono tormentare  l’opinione pubblica quotidianamente, non solo il 26 Novembre e l’8 Marzo. Non bastano gli scioperi, le proteste sporadiche in piazza: serve un’azione martellante sopratutto mediatica che porti i politici a volere una riforma della giustizia”.

L’obiettivo è chiaro, ma in che modo si può far si che finisca in cima all’agenda della classe politica è meno immediato. Tuttavia Annamaria Spina è già riuscita a farsi notare dal Partito Liberale Europeo, che l’ha invitata ad intervenire durante una convention per raccontare la sua esperienza.

Mai Dire Sei Mia, la campagna internazionale

Proprio perché la violenza di genere è un problema culturale oltre che politico, è nella recitazione che Annamaria ha trovato il coraggio di riportare alla luce la sua storia, che poi è quella di molte donne.

Nasce cosi il cortometraggio Sei Mia” (visibile qui in fondo all’articolo), presentato al Film  Festival di Taormina nel 2019. Il successo del messaggio è immediato, e attira l’attenzione della giornalista spagnola Candela Copparoni, che con il sostegno di Città Nuova decide di renderlo internazionale.

Sei Mia” diventa “Mai dire sei mia”, una campagna che vede protagoniste donne di tutto il mondo con la scritta tradotta nella loro lingua su un foglio. Le varie fotografie vengono poi raccolte per promuovere il messaggio internazionalmente.

Purtroppo, ad esporsi sono quasi sempre solo donne. “Gli uomini mi dicono di farmi gli affari miei. Continuo a ricevere minacce, anche molto brutte, principalmente da uomini. Capisco che la mia richiesta di avere la certezza della pena sia scomoda. Ma io ci ho messo la faccia, e andrò incontro a qualsiasi cosa. In fondo, bisogna pure avere una ragione di vita.

Un business etico che ponga al centro i valori

La campagna sociale è un successo, ma Annamaria punta al cambiamento concreto con “determinazione, costanza e divulgazione”. Nel suo progetto, il business occupa un posto importante. Ma si tratta sempre e solo di un business che sposi l’etica.

“Come dice il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, in un mondo in cui tutto si muove per soldi, il business deve essere filtrato dal sociale.

Parlando del Covid e della crisi che ha causato, Annamaria è speranzosa: “Se tutte le società mirassero a questo tipo di business nel nostro post-guerra, ormai vicino, come sarebbe il mondo? Possiamo e dobbiamo sperare in un business diverso, più pulito e sociale. Se dal Covid non abbiamo capito questo, l’esigenza dell’umanità di valori, non abbiamo capito niente”.

Parlando della pandemia e del futuro del suo impegno sociale, Annamaria Spina punta alla sostenibilità e a rendere il suo messaggio sempre più universale. Ma in un modo diverso, perché la pandemia ha cambiato il nostro modo di essere con gli altri.

“La conversazione, l’esigenza di un abbraccio, di un bacio… Ora che la pandemia ci tiene a distanza, comunichiamo attraverso le mascherine con gli occhi, che non mentono e attraverso cui passa la verità. Per questo credo che la comunicazione oggi sia più profonda, più sostanziale e più vera”.

Un nuovo progetto: Social Glamour

Con uno sguardo ai prossimi mesi, l’attrice ci tiene a sottolineare che “Il nostro progetto di riforma della giustizia non è unicamente un messaggio di polemica, ma di costruzione e ricostruzione”.

Proprio per questo, Annamaria si è appena imbarcata in un nuovo progetto di economia circolare, Social Glamour,  in collaborazione con il brand SIVIGLIA e con Modaimpresa.

“Nella stagione della ripartenza del settore che come e più di altri ha subito la crisi dovuta alla pandemia e ai lockdown, era importante dare un segnale forte – dice Romolo D’Orazio, CEO di Modaimpresa“e d’accordo con il brand SIVIGLIA abbiamo scelto di farlo partendo proprio dalla solidarietà e dalla sostenibilità che sono le parole chiave della nostra storia aziendale e saranno sempre più i driver del prossimo futuro”.

Su ogni acquisto dei prodotti SIVIGLIA Social Glamour, una percentuale finanzierà iniziative socialmente valide e tutte le donazioni saranno visibili online. L’evento esclusivo si terrà l’8 Giugno a Bologna.

 

 

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