Manovra e soldi ai poveri. Giudizio da sospendere in attesa dei numeri reali

Manovra e soldi ai poveri. Giudizio da sospendere in attesa dei numeri reali

17 Dicembre 2018 0 Di Marino Marquardt

“Chiacchiere e tabacchere ‘e legname ‘o Banco ‘e Napule nun ‘mpegna”. Per i non napoletani, “chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non prende in pegno”. E tenendo ben presente questo antico adagio e monito sarebbe opportuno da parte di tutti sospendere il giudizio su quanto in materia di Bilancio sta accadendo in Parlamento e sull’asse Palazzo Chigi-Bruxelles.

I decimali coprono la vera natura della querelle che è politica

Un confronto snervante nel quale i decimali coprono la vera natura della querelle. Vera natura che è politica. I Capi di questa UE non vogliono concedere ai populisti – integrati al Sistema e non, vale a dire a Lega e M5s – di trarre vantaggi elettorali dalla Manovra di Bilancio in vista delle elezioni europee del prossimo maggio.

Giudizio sospeso, dunque. E si raccomanda di tenersi lontani dagli starnazzamenti e dai ruggiti circensi di circostanza delle opposizioni, dalla ammuina dei talk show dei salotti tv, dai titoli e titolacci di media impegnati nella disperata impresa di vendere una copia in più o di irrobustire un auditel deficitario.

Giudizio sospeso nella speranza di poter prendere ufficialmente atto della sconfitta della povertà come trionfalisticamente annunciato dal Capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

Intanto affiora il dubbio legittimo…

Ma nell’attesa il dubbio – legittimo – affiora: se alla fine della giostra dei numeri i poverissimi diventeranno poveri e i poveri resteranno poveri? E se alla fine dei conteggi i delusi fossero in numero maggiore dei soddisfatti?

Dubbio legittimo di fronte agli spifferi di Palazzo secondo cui i poveri proprietari di vecchie carrette a motore o proprietari di una vecchia casa nella quale vivono avrebbero un sussidio ridotto. Regola valida – secondo gli spifferi – sia per l’ottenimento del Reddito di Cittadinanza che per la Pensione di cittadinanza.

Ora – detto che in ogni caso non possono bastare 780 euro al mese per sconfiggere la povertà – si profila la guerra degli spiccioli tra i poveri.

Una guerra all’insegna dell’uguaglianza tra i poveri in un tessuto sociale imperniato sulle diseguaglianze sociali.

Una guerra figlia anche delle stime dell’Istat, degli Istituti demoscopici e di ragionieri di Palazzo che considerano i 780 euro mensili panacea per i disagi economici delle fasce sociali deboli.

Detto ciò c’è dunque il rischio che la Manovra di Bilancio finisca con il cancellare le illusioni di una larga fascia di deboli più che sconfiggere la povertà come baldanzosamente annunciato da Luigi di Maio dal balcone.

Sarebbe una imperdonabile beffa.

17/12/2018    h.18.05