Marina di Pietrasanta, Sgarbi riflette sul Bardo

Marina di Pietrasanta, Sgarbi riflette sul Bardo

25 Luglio 2016 0 Di Patrizia Russo

Quarto appuntamento della rassegna I tramonti shakespeariani, Vittorio Sgarbi partecipa alla riflessione sulla pittura ispirata dalle opere di Shakespeare.

Marina di Pietrasanta, Sgarbi riflette sul Bardo

Per il quarto appuntamento della rassegna “I tramonti Shakesperiani”, lunedì 25 luglio, al tramonto, sul Pontile di Marina di Pietrasanta (Lucca), si è svolta la serata spettacolo-conferenza che ha visto momenti di riflessione sulla pittura generata dall’opera di Shakespeare e la lettura di alcune opere del Bardo

Su un Pontile totalmente immerso nel mare, nel corso dell’incontro su “La critica: riflessioni sul Bardo tra pittura e parola”, Vittorio Sgarbi, con Barbara Bovoli e Marco Paparella, ha interpretato il più famoso drammaturgo e poeta inglese in sei capolavori:

  • “Macbeth”, la tragedia più breve di Shakespeare, in cui Lady Macbeth personifica il male. È la storia di due persone avide, disposte a tutto per ottenere il successo;
  • “Amleto”, opera scritta tra il 1600 e 1602, dramma incentrato sulla vendetta, Amleto simula la follia per scoprire i responsabili della morte del padre, poi la storia diventa qualcosa di più ampio e inafferrabile e attraversa temi come il potere, l’incesto, l’amore, la follia, il sovrannaturale;
  • “Romeo e Giulietta”, la tragedia dell’amore più lirico e fatale;
  • “Antonio e Cleopatra”, la tragedia della passione tra Cleopatra e Marco Antonio;
  • “Enrico VIII”, l’ultima opera teatrale scritta da Shakespeare, in cui racconta la vita del re nel periodo più controverso: la fine del matrimonio con Caterina d’Aragona; lo strappo con la Chiesa di Roma; il matrimonio con Anna Bolena; la nascita dell’erede tanto desiderato;
  • “La tempesta”, con cui si è conclusa la serata, penultima opera shakespeariana. Le voci e le musiche soprannaturali, conferiscono a questo dramma la solennità di una sacra rappresentazione del mistero della vita umana.

Dopo mezzo millennio dalla sua morte (è scomparso 400 anni fa, il 23 aprile 1616) William Shakespeare, è sempre attuale, capace di superare i secoli che passano e non cessa di stupirci per la sua complessità, bellezza, varietà e modernità dei personaggi e delle trame.

Le sue opere sono eterne, perché sollevano questioni che riguardano l’uomo e sempre lo riguarderanno: la vendetta, l’avidità, la passione, l’essere.

Da queste considerazioni prende, quindi, spunto il progetto di Massimiliano Simoni e Fausto Costantini, che ha curato riadattamento e traduzione con Michele Di Martino e con le musiche di Terry Horn, che hanno presentato uno Shakespeare rivissuto solo ed unicamente attraverso i suoi protagonisti, non filtrati da idee registiche o allestimenti vari, ma solo da attori e musicisti che ne hanno dato una loro personale e quindi irripetibile interpretazione.