Mazzette in cambio di permessi premio ed assegnazioni di lavori esterni al carcere: sette arresti a Busto Arsizio

Mazzette in cambio di permessi premio ed assegnazioni di lavori esterni al carcere: sette arresti a Busto Arsizio

15 Dicembre 2020 0 Di Luca Tatarelli

La Finanza scopre un giro di mazzette in cambio di permessi premio ed assegnazioni di lavori esterni alla Casa Circondariale di Busto Arsizio (Varese).

Guardia di Finanza: a Busto Arsizio mazzette in cambio di permessi premio ed assegnazioni di lavori esterni al carcere. Sette arrestati

Di Mariateresa Levi

Indagini della GDF di Busto Arsizio su basi di corruzione al carcere

Sono questi i connotati di una vicenda che ha scosso il penitenziario bustocco all’esito di un’indagine condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Varese – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, e che ha oggi portato agli arresti 7 indagati (dei quali 5 in carcere e 2 ai domiciliari) accusati – a vario titolo – dei reati di corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, detenzione di armi da guerra, furto e ricettazione.

Della spinosa vicenda, scoperta anche grazie alla fondamentale collaborazione della Polizia Penitenziaria, era stata inizialmente portata a conoscenza l’Autorità Giudiziaria che ha così delegato le indagini alla GDF varesina.

Si trattava, in particolare, di indagare su un sistema corruttivo messo in piedi da un ex funzionario del suddetto carcere il quale, dietro la corresponsione di sostanziose utilità, privilegiava alcuni detenuti facendogli ottenere trattamenti ai quali non avevano però titolo.

Dalle penetranti indagini tecniche effettuate dai finanzieri, è così emerso che per ottenere permessi-premio, nonché per farsi assegnare lavori da svolgersi al di fuori del citato istituto penitenziario, bastava rivolgersi ad un ex poliziotto penitenziario (già responsabile dell’ufficio competente) il quale, a fronte della promessa di denaro o altri regali ed utilità di vario genere, faceva ottenere specifiche relazioni tecniche sulle quali, però, venivano omessi alcuni determinanti particolari che, qualora debitamente esposti alle competenti Autorità, avrebbero certamente precluso ai richiedenti in questione la possibilità di ottenere tali benefici.

Da rilevare come tra i destinatari delle odierne misure cautelari figurino anche i responsabili di una locale cooperativa sociale i quali, sempre dietro la promessa di un indebito pagamento in denaro rivolta al principale indagato, garantivano l’invio al lavoro esterno dei detenuti.

Nel corso delle indagini, sono altresì emersi i contatti intercorsi tra l’ex poliziotto penitenziario ed alcuni pregiudicati solitamente attivi nella commissione di furti; contatti nei quali, oltre a ricettare la merce rubata, si era cercato di reperire alcuni componenti di una temibile arma da guerra (in questo caso la nota pistola mitragliatrice israeliana “Uzi”), molte volte utilizzata in efferate azioni criminali – anche di matrice terroristica – per la sua maneggevolezza e soprattutto per la sua grande capacità di fuoco.

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