Medio Oriente, con Abramo pace fatta tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein

Medio Oriente, con Abramo pace fatta tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein

16 Settembre 2020 0 Di Pietro Nigro

Rivoluzione nella geopolitica del Medio Oriente: Israele, Emirati Arabi e Bahrein firmano a Washington accordi di pace.


Un accordo storico, destinato a rivoluzionare la geopolitica del Medio Oriente, fino a ieri considerata immutabile, e a porre fine a 70 anni di conflitto tra Israele e il mondo arabo. Si chiama Abramo, l’accordo firmato ieri a Washington dal premier israeliano Benjamin Netaniahu, e dai ministri degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan e del Bahrein Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa.

L’accordo, che interrompe anche l’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele, porta di fatto la firma di Donald Trump, e soprattutto del marito della figlia e suo consigliere politico, e rappresenta forse il massimo successo della sua Amministrazione in politica estera.

Per questo, l’inquilino della Casa Bianca ha salutato la firma di Abramo con comprensibile orgoglio.

Un giorno storico per la pace, nasce un nuovo Medio Oriente con un accordo che nessuno pensava fosse possibile e che a breve verrà firmato da altri cinque o sei Paesi arabi“, ha detto Trump.

Istaele, infatti, ha già trattati di pace firmati dopo i conflitti armati degli anni Settanta con l’Egitto nel 1979 e con la Giordania nel 1994.

Ma è la prima volta che Tel Aviv sigla intese di nornalizzazione dei tapporti con due Paesi piccoli ma importanti del “fronte” sunnita che fa capo all’Arabia Saudita.

E proprio l’Arabia Saudita, senza il cui placet forse Bahrein ed Emirati difficilmente si sarebbero mossi, potrebbe essere il prossimo Paese a firmare accordi con Israele.

La nuova pax americana promossa da Trump in Medio Oriente, dunque, nelle parole del primo ministro istaeliano rappresenta “Una nuova alba di pace, superiamo le divisioni e ascoltiamo il battito della storia”.

Con gli “Storici accordi di pace” firmati nel South Lawn della Casa Bianca, davanti ad una folla di centinaia di invitati, cessa di fatto l’isolamento di Israele e la sua accettazione da parte del mondo arabo e un’alleanza comune contro l’Iran, il nemico numero uno di Washington nella regione.

Non a caso, Trump, che vanta ora una candidatura al Nobel a sette settimane dalle elezioni, mentre spera di incassare un nuovo successo dai negoziati sull’Afghanistan.

Come suggerisce lo stesso nome degli accordi, Abramo è ovviamente una vittoria anche per il suo amico ed alleato Netanyahu, inseguito finora dalle polemiche del processo per corruzione e per il rinvio del lockdown per la pandemia.

L’unico prezzo che paga è la sospensione, non la rinuncia, all’annessione della Cisgiordania.

Ma di contro, sono già pronti sul piatto non pochi, e consistenti accordi di collaborazione anche in ambito economico, con Tel Aviv pronta ad offrire le sue migliori tecnologie e gli arabi disposti ad investire nel turismo.

I Palestinesi: Nessuna pace senza la fine dell’occupazione

Gli unici a non gradire la firma dei trattati sono i palestinesi, che hanno rifiutato di riconoscere Trump come mediatore e che si sono poi sentiti “pugnalati alle spalle” dagli accordi dei due Paesi arabi.

E’ un giorno buio“, ha detto il premier palestinese Mohammed Shtayyeh.

A sua volta, rafforza l’altolà agli accordi anche il presidente palestinese Abu Mazen.

Non ci sarà pace, sicurezza o stabilità nella regione senza la fine dell’occupazione e il raggiungimento per il popolo palestinese dei suoi pieni diritti come stabilito dalle legittime risoluzioni internazionali“, ha detto Mazen, secondo cui “l’Accordo di Abramo non permetterà di raggiungere la pace finchè gli Usa e l’occupazione israeliana non riconosceranno il diritto del popolo palestinese ad uno stato indipendente“.

Ma il tycoon, che ha assicurato la imminente svolta anche con il sultanato di Oman e con i reali sauditi, si dice convinto che alla fine anche i palestinesi “arriveranno a un punto in cui vorranno unirsi all’accordo di pace”, altrimenti “saranno lasciati da parte“.