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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Mediterraneo sempre più malato.Nuova nave esploratrice da 400 milioni

Mediterraneo sempre più malato.Nuova nave esploratrice da 400 milioni

21 Luglio 2025 Off di Nunzio Ingiusto

Si chiama Arcadia, è dell’ISPRA, utilizza fondi del PNRR, entrerà in funzione nel 2026. Tra gli obiettivi, la mappatura e il ripristino degli ecosistemi sommersi. Perché sono da controllare anche molte attività umane ?

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Il Mediterraneo malato, test decisivo per chi ha interesse a non vederlo morire. Il tempo corre e d’estate gli allarmi crescono. Da tempo i Paesi dell’area sono impegnati nel progetto MER – Marine Ecosystem Restoration-  con l’obiettivo di raccogliere dati e orientare le politiche ambientali verso un futuro più sostenibile. Ci si muove, ma non come ci aspetteremmo. La notizia più recente è che il progetto MER nei prossimi mesi potrà contare su una nuova nave dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: l’Arcadia. Valutiamone, allora,  il potenziale. È una nave oceanografica progettata per studiare, monitorare e proteggere gli ecosistemi marini proprio del Mediterraneo. L’ISPRA l’ha presentata come un “ laboratorio galleggiante simbolo di equilibrio tra uomo e natura, dove scienza e tecnologia si incontrano per dare voce agli ecosistemi marini e fronteggiare le sfide ambientali del nostro tempo”. Una dichiarazione programmatica di attenzione e interventi in un ambiente che anche l’ONU riconosce come tra i più compromessi su scala mondiale.

Un malato irreversibile ?

La nuova imbarcazione sarà operativa a giugno 2026 e rafforza l’impegno italiano verso il suo mare. Il varo politico, intanto, c’è stato. È avvenuto alla Camera dei deputati, dove è stato illustrato anche il piano economico che sostiene la costruzione dell’imbarcazione, del valore di 400 milioni di euro. L’investimento è a valere sui fondi del PNRR per la tutela dell’ambiente marino. L’ISPRA, infatti, assieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, si è fatto carico di mappare e ripristinare ecosistemi sommersi, spesso invisibili, ma fondamentali per il clima, la biodiversità, l’economia. Negli ultimi 40 anni, la temperatura del Mediterraneo è salita di circa 1,5°C. con conseguenze gravissime sulle specie autoctone. L’aumento della temperatura favorisce il grave problema delle alghe tossiche con la riduzione dell’ossigeno in profondità.Gli acciacchi non sono irreversibili ma richiedono impegno e strategie condivise che interessano l’economia, il traffico mercantile, la pesca, la depurazione delle acque, il turismo.

Indagini a 4 mila metri di profondità

Arcadia sarà un simbolo di questo impegno  e di un solo Paese ? La nave avrà tecnologie subacquee tra le  più evolute d’Europa. Una struttura integrata nella chiglia della nave, denominata “gondola”, di  circa 9 metri, per esempio, consentirà di effettuare rilevamenti continui  in condizioni operative estreme. Con altri strumenti a bordo – telecamere 4K, sonar, laser 3D- l’equipaggio potrà scandagliare fondali fino a 4 mila metri di profondità con missioni scientifiche in ambienti particolari. Ma anche la presenza di un AUV (Autonomous Underwater Vehicle), veicolo sottomarino autonomo, consentirà missioni della durata di 60 ore a 3mila metri di profondità, per la mappatura del fondale, la localizzazione di oggetti e relitti, l’individuazione di anomalie geofisiche. Sono tutte attività strategiche per la transizione ecologica – dice l’ISPRA – con la caratterizzazione e il monitoraggio dei fondali marini. Nelle ricognizioni  i ricercatori valuteranno anche l’installazione e la manutenzione di cavi, condotte e linee sottomarine di trasmissione dati ed elettriche per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La loro presenza è altamente strategica, al servizio di industrie e di governi, ma non è priva di impatti sulla flora marina. Arcadia sarà lo strumento principale di indagine in un corpo su cui continuano ad accanirsi molti agenti provocati dalle attività umane. Il punto da segnare in agenda dall’anno prossimo è cosa aspettarsi dopo il lavoro di Arcadia. Considerando il Mediterraneo un paziente sofferente di cui occuparsi in tempi di emergenza, spendendo risorse pubbliche, e non solo per mettere in acqua una nuova nave, dobbiamo anche pensare a come proteggerlo in condizioni non di emergenza. Un pensieri non solo dell’ISPRA, evidentemente.

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