Meloni blinda la legge elettorale.Bocciate alla Camera le pregiudiziali di costituzionalità
02 Ottobre 2026Giorgia Meloni è sicuramente più rilassata dopo il voto di ieri a Montecitorio. La legge elettorale ha superato alla Camera il primo ostacolo parlamentare. ono state respinte le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Si è votato con voto segreto: i voti contrari sono stati 229, quelli favorevoli 151.

Il voto ha rappresentato un primo passaggio significativo per la maggioranza. La discussione si è svolta in un’aula particolarmente partecipata, con la presenza dei principali leader dell’opposizione e dei rappresentanti del governo. Le indicazioni di voto erano state blindate per evitare scivoloni, soprattuttto nella maggioranza. Si sa che la maggioranza gioca a risiko e se alla Camera ci dovessero essere imboscate o votati contrari ” si va a casa” ha detto la premier nell’ultimo Consiglio dei Ministri.
Le opposizioni contestano la riforma perché va contro i principi costituzionali riguardo alla rappresentatività, all’eguaglianza del voto e agli equilibri istituzionali. Il voto di ieri ha stabilito che le norme non contrastano con la Carta. La bocciatura delle pregiudiziali non significa l’approvazione della nuova legge. anche quando sarà approvata non si escludono ricorsi alla Corte Costituzionale.
Almeno tre punti critici
La discussione riprenderà la prossima settimana, quando il Parlamento sarà chiamato ad affrontare i successivi passaggi della riforma. Le opposizioni ritorneranno all’attacco soprattutto siu principali punti critici.
Sulla legge molti costituzionalisti nutrono dubbi su tre principi. Il premio di maggioranza che attribuisce seggi in più alla Camera e al Senato alla coalizione che ottine almeno il 42% dei voti . Altro punto critico l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio, che potrebbe alterare gli equilibri della forma di governo parlamentare prevista dalla Costituzione. Infine, il limitato potere di scelta degli elettori. Nonostante il ripristino delle preferenze, la selezione dei candidati resta in larga misura nelle mani dei vertici dei partiti, soprattutto per i seggi assegnati con il premio di maggioranza.


