Messina, operazione “Doppia sponda”: 19 arresti

Messina, operazione “Doppia sponda”: 19 arresti

19 Gennaio 2017 0 Di Maria Chiara Ferraù

E’ stata denominata “Doppia sponda” l’operazione antidroga condotta dai carabinieri di Messina. Provvedimenti cautelari per diciannove persone. Le accuse: da associazione finalizzata al traffico di droga a detenzione illegale di armi da fuoco e altro ancora.

Questa mattina i carabinieri del comando provinciale di Messina sono stati impegnati nell’operazione denominata “Doppia sponda” su un vasto traffico di droga tra Catania e Messina. Diciannove le persone raggiunte dai provvedimenti del gip. Tredici sono finite in carcere, quattro ai domiciliari e due all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e altro.

I provvedimenti sono stati emessi nei confronti di: Antonio Barbuscia, 28 anni; Maurizio Calabrò, 37 anni; Santino Calabrò, 44 anni; Francesco Crupi, 24 anni; Marco D’Angelo, 29 anni; Salvatore Di Mento, 37 anni, già detenuto per altra causa; Filippo Iannelli, 33 anni; Rocco Lanfranchi, 27 anni; Gianluca Miceli, 22 anni; Domenico Giovanni Neroni, 28 anni; Salvatore Micali, 22 anni;Antonino Pandolfino, 24 anni; Paolo Pantò, 34 anni, già detenuto per altra causa; Massimo Raffa Laddea, 24 anni; Sebastiano Sardo, 30 anni; Rocco Valente, 52 anni, già in carcere per altra causa e Giuseppe Valenti, 30 anni.

Al momento due persone si sono rese irreperibili e sono attivamente ricercate dai carabinieri.

Le indagini erano state avviate nel 2013 dal nucleo investigativo del comando provinciale di Messina a seguito dell’arresto in flagranza di uno spacciatore trovato in possesso di oltre un chilo di marijuana. Con le indagini è stata ricostruita l’operatività di due gruppi criminali attivi nel territorio del capoluogo peloritano e che sarebbero riconducibili a Marco D’Angelo e Maurizio Calabrò, quest’ultimo ritenuto in grado di impartire anche dal carcere le disposizioni per la gestione delle attività di narcotraffico, facilitate dai suoi stretti collegamenti con esponenti di vertice di alcuni sodalizi mafiosi catanesi.

L’organizzazione criminale si sarebbe mossa attorno alla figura di Maurizio Calabrò, ritenuto l’organizzatore del gruppo e di Giuseppe Valenti, elemento apicale a seguito dell’arresto di Calabrò. Il gruppo operava prevalentemente nello smercio di marijuana e cocaina provenienti da Reggio Calabria e Catania.

Calabrò, considerato capo dell’organizzazione, aveva strettissimi rapporti d’amicizia con Sebastiano Sardo, catanese, tanto da essersi tatuato su un braccio il nome di battesimo di Sardo, divenuto poi un componente del gruppo insieme a Cucinotta, Pandolfino, Russo e Zocco.

Dopo l’arresto di Calabrò nel 2013 il gruppo si sarebbe riformato questa volta agli ordini di Marco D’Angelo, desideroso di recidere la collaborazione con Valenti e di assumere il ruolo di protagonista sul mercato messinese dello spaccio. All’epoca era anche il futuro genero di Giuseppe Trischitta, uno degli storici reggenti del clan di Mangialupi.

D’Angelo avrebbe mutato il metodo di spaccio, affidandosi ad un ristretto numero di complici, che avrebbero avuto il compito di vendere la droga e rimettere a lui le somme illecite ricavate. Tra i suoi più stretti collaboratori: Salvatore Di Mento e Gianluca Miceli.

Tutti gli incontri con i pusher si svolgevano a casa di D’Angelo e sempre in orari notturni, facendo adottare e adottando ogni cautela per eludere i possibili controlli delle forze dell’ordine. Il venerdì era il giorno per la riscossione degli introiti dell’attività di spaccio.

D’Angelo, inoltre, avrebbe avuto un registro su cui annotare le somme che i singoli associati dovevano per le partite di droga di volta in volta consegnate. Dal libro mastro, sequestrato dagli investigatori, sono emerse importanti transazioni. Per le comunicazioni telefoniche la droga veniva indicata con “rose rosse” o “prezzemolo”.

Diversi anche i furti consumati da alcuni dei sodali tra ottobre e novembre del 2013 in danno di cittadini. L’organizzazione aveva inoltre la disponibilità di armi. Nel corso delle indagini, il 26 novembre del 2013, i carabinieri hanno sequestrato un fucile calibro 12 nascosto in un bar di via La Farina con cui alcuni degli indagati avevano intenzione di commettere reati contro il patrimonio.