Migranti, porti e cannabis. Su Salvini piovono i cazzotti del Papa, di Conte e di Di Maio

Migranti, porti e cannabis. Su Salvini piovono i cazzotti del Papa, di Conte e di Di Maio

10 Maggio 2019 0 Di Marino Marquardt

Tra migranti, porti chiusi e poi riaperti, caso Siri, tangentopoli milanese, Casapound e guerra alla cannabis light per Matteo Salvini non sono giornate facili. Uno tsunami politico-giudiziario ingigantito anche dalle parole del Papa in materia di accoglienza. Una bufera di fronte alla quale il vicepremier, Ministro dell’Interno nonché Capo del Carroccio, sta incontrando difficoltà a gestire.

Conte si accorda con i Partner europei, riapre i porti e autorizza gli sbarchi. Uno schiaffo a Salvini

 

Due cazzottoni nell’arco di poche ore. E’ accaduto oggi, è accaduto che mentre il sempre più agitato Ministro dell’Interno ringhiava “non dò i porti, gli approdi restano chiusi”, il premier Giuseppe Conte si accordava con i Partner europei e autorizzava lo sbarco nel porto di Augusta dei naufraghi raccolti dalla nave della Marina italiana. Ma non è tutto. La nave Ong Mar Jonio – già protagonista di un salvataggio che ne determinò il temporaneo sequestro – nella stessa giornata è entrata nel porto di Lampedusa con altri 39 disperati a bordo in barba alle minacce e alle disposizioni del Leader leghista. Il tutto mentre altri arrivi di disperati si profilano all’orizzonte…

Insomma, nonostante gli ordini e il dimenarsi di Salvini, i porti italiani tornano ad essere  aperti.

La nave Ong è sequestrata, ma è un film già visto. I migranti sbarcano e questa volta Salvini si guarda bene dal pronunciare divieti in merito. Si limita a lanciare un tweet all’indirizzo della Ong. Poche parole dalle sfumature adolescenziali con tanto di “ciao ciao” conclusivo. Il tweet non è altro che lo specchio del suo imbarazzo e della relativa perdita di lucidità.

L’avvertimento del Premier: “Ragazzi, qui comando io!”

Due cazzottoni in grado di tramortire un elefante mentre il premier Conte ruba la scena ai Litiganti e con autorevolezza rivendica il proprio ruolo-guida, un ruolo fino a pochi giorni fa avvolto nell’ombra delle strategie di Palazzo. “Qui comando io!”, dice in sostanza un sorprendentemente ringalluzzito Premier. E l’avvertimento è rivolto anche a Di Maio. Conte sa che se gli mettono lo sgambetto con Lui cadono Tutti. Il Quirinale sorride, ha trovato il Cavallo su cui eventualmente puntare…

Piovono cazzotti sul Capo del Carroccio. Grandinano cazzotti dal Vaticano, da Palazzo Chigi, dal Socio di Governo. Un momentaccio per il Truce…

Mazzate che peraltro confermano il fatto che tra i Sottoscrittori del Contratto si è rotto il tacito patto di non ingerenza nelle scelte e nelle priorità di ciascuno dei Due.

Dal celodurismo al celomoscismo. La metamorfosi salviniana è sotto gli occhi di tutti.

Una volta privato degli argomenti che fanno breccia nella pancia putrida del Paese, il Leader della Lega appare nudo.

E i sondaggi vanno in picchiata…

Non a caso a 16 giorni dalle urne, la tendenza registrata da Ipsos per il Corriere della Sera vede infatti il Carroccio perdere 6 punti percentuali in un mese mentre i Cinquestelle invertono il trend finora negativo. Per Pagnoncelli, decisivo il caso Siri.

La rilevazione di Demos per Repubblica non è meno tenera: Lega al 32 per cento, M5s al 22 e Pd al 20. Ma non è tutto. Salvini perde anche la leadership del gradimento: il Leghista è scavalcato dal premier Giuseppe Conte (59 per cento contro il 52).

Liti all’ombra della pacchia degli assenteisti

Intanto, mentre i due vicepremier si azzuffano, c’è chi si gode la pacchia di un ricco stipendio senza lavorare.

“Se anche per i parlamentari valessero le norme che la ministra Giulia Bongiorno vorrebbe applicare agli assenteisti della Pubblica amministrazione – racconta oggi il Fatto quotidiano.it –  alla Camera e al Senato ne vedremmo delle belle. Fortunatamente per gli eletti non è così, anche se ce n’è più d’uno che latita durante le sedute, qualcuno addirittura con percentuali che sfiorano il 100 per cento in questa XVIII legislatura, entrata nel vivo giusto un anno fa con l’arrivo in Parlamento del Def varato dal governo Gentiloni il 26 aprile”.

Battono tutti tra gli stakanovisti dell’assenteismo le/i berlusconiane/i Michela Vittoria Brambilla col 98,5 di assenze, Antonio Angelucci (89%), Guido della Frera (74,8%), Niccolò Ghedini (61,3%), Stefania Craxi (57,3%), Ignazio La Russa (55,4%), la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (73%) e il piddino Tommaso Cerno (76,9&).

E dire che frattanto il Pd di Nicola Zingaretti propone l’aumento degli stipendi dei parlamentari. Indubbiamente senso della morale pubblica e del pudore non abitano i Palazzi della politica…

10/05/2019    h.17.10