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Mojo Italia Festival, intervista a Nico Piro, ideatore del grande evento dedicato al giornalismo mobile che inizia domani

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Ci siamo quasi: domani venerdì 21 settembre prende il via la prima edizione del Mojo Italia Festival, la più grande operazione gratuita di aggiornamento e formazione professionale che si ricordi negli ultimi decenni in Italia per quanto riguarda il settore dell’informazione e della comunicazione.

Saranno tre giorni di seminari sull’uso degli smartphone al servizio del giornalismo e del videomaking per effettuare riprese professionali, montare audio-video, creare podcast, in generale produrre contenuti, in particolare contenuti realizzati su “mobile” per essere fruiti su “mobile”. Ma non solo, si parlerà di fake news e di come sviluppare un business con il telefono in mano, ma anche di come fare foto per Instagram.

Italia Notizie24, che è uno dei Media Partner dell’evento, ha intervistato Nico Piro, inviato di Rai3, ideatore e direttore del Festival.

Nico Piro, ideatore e direttore del Mojo Italia Festival.

Nico, come è nata l’idea di questo festival?

Tutto è iniziato dai corsi sul mobile journalism che abbiamo avviato alla fine del 2015 presso l’Associazione Stampa Romana. Quando ho proposto l’idea a Lazzaro Pappagallo, Segretario visionario di ASR, non prevedevo il successo di questa iniziativa e invece già la prima edizione del corso è andata tutta esaurita. Oggi, insieme ad Enrico Farro, presidente dell’Associazione Filmaker, teniamo quattro corsi l’anno presso Stampa Romana, due corsi al Centro di Documentazione Giornalistica di Bologna e Milano e uno a DIG di Riccione.

Enrico Farro e Nico Piro durante uno dei corsi sul mobile journalism.

Pian piano intorno ai corsi si è formata una piccola comunità e ci è venuto il desiderio di farla incontrare. Poi la cosa ci ha un po’ preso la mano, fino a diventare la più grande operazione di aggiornamento e formazione professionale per giornalisti e addetti alla comunicazione. Abbiamo ben 15 seminari sul “mojo” e la comunicazione in genere, più la serata di premiazione del concorso, sabato sera.

 Quali difficoltà avete incontrato e come le avete superate?

Siamo riusciti a organizzare tutto con un budget ridicolo, circa 20 mila euro. Abbiamo ricevuto fondi solo da sponsor privati per lo più internazionali, come Mastercard. Un contributo decisivo è venuto dall’impegno incessante dei volontari, che da febbraio hanno lavorato gratis all’organizzazione del festival. Basti pensare al concorso che ha visto 820 opere sottoposte alla giuria, provenienti da ben 82 Paesi. Numeri impressionanti che ci riempiono di soddisfazione.

Lazzaro Pappagallo (al centro) alla presentazione del Mojo Italia Festival.

Come e quando ti sei avvicinato al giornalismo mobile?

Negli anni ’90 mi occupavo di multimedia e ho anche scritto il libro Come si produce un CD Rom, edito da Castelvecchi. In seguito ho lavorato utilizzando un satellite portatile, per trasmettere da luoghi remoti e poi nel 2014, per girare il documentario autoprodotto su Ebola in Sierra Leone ho usato tre strumenti: la GoPro, il cellulare e le macchine mirrorless. Sono sempre stato interessato a trovare nuove forme di espressione per il lavoro giornalistico. Oggi mi piace diffondere queste conoscenze e competenze tra i colleghi.

E’ un festival con un’attenzione al sociale, giusto?

Certo. Abbiamo due partner solidali, Emergency e Caritas, che ospitiamo con i loro stand. Credo sia un buon modo per far sì che le loro storie possano essere raccontate, e non si perdano.

A questo link trovate il programma completo del festival, con l’elenco dettagliato di tutti i seminari.