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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Morto Massimiliano Cencelli ,il padre del “manuale”, specchio della politica italiana

Morto Massimiliano Cencelli ,il padre del “manuale”, specchio della politica italiana

09 Agosto 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Aveva rivendicato con orgoglio che anche Mario Draghi si fosse affidato al suo metodo: “Per i sottosegretari ha adoperato il mio manuale al 100%, c’è poco da fare”, disse all’epoca della formazione del governo. Il suo nome è legato alla storia politica dell’Italia e il metodo della lottizzazzione è quello inventato, in vigore ancora oggi per tenere su tutto e tutti intornoa alla grande tavola del Potere.  Il Paese ne conserverà memoria a lungo perchè senza il manuale tanta gente non sarebbe diventata famosa e potente. Nulla o poco di professionale, solo poltrone, potere, influenza.

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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica

 All’età di 90 anni è morto ieri a Roma, Massimiliano Cencelli, funzionario della Democrazia Cristiana degli anni ’60 passato alla storia per aver dato il nome al “manuale Cencelli”. Una specie di Magna carta nazionale occulta per tenere su l’Italia della ricostruzione e della composizione dell’oligarchia statale e parastatatale. Il Manuale è un’espressione giornalistica copiata anche all’estero, da noi usata e abusata che ha innervato la politica dalla metà degli anni ’60 in poi. Nacque dentro la Dc, è stato l’emblema della Prima Repubblica, ma quelle successive- vere o presunte- non l’hanno mai strappato. Ipocrisia a non finire fuori dal Partito- Stato, perchè pur storcendo il naso, litigando, complottando, tutti in un modo o nell’altro hanno fatto ricorso al manuale. E’ l’Italia che và, diceva il motivetto.

Cariche, nomine, posti di potere, tutto deve rispondere a una logica spartitoria che il buon Massimiliano inventò nel lontano 1967. Non c’è stato ambito in cui il nome di Cencelli non abbia sfondato, conquistato consenso e forza.

Il  metodo è entrato  nel linguaggio politico italiano ed è citato nei testi universitari, oltre che richiamato a ogni inizio legislatura, quando i capi si siedono per organizzare la macchina del potere: ministeri, presidenze e incarichi rispettando gli equilibri tra le diverse componenti.

Fu lo stesso Cencelli, in un’intervista all’ANSA anni fa  a raccontare come nacque il celebre manuale: “Al congresso della Dc del 1967 Paolo Taviani mi  disse  ‘Fai la corrente dei tavianei’, e io lo feci girando tra le sezioni. Le correnti si riunivano per le nomine dei ministri e dei sottosegretari e io feci una battuta: ‘Consideriamo la Dc una società per azioni: noi tavianei abbiamo l’11% quindi abbiamo diritto all’11% delle cariche del partito’. E Taviani mi fece: ‘Allora comincia a fare i conti’: ecco come è nato il manuale Cencelli”. Conti che continuano ad essere fatti ancora oggi, appena c’è l’occasione.

 In base a qui calcoli Taviani restò all’Interno, Gaspari divenne sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa e Sarti al Turismo e spettacolo. “La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, rispondeva  ai giornalisti che volevano anticipazioni: ‘Chiedetelo a Cencelli'”.

Cencelli era nato nel 1936, ma negli ultimi anni ha guardando con un  distacco la politica dei giorni nostri: “Noi la facevamo con un animo diverso, fare politica per noi era una gioia”, disse. Altro episodio è quello legato alla composizione del governo di Giorgia Meloni . “Dovrei essere contento che il mio nome continui a girare, però adesso basta: la piantassero e iniziassero a ragionare in altri termini”, disse. “Gli italiani non riescono a fare la spesa, a pagare le bollette. Non credo che la gente stia a pensare a chi ha più ministri e sottosegretari”. Poi, quasi un epitaffio anticipato: “Lo spirito del mio manuale è immortale, ma è la politica che è cambiata”.

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