Movimento 5 stelle, lo Statuto finisce in tribunale

Movimento 5 stelle, lo Statuto finisce in tribunale

12 Gennaio 2017 0 Di Pietro Nigro

Arriva in tribunale il ricorso di cinque iscritti contro il nuovo Regolamento e le modifiche allo Statuto del Movimento 5 stelle che Beppe Grillo ha fatto votare agli iscritti.

Sarà notificata domani a Beppe Grillo la citazione del ricorso che cinque iscritti al Movimento 5 stelle intendono presentare al tribunale contro il Regolamento e le modifiche allo Statuto, anzi al non statuto che sono stati approvati dagli attivisti ad ottobre e che la scorsa settimana sono stati integrati con il nuovo Codice etico. Scopo del ricorso, secondo i ricorrenti, annullare o almeno sospendere le nuove regolamentazioni dei 5 stelle perché violano le norme del Codice civile.

A presentare il ricorso, che è stato diffuso oggi ad alcuni organi di stampa e che è composto di 41 pagine, alcuni attivisti del MovimentoBruno Bellocchio, Antonio Caracciolo da Seminara (professore di diritto alla Sapienza), Ernesto Leone, Alessio Marini e Ivan Pastore (assistente parlamentare di un deputato ex 5 stelle). Tutti iscritti più o meno da lunga data e fuoriusciti o espulsi dal Movimento, e tutti assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè.

 

Dodici i punti contestati a Grillo, in quanto rappresentante legale dell’associazione Movimento 5 stelle

Nel documento si sostiene la nullità – o quanto meno l’annullabilità – di Regolamento, Non Statuto e codice etico. Il Regolamento, ad esempio, che ha modificato gli articoli 5 e 8 del Non statuto, per anni emblematico “manifesto” del Movimento sarebbe stato approvato senza l’unanimità degli iscritti, Ma soprattutto in violazione dell’articolo 21 secondo comma del Codice civile, che per le modifiche degli statuti richiede una specifica discussione, e poi la delibera approvata dalla maggioranza dei presenti ad un’assemblea a cui siano presenti almeno tre quarti degli associati, mentre le modifiche del non statuto sono state votate solo dal 67% degli iscritti (alla data del 31 dicembre 2015.

Insomma, secondo i ricorrenti, un caso di finta democrazia, escogitata e messa in atto per impedire una vera partecipazione degli iscritti alle decisioni, violando lo spirito e i principi basilari del Movimento e per giunta in violazione delle leggi italiane.

Già uno dei ricorrenti, Leone, si indica nel ricorso, è l’esempio di un iscritto che non solo sarebbe stato espulso irregolarmente, ma che per questo non ha ricevuto una regolare convocazione all’assemblea sebbene all’epoca fosse ancora iscritto al Movimento. E basta anche solo il suo caso a far ipotizzare l’annullabilità del voto.

Oltre alla mancanza di un regolare dibattito preventivo, il ricorso suggerisce che anche le modalità di voto, due proposte di modifiche da votare alternativamente, non permettevano di fatto di capire quali fossero le alternative possibili e le modifiche eventualmente votate, impedendo di fatto agli iscritti di formarsi una idea precisa e di partecipare consapevolmente alla scelta.

Varie altre norme del Regolamento attribuiscono poi un potere e un rilievo ingiustificato e forse legalmente non valido al “Capo politico del Movimento“, cioè lo stesso Beppe Grillo, così come sarebbe illegale prevedere solo 24 ore di anticipo per convocare le assemblee decisionali del Movimento,

Un punto delicato delle contestazioni riguarda le sanzioni disciplinari, che addirittura sono state già comminate ad alcuni esponenti del Movimento, espulsi perché coinvolti nella questione delle firme false raccolte a Palermo per la presentazione delle candidature. Sanzioni che non avrebbero un valido fondamento legale, come succede nel caso del divieto di correnti, che è un concetto difficile da definire in termini legali, o nel caso degli eletti che vengono meno agli impegni firmati con il Movimento ma che, a termini di legge, conservano tuttavia la cosiddetta libertà di mandato.

Insomma, una serie di rilievi, alcuni già segnalati da vari articoli di stampa perfino nel mezzo delle votazioni, e che per alcuni sono solo dettagli trascurabili e sofismi legali. E che, invece, per l’avvocato che ha presentato il ricorso, sono invece sostanziali e rischiano di incrinare la solidità dell’intero Movimento. A dirimere la questione saranno i giudici chiamati ad esaminare il ricorso.