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Napoli, venti di crisi: 2 gol in 4 partite, sette punti su 12. L’Inter vince 1 a 0

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Napoli PSG Eindhoven Ancelotti
Il tecnico Carlo Ancelotti durante la partita PSG Eindhoven - Napoli (Ph. SSCN).

Soltanto due gol (non su azione) nelle ultime quattro partite; sette punti all’attivo su dodici in palio; quattro punti in meno rispetto alla scorsa stagione; gioco, determinazione e mentalità vincente scomparsi dai radar.

Sono i numeri del Napoli di Carlo Ancelotti.

Altrove si comincerebbe a parlare di crisi. Crisi di gioco e di risultati. Ma non a Napoli, città di origine pagana dove l’adorazione del Mito è uno dei suoi mali storici. E Ancelotti per i tifosi rientra nella rosa degli Dei della panchina. Ora bisognerà vedere fino a quando resisterà in questa collocazione attribuitagli dall’immaginario collettivo degli spalti.

Questo “presepio” continua non piacere

Ancelotti – in ossequio alle disposizioni del Padrone ADL – da inizio stagione ha esposto tutti i “pastori” a sua disposizione ma il “presepio” continua a non piacere. Ci sarà una ragione. Forse è la stessa ragione che aveva individuato Maurizio Sarri…

Di male in peggio, dunque, sotto il profilo del gioco e del risultato. Un primo tempo con un Napoli da sbadigli a San Siro. Un Napoli  con una linea d’attacco spenta, con un Insigne assente e con una difesa chiamata a fare gli straordinari. Basterebbero questi scarni appunti per liquidare il commento dei primi 45 minuti sulla Grande Bruttezza messa in scena sul terreno di San Siro da Ancelotti.

Di fronte a un Napoli alla sanfasò (approssimativo, arrangiato per i non napoletani ndr) l’Inter appare rediviva, giganteggia e la sua superiorità territoriale e di gioco non è premiata soltanto per la puntualità degli interventi del solito Koulibaly. Gli azzurri – come è ormai consuetudine – finiscono col ragalare il primo tempo agli avversari.

“Ritornerò in ginocchio da te…”, cantava Gianni Morandi. Di fronte ai deprimenti primi 45 minuti il pensiero corre a Sarri.

Nel secondo tempo l’inutile impreciso e disordinato arrembaggio del Napoli finisce con una beffarda stoccata di Lautaro Martinez in pieno recupero. Un colpo che fa secco il malcapitato Meret. Napoli ko, e con Insigne e Koulibaly messi alla porta dopo il gol. Peggio non poteva finire. La crisi bussa alla porta…

Un Napolicchio con prima linea evanescente

Ancora una formazione inedita, Karl Potter non si smentisce neanche di fronte all’opportunità di poter rosicchiare punti alla Lepre bianconera. Il continuo cambiare ruoli e pedine sulla scacchiera azzurra è ormai il suo brand.

A leggere i nomi non è un Napoli-champagne quello che va in campo per misurarsi con l’Inter. Piuttosto è una squadra muscolare nella quale la fantasia e l’inventiva non paiono trovare ampi spazi.  Allan terzino è una trovata che in pochi immaginavano. Il rullo compressore brasiliano in difesa la dice tutta sulla prudenza che in questa occasione orienta Ancelotti. Fuori Mertens, la creatività è messa in castigo. E’ un Napolicchio dalla manovra per niente elegante, una manovra orientata da una bussola sparagnina. E i violini dei tre Nanetti quando non suonano insieme appaiono strumenti scordati.

Ad inizio ripresa il Napoli sembra ritrovare il perduto senno. Manovra con maggiore ordine Ma la coriaceità della difesa e del centrocampo si perde nella evanescente prima linea. Di fatto il Napoli è come se giocasse senza attaccanti… E’ una squadra – questa di Ancelotti – che da tempo fatica a trovare la via del gol. Soltanto due golletti nelle ultime quattro partite, golletti peraltro figli non di manovra ma di tiri da fermo; una punizione dalla distanza e un corner.

L’espulsione di Koulibaly allo scadere è la ciliegina sulla torta di una partita sbagliata da parte del Napoli. Il senegalese paga la scelleratezza dell’applauso a Mazzoleni dopo l’ammonizione. Una scelleratezza figlia anche delle continue provocazioni nei suoi riguardi da parte degli imbecilli razzisti degli spalti.

Ancora una volta due difensori – il portiere Meret e il mastino Koulibaly – figurano tra i migliori del Napoli. Ed è quanto dire. I conti non tornano, non possono tornare a una squadra di vertice come pretende di essere questa di Ancelotti.

26/12/2018  h.22.20