Napoli, nuova frattura tra De Laurentiis e la curva, con il mercato quasi in chiusura
28 Agosto 2026Nuova frattura tra Aurelio De Laurentiis e una parte della tifoseria organizzata del Napoli. Al centro dello scontro ci sono, ancora una volta, gli spazi e il modo di vivere lo stadio. Questa volta la scintilla è arrivata dalla richiesta presentata dalla società nell’ambito dell’ultimo Gruppo Operativo Sicurezza (GOS): il club avrebbe chiesto di vietare l’ingresso e l’esposizione di bandiere e striscioni durante le partite casalinghe al Maradona.

Una proposta che ha immediatamente fatto scattare la reazione del tifo organizzato e che rischia di trasformare l’esordio casalingo del Napoli nella stagione del Centenario in una nuova occasione di contestazione nei confronti del presidente.
La Questura, secondo quanto riportato da più fonti, ha respinto la richiesta del club. Il regolamento attualmente in vigore non prevede infatti un divieto generalizzato: sono vietati i materiali non autorizzati, mentre striscioni e coreografie possono essere introdotti secondo le procedure stabilite e con il nulla osta del GOS.
Il nodo degli sponsor e il “dressing” del Maradona
Dietro la richiesta del Napoli, stando alle ricostruzioni emerse nelle ultime ore, non ci sarebbe quindi un intento direttamente legato alla censura del tifo organizzato. La motivazione sarebbe soprattutto commerciale.
Il club vorrebbe infatti liberare le balaustre e gli altri spazi oggi occupati dai vessilli dei gruppi organizzati per destinarli alla comunicazione dei nuovi sponsor. L’idea sarebbe quella di estendere anche alle partite di campionato il modello di allestimento già utilizzato nelle gare europee, con un “dressing” dello stadio maggiormente orientato alla visibilità commerciale.
È proprio questo aspetto ad aver alimentato ulteriormente il malumore della tifoseria. Per una parte del pubblico, infatti, quelle bandiere e quegli striscioni non rappresentano semplicemente materiale appeso alle balaustre, ma sono una componente storica dell’identità del Maradona e della rappresentazione visiva delle curve.
Il punto, dunque, non sarebbe soltanto stabilire dove collocare un messaggio pubblicitario. Per il tifo organizzato la questione assume un valore simbolico molto più ampio: quanto spazio deve avere il pubblico all’interno dello stadio e quanto, invece, deve essere lasciato alle esigenze commerciali della società?
La Questura dice no: resta il regolamento attuale
La proposta avanzata dal Napoli non ha trovato l’unanimità necessaria al tavolo del GOS. La conseguenza è che, in assenza di una modifica condivisa, resta in vigore il quadro regolamentare già previsto.
Il regolamento del Maradona stabilisce che gli striscioni e il materiale per le coreografie devono essere autorizzati e introdotti attraverso procedure specifiche. Anche le bandiere con i simboli e i colori del club sono ammesse, purché rispettino precise condizioni di sicurezza e non impediscano la visuale o il movimento degli spettatori.
La situazione è quindi molto diversa da un divieto assoluto. Per le gare UEFA, invece, la normativa del Napoli prevede già il divieto di esposizione degli striscioni in tutti i settori, una differenza che spiega anche il riferimento al particolare allestimento dello stadio nelle serate di Champions League.
Come sottolineato dall’avvocato Emilio Coppola, in assenza di un’intesa al tavolo tecnico non può essere semplicemente introdotta una nuova disciplina per le partite interne: il riferimento resta dunque il regolamento precedentemente adottato.
La risposta della curva: «Napoli è e resterà della gente»
La risposta della tifoseria è arrivata rapidamente e ha scelto un linguaggio inequivocabile.
Nel centro di Napoli è comparso uno striscione firmato “Spirito Libero”: «Non puoi farci niente, caro presidente, Napoli è e resterà della gente».
Una frase che va oltre la singola questione degli striscioni e che sembra riassumere il sentimento di una parte del tifo nei confronti di De Laurentiis. Il messaggio è diventato rapidamente uno dei simboli della nuova contrapposizione tra il presidente e la componente più organizzata della tifoseria.
Il tono scelto è significativo. Non viene contestata soltanto una decisione tecnica, ma viene rivendicato un principio di appartenenza: il Napoli, nella percezione dei gruppi, non può essere ridotto a una società sportiva e a un prodotto commerciale. Il riferimento alla “gente” richiama invece la dimensione popolare e identitaria del club, quella stessa che il tifo organizzato considera indissolubilmente legata alla città.
Un rapporto già deteriorato
La vicenda arriva peraltro in un momento tutt’altro che sereno nei rapporti tra De Laurentiis e le curve.
Il clima era già diventato pesante durante l’estate del Centenario. Il 31 luglio il mondo ultras aveva organizzato alla Rotonda Diaz una propria festa per i 100 anni del Napoli, con un programma autonomo rispetto alle celebrazioni ufficiali organizzate dal club. Un’iniziativa che aveva mostrato quanto fosse forte, anche sul piano simbolico, la volontà della tifoseria di rivendicare un ruolo nella celebrazione della storia azzurra.
Poi c’è stato il capitolo del ritiro di Castel di Sangro. I rappresentanti delle curve si erano recati in Abruzzo per sostenere la squadra e avevano chiesto un momento di saluto con i calciatori. Secondo la ricostruzione de la Repubblica, il presidente si sarebbe opposto all’incontro. Da lì sarebbero maturate ulteriori contestazioni nei confronti di De Laurentiis, già emerse nella prima trasferta stagionale.
Il nuovo caso rischia quindi di essere soltanto l’ultimo episodio di una frattura più profonda.
Il malumore della piazza: “Prima i tifosi, poi gli sponsor”
È questo il sentimento che sembra emergere dalla protesta. Non necessariamente una contrapposizione alla società in quanto tale, né tantomeno alla squadra, ma la sensazione che il rapporto con il pubblico venga progressivamente regolato secondo logiche sempre più commerciali.
Il tema degli sponsor diventa così il punto più sensibile. I sostenitori comprendono la necessità per un club moderno di valorizzare gli spazi pubblicitari e di aumentare i ricavi, ma una parte della tifoseria non accetta che questo possa avvenire sacrificando elementi considerati parte integrante della cultura dello stadio.
La polemica assume dunque un significato quasi filosofico: il Maradona deve essere uno spazio sempre più moderno e commercialmente organizzato oppure deve conservare una parte della sua anarchia visiva, fatta di bandiere, striscioni, colori e messaggi provenienti direttamente dalle curve?
È una domanda alla quale, per ora, Napoli sembra rispondere in maniera molto netta.
Il precedente e la sensibilità degli ultras
Quello delle limitazioni al tifo non è peraltro un argomento nuovo. Anche nei mesi scorsi gli ultras avevano manifestato il proprio dissenso nei confronti delle restrizioni alle trasferte. In occasione di Napoli-Como di Coppa Italia, ad esempio, in Curva A era comparso uno striscione con il messaggio: «Senza ultras non c’è partita: basta divieti».
Il tema dell’accesso, delle trasferte e della possibilità di esporre i propri simboli è quindi diventato progressivamente una delle questioni più sensibili nel rapporto tra tifoseria organizzata, società e istituzioni.
E oggi la questione si sposta direttamente dentro il Maradona.
Il paradosso del Centenario
La tempistica rende tutto ancora più delicato. Il Napoli sta vivendo la stagione dei suoi cento anni di storia. Il club ha celebrato ufficialmente il Centenario il 1° agosto, presentando una serie di iniziative distribuite lungo l’intera stagione.
Ma proprio nell’anno in cui sarebbe naturale cercare una grande unità tra società, squadra e città, il rapporto tra il presidente e una parte del pubblico torna a essere segnato dalla diffidenza.
Da una parte c’è De Laurentiis, intenzionato a rafforzare il profilo internazionale e commerciale del Napoli, con una maggiore valorizzazione degli spazi dello stadio e degli sponsor. Dall’altra ci sono le curve, che rivendicano il diritto di continuare a rappresentare visivamente la propria presenza all’interno del Maradona.
Due concezioni diverse dello stesso club che, almeno in questo momento, sembrano difficili da conciliare.
E domenica c’è il Como
Il calendario, infine, aggiunge ulteriore pepe alla vicenda. Domenica 30 agosto alle 18.30 il Napoli affronterà il Como al Maradona, nella prima gara interna della stagione.
Sarà quindi il primo banco di prova concreto dopo la bocciatura della richiesta del club. Gli occhi saranno puntati non soltanto sul campo e sulla squadra di Massimiliano Allegri, ma anche sulle curve.
Resta da capire se il tifo organizzato deciderà di trasformare la partita in una manifestazione di protesta contro De Laurentiis oppure se, una volta iniziata la gara, prevarrà il sostegno alla squadra. È una distinzione importante, perché una cosa è la contestazione al presidente, un’altra è il rapporto con la maglia e con i calciatori.
E proprio su questo punto potrebbe giocarsi la partita più delicata: riuscire a separare il dissenso nei confronti della società dal sostegno al Napoli.
Il fronte San Siro e un clima generale di tensione
A rendere il quadro ancora più delicato c’è anche la situazione relativa alla trasferta di San Siro del 5 settembre contro l’Inter. La Prefettura di Milano ha disposto il divieto di vendita dei biglietti ai residenti in Campania, con alcune eccezioni legate alla titolarità di fidelity card dell’Inter sottoscritte entro determinate date; il settore ospiti è stato riservato ai possessori della fidelity card del Napoli non residenti in Campania e in provincia di Genova, purché sottoscritta entro il termine previsto.
È un altro elemento che alimenta la percezione, nel mondo ultras, di una stagione destinata a essere caratterizzata da limitazioni e provvedimenti sul fronte del tifo.
Gli scenari futuri
La bocciatura della richiesta al GOS non sembra però chiudere definitivamente la partita. De Laurentiis, secondo la ricostruzione de la Repubblica, sarebbe intenzionato a proseguire il confronto istituzionale e a coinvolgere anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il rischio è quindi che la questione torni sul tavolo nelle prossime settimane, magari sotto una forma diversa: non necessariamente un divieto totale, ma una nuova regolamentazione degli spazi, delle dimensioni o delle modalità di esposizione del materiale del tifo.
Nel frattempo, però, la posizione della curva è stata resa chiarissima. Lo striscione di “Spirito Libero” è un avvertimento politico-sportivo, prima ancora che una protesta contingente: il Napoli, nella visione del tifo organizzato, appartiene alla città e alla sua gente prima che alle logiche commerciali.
E così, alla vigilia della prima partita al Maradona della stagione del Centenario, il messaggio è già arrivato. Il pallone dovrà rotolare, ma sugli spalti è già cominciata un’altra partita: quella tra il progetto di un Napoli sempre più moderno e internazionale e una tifoseria che non sembra disposta a rinunciare ai propri simboli e al proprio spazio.
Per De Laurentiis, dunque, la sfida non è soltanto costruire una squadra capace di competere in Italia e in Europa. È anche riuscire a ricucire, almeno in parte, il rapporto con quella componente della tifoseria che considera il Maradona non semplicemente uno stadio, ma uno dei luoghi attraverso cui Napoli continua a raccontare se stessa.
Mercato:
Intanto sul fronte delle cessioni, una delle ultime novità riguarda Walid Cheddira. Nelle ultime ore è stato ufficializzato il suo passaggio all’Avellino, in un’operazione che rientra nella strategia del Napoli di alleggerire la rosa e trovare sistemazione ai giocatori non centrali nel progetto tecnico.
È una delle tante uscite che il direttore sportivo Manna sta cercando di completare prima della chiusura del mercato.
Noa Lang: situazione da seguire
Uno dei dossier più interessanti riguarda Noa Lang.
L’olandese è rientrato dal prestito al Galatasaray e, nonostante sia stato inizialmente inserito nel gruppo di Allegri, il Napoli sta valutando una nuova soluzione per il suo futuro.
Nelle ultime ore sono tornate a circolare indiscrezioni su un possibile ritorno di fiamma del Galatasaray. Al momento, però, bisogna distinguere attentamente tra trattativa e operazione conclusa: Lang è ancora un giocatore del Napoli e non c’è, allo stato attuale, un nuovo trasferimento ufficializzato dal clubIl suo eventuale addio potrebbe essere importante anche per la possibilità del Napoli di intervenire ulteriormente in entrata negli ultimi giorni.


