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Ndrangheta, colpo al clan di San Luca: arrestato il super boss Pelle

Nella notte un blitz della polizia in un casolare della Locride: finisce così la latitanza del super boss della Ndrangheta di San Luca e capo strategico della “provincia calabrese” Giuseppe Pelle.

Ndrangheta, arrestato il super latitante Giuseppe Pelle

Era uno dei più potenti capi della Ndrangheta calabrese, ritenuto il capo strategico della “provincia calabrese”. Talmente potente che sono decine i politici di ogni livello che si sono rivolti a lui per aiuto, anche elettorale. Questa notte, la latitanza vecchio stile di Giuseppe Pelle è finita con il blitz della polizia coordinata dalla Direzione nazionale antimafia di Reggio Calabria in un casolare di campagna.

Il boss è stato scovato nel cuore dell’Aspromonte, a pochi chilometri da casa sua, in un rifugio posto in una delle contrade più impervie dell’entroterra di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, talmente impervie da essere addirittura priva di strade percorribili ed isolata dal greto accidentato di una fiumara che ne rende difficoltoso l’accesso.

Classe 1960, ricercato dal 2016, Pelle era una sorta di “capo dei capi” della Ndrangheta calabrese. Lo conferma la lunga teoria di personaggi di ogni ordine e grado che sono stati intercettati proprio mentre si sono rivolti a lui per ogni genere di consiglio. Il boss era ricercato per associazione mafiosa ed estorsione che appartiene alla potente famiglia dei Gambazza di San Luca, di cui il padre Antonio ‘Ntoni Pelle Ga,bazza è stato capo indiscusso fino alla morte avvenuta nel 2009, era ricercato per associazione mafiosa ed estorsione e deve scontare una pena residua di due anni e 5 mesi.

Giuseppe Pelle ha anche sposato Marianna Barbaro, la figlia di Francesco, detto u castanu, a ergastolano e a sua volta capo di un’altra potente famiglia di Ndrangheta, i Barbaro di Plati sempre in provincia di Reggio Calabria.

Nel mese di luglio 2017, mentre era latitante, è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, nell’ambito dell’inchiesta “Mandamento Ionico” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, per tentata estorsione e illecita concorrenza, aggravate dal metodo mafioso. Pelle, infatti, avrebbe tentato di accaparrarsi i proventi derivanti dall’esecuzione di lavori pubblici in alcuni comuni della Locride tra i quali Siderno, Palizzi, Condofuri e Natile di Careri (Reggio Calabria).

Un’inchiesta monumentale, che si è conclusa con 115 arresti e oltre 200 indagati e che ha permesso anche di ricostruire e definire i contorni dell’attività operativa di tutti i principali clan di ‘ndrangheta della zona jonica reggina.

 

Pelle arrestato con un blitz nel cuore della notte

Gli agenti della polizia e dello Sco erano da due anni sulle tracce del boss. Una volta individuato il suo rifugio, un vero e proprio bunker naturale in una remota località dell’Aspromonte, è scattato il blitz, con 50 agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria che hanno raggiunto a bordo di mezzi fuoristrada la casa rifugio di pelle, mentre un gran numero di altri poliziotti hanno cinturato l’intera zona per prevenire eventuali tentativi di fuga.

Il boss è stato trovato a dormire su un divano all’interno della casa, completamente vestito, come se dovesse essere pronto a muoversi in qualsiasi evenienza. Insieme a lui anche alcuni altri uomini, probabilmente la sua scorta. Ma nessuno è riuscito a fuggire, nemmeno il boss, sopreso probabilmente dalla rapidità dell’azione della polizia e che si è arreso senza alcuna resistenza. “Mi arrendo, non sono armato”, ha detto ai poliziotti che lo hanno circondato nel sonno.

Un risultato importante – sottolinea il Questore Raffaele Grassi – “nella guerra di liberazione dalla ‘ndrangheta che magistratura e forze dell’ordine portano avanti in questi anni. Pelle è il tredicesimo latitante individuato dalla polizia negli ultimi tre anni. E questa è una guerra di liberazione del territorio”.

Tra l’altro, Pelle è considerato uno dei massimi capi della Ndrangheta, non formalmente un capo dei capi ma un personaggio molto influente in tutta la regoine, e faceva parte del vertice della “provincia”, una sorta di coordinamento di tutti i clan di Ndrangheta operativi a Reggio Calabria.

Per i magistrati, il boss è stato anche per anni l’abile regista di importanti carriere politiche.

Giuseppe Pelle è un capo, non è e non sarà mai solo altissima manovalanza di ‘Ndrangheta – ha spiegato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, responsabile delle inchieste della Direzione distrettuale Antimafia nella zona jonica e coordinatore delle indagini che hanno portato alla cattura di Pelle – Non è certo l’unico che decide le sorti dell’organizzazione criminale nel mondo, ma è tra i pochi ad avere un ruolo di elevatissimo spessore, come risulta dalle sentenze che lo riguardano. Nel processo evolutivo del sistema criminale è un’interfaccia importante tra le varie componenti. Uno che opera nella terra di mezzo, quella che consente a chi sta sopra di interagire con chi sta sotto”.

E che fosse molto attivo anche ad ogni livello politico è confermato da alcune intercettazioni, raccolte nella sua casa di Bovalino, dove in tanti, politici candidati di ogni spessore ed appartenenza politica si sono recati a chiedere appoggi e voti.

Addirittura, una telecamera miracolosamente sfuggita ai periodici controlli ordinati dal boss, ha immortalato le visite di aspiranti consiglieri regionali come Santi Zappalà, dell’ex senatore Antonio Caridi, sorpreso a casa Pelle poco prima delle elezioni regionali che lo hanno catapultato prima in Consiglio e poi nella Giunta guidata all’epoca da Giuseppe Scopelliti. E che lui fosse il candidato di casa Pelle lo ha involontariamente confermato il fratello del boss, Sebastiano, che poco dopo le elezioni – intercettato – esclama “Il candidato di mio fratello qua, ha preso undicimila voti! Vedete qua compare. Ha lavorato qua”.

In questo video diffuso dalla Polizia di Stato, le fasi del blitz che ha portato alla sua cattura: